Liberazione di Ancona, Signorini: 'La memoria storica di una città va sempre salvaguardata'

Roberto Signorini 17/07/2012 - Alle ore 14 del 18 luglio 1944 quando i “Lancieri di Carpazia” del II° Corpo d’Armata polacco al comando del generale Wladyslaw Anders scesero da Porta Santo Stefano per via Montebello arrivando a piazza Cavour accolti dalla popolazione esausta ma festante, la città era finalmente libera.

Grazie anche al determinante contributo del Corpo italiano di Liberazione e dei Gruppi d’azione partigiana la città poteva davvero scrollarsi di dosso in maniera definitiva il pesante giogo nazifascista e pensare al proprio futuro all’insegna di quegli ideali di libertà e di democrazia che hanno animato la lotta di Liberazione e per quali tantissimi giovani hanno combattuto sino all’estremo sacrificio. Un doveroso ricordo va in proposito alla memoria di Gino TOMMASI E di Achille BARILATTI, medaglie d’oro della Resistenza che da eroi caddero per il nuovo risorgimento della patria libera, indipendente e democratica.

Quel 18 luglio resta scritto a carattere cubitali nella storia della nostra città, così come restano indelebili i lutti, le distruzioni e le sofferenze che la città ha subito durante i bombardamenti alleati proprio per la sua posizione strategica. Del resto occorre considerare che lo stesso generale Anders nelle sue memorie teneva a sottolineare che continuare a rifornire le forze alleate dalle basi meridionali di Taranto, Bari e Napoli, dal momento che le truppe erano avanzate più a nord , richiedeva un eccessivo sforzo da parte dei trasporti meccanizzati. C’era pertanto l’esigenza di poter contare su qualche porto del nord: Ancona sull’Adriatico e Livorno sul Tirreno.

Insomma, l’azione contro Ancona divenne una delle fasi indispensabili delle operazioni della VIII Armata che stava avanzando verso il nord. E la liberazione di Ancona fu la vittoriosa conclusione di una rapida e brillante campagna militare. In tal senso gli ordini impartiti al generale Anders erano precisi: “ il II° Corpo polacco inseguirà il nemico con la massima velocità possibile e conquisterà il porto di Ancona. Prendete lo scalo dorico- si leggeva nel dispaccio inviato al generale polacco- e fate sì che resti aperto al traffico, essendo diventato indispensabile dal punto di vista logistico”. Bisogna in proposito considerare che Roma era stata liberata il 5 giugno e che il 6 giugno gli alleati erano sbarcati in Normandia. C’era pertanto bisogno di accentuare la pressione sul fronte italiano per impegnare il maggior numero di forze tedesche. Fu così che le truppe polacche impegnate appena un mese prima a Cassino e la divisione paracadutisti “Nembo” inquadrata nel Corpo italiano di Liberazione assieme ad altre forze come il battaglione della Marina “Grado” ed il XXIX Battaglione bersaglieri comandato dal generale Umberto Utili vennero chiamate ad operare sul fronte Adriatico.

Voglio altresì ricordare che l’azione delle truppe alleate e del CIL fu favorita ed appoggiata dal prezioso ed indispensabile lavoro preparatorio sviluppato dal Comitato di Liberazione nazionale per le Marche e dall’azione armata dei partigiani. Fra Ancona. Macerata e Ascoli Piceno erano circa tremila i combattenti per la libertà che appunto componevano i gruppi partigiani. Soltanto nella nostra provincia ne morirono poco meno di trecento.

La battaglia per la liberazione di Ancona fu una battaglia strategica. Ai primi di luglio vennero via via conquistate Loreto, Castelfidardo ed Osimo. All’alba del 17 luglio con la perdita di Offagna e Polverigi, i tedeschi si resero conto che stavano per essere accerchiati e quindi nella notte fra il 17 ed il 18 luglio lasciarono il capoluogo marchigiano. Il resto sta nella lapide ricordo posta dall’Amministrazione comunale nel luglio del ‘74 a Porta Santo Stefano, ovvero nel luogo dove passarono le vittoriose truppe del Secondo Corpo d’Armata polacco.

Ecco, fin qui la storia. Fin qui le date, gli eventi di un periodo tanto drammatico quanto fulgido. I polacchi erano sì entrati ad Ancona e l’avevano liberata ma la città era letteralmente in ginocchio. I due terzi delle abitazioni erano distrutti, fra la popolazione civile c’erano state 1182 vittime, mancavano l’acqua, il pane e la città vecchia era ridotta ad un cumulo di macerie. Insomma si viveva nella precarietà più assoluta ma si stava comunque per aprire un’altra esaltante pagina: quella della ricostruzione.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-07-2012 alle 13:41 sul giornale del 18 luglio 2012 - 443 letture

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