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comunicato stampa

Football: Dolphins, intervista a Simone Ragnetti

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simone ragnetti

Inizia la settimana che porterà alla prima partita della stagione 2012 del campionato under 21.

Domenica infatti arriveranno al Giuliani di Torrette i Guelfi Firenze. Prima che i ragazzi sotto la guida tecnica del coaching staff capeggiato da coach Paolucci si allenino nonostante la pioggia e il temporale, conosciamo meglio un altro giocatore che ha già iniziato a muovere i primi passi ormai da qualche anno sul campo da football.

Nome: Simone

Cognome: Ragnetti

Nato il: 13/05/1993

Ruolo: WR & DB nella giovanile, solo DB in prima squadra

Cosa fai nella vita? “Mi sono diplomato l'anno scorso e proprio in questi giorni ho iniziato il primo anno all'università di Ingegneria qui in Ancona, nel corso di informatica e automazione”

Che tipo di ragazzo sei? “Sono una persona molto calma, che ama fare le cose con precisione, senza abusare troppo della forza bruta, che in realtà un po' mi manca. Mi piace prima pensare e poi agire”

Quando è nata la tua passione per il football? “È iniziato tutto 4 anni fa, giocavo a basket, ma per dei problemi ad un ginocchio fui costretto a smettere, poi grazie ad un mio amico fisioterapista mi son rimesso in carreggiata dal punto di vista fisico. Quasi per caso ho iniziato a vedere alcuni video della NFL e me ne sono innamorato subito.”

E poi sei entrato in contatto con il “mondo Dolphins “Esatto, ho pensato che fosse divertente non solo da vedere su un pc, ma anche da praticare, sono venuto a conoscenza che Ancona aveva una sua squadra, anche grazie a degli amici di famiglia, come Claudio Bugatti e Marco Olivieri (due ex giocatori Dolphins, ndr) e ho voluto provare. Questo ormai è il mio terzo anno con questa maglia e questo casco.”

Raccontaci le tue prime sensazioni in un campo da football. “Il mio primo approccio con la squadra “dei grandi” è stato un po' traumatico, come penso lo sia stato per tutti noi che abbiamo iniziato da molto giovani e siamo stati subito inseriti con la prima squadra. Giocare a quei livelli a quell'età non credo sia da tutti, vedere americani pieni di muscoli e che sfiorano i 2 metri o gli uomini di linea mastodontici un po' intimorisce, però poi li ho trovati come una famiglia che è sempre pronta ad aiutarti nel momento del bisogno ed a spiegarti dove avevi sbagliato nello schema precedente o a farti i complimenti se hai fatto la giocata giusta, perché a volte accade anche quello!!”

Cosa ti appassiona di questo sport? Cosa te lo rende diverso dagli altri? “Adoro il fatto che ognuno può contare sul supporto degli altri in ogni momento per poter giocare al meglio e che deve fidarsi ciecamente dei compagni per riuscire nell'azione. Quando si dice che si è una famiglia non è un luogo comune ed il bello di questo sport è che lo devi essere anche in campo.”

Cosa è per te il football? “Per me il football conta molto in quanto occupa anche gran parte della mia settimana (e non me ne lamento affatto), e lo capisci che conta molto quando la notte pensi magari agli sbagli fatti ad allenamento ed a come poter fare per rimediarli nel prossimo. È un'ottima palestra per la vita, ti porta sempre a migliorare ed a curare ogni dettaglio.”

Obiettivi futuri? “Sinceramente spero di arrivare in questa stagione almeno fino al Super Bowl U21, non ne ho mai giocato uno e vedere tutta quella gente che arriva da mezza Italia anche solo per goderselo dalle tribune mi affascina. Dovrebbe essere una grande emozione anche solo calpestare il campo con la folla che urla sugli spalti. Già nelle stagioni appena passate sia per il campionato giovanile che per la IFL abbiamo raggiunto i playoff, ora vorrei iniziare a fare strada anche in essi.”

Ad inizio intervista, parlando di te ti sei definito una persona più cerebrale che aggressiva, questo non cozza un po' con il dover giocare a football? “In realtà non molto. Contrariamente a quanto si possa pensare, giocare a football non è sinonimo di “tirar botte”. Ovviamente lo scontro fisico è sempre presente, ma alla base di tutto c'è uno schema, c'è una lettura di quello che avviene in campo: se non capisci quello che devi fare puoi essere grosso quanto vuoi, ma arriverai sempre dopo.”

In campo appunto tu sei sia un DB che un ricevitore, parlaci un po' dei due ruoli? “Ecco, quando parlo del “capire” mi riferisco proprio al mio ruolo difensivo, lo adoro principalmente perché sei un po' il registra della difesa: hai davanti a te tutti i tuoi compagni e tutti i tuoi avversari, sei l'unico che ha la visione completa del campo e sta a te cercare di avvertire gli altri nell'arco di pochissimi secondi. Questo prima dello snap, poi durante l'azione può succedere di tutto, puoi passare dalle stelle, magari intercettando il pallone riconsegnando il possesso al tuo attacco, alle stalle, quando l'intercetto sfuma per pochissimi centimetri e non ti resta che guardare il tuo avversario involarsi verso l'area di meta. È un ruolo che ti riempe di adrenalina, che ti fa battere il cuore a mille.

In attacco sostanzialmente ti ritrovi dall'altra parte della barricata. “Esatto! Se in difesa non mi devo far fregare dall'attaccante, in attacco, da ricevitore, devo trovare il modo di sorprendere il defensive back. Per giocare in attacco bisogna avere la mente calma e lucida per capire meglio i punti deboli del tuo avversario diretto. Bisogna essere estremamente precisi nei movimenti, perché una traccia corsa male anche solo di mezzo metro può dapprima portare all'intercetto e poi far perdere fiducia al tuo QB. Allo stesso tempo però giocando WR bisogna anche saper improvvisare quando chi ti lancia la palla è in difficoltà. C'è come un filo immaginario che ti unisce al tuo quarterback, questo è affascinante.”

La tua carriera è iniziata da poco, ma sicuramente avrai già dei momenti, delle diapositive, nel tuo album di giocatore di football con i Dolphins. La più bella? “Credo sia un'azione dello scorso campionato in prima squadra: giocavamo in casa contro i Seamen Milano, in un momento non facile della nostra stagione, sono riuscito a placcare un runningback americano (Alex Di Michele, ndr) alto il doppio e largo il triplo di me facendogli perdere il pallone e recuperandolo io stesso. Appena sotto come best moment ci metto la mia prima partita dove, dopo solo 3 allenamenti di cui solo 1 in armatura, venni messo titolare nel kick off per carenza di personale, feci il mio primo placcaggio senza rendermene quasi conto, e quando mi alzai avevo tutta la squadra che esultava e che era anche per lo più incredula. Un bel debutto.”

E il ricordo meno piacevole? “La mia prima ricezione da WR titolare, con l'under 21. Può sembrare un contro senso, però vi farei sentire la botta che ho preso dal DB degli Hogs Reggio Emilia e magari poi anche voi la pensereste come me. Scherzi a parte non ho momenti brutti al momento, i colpi si prendono (e si danno) fanno parte di questo sport.”

Siamo arrivati in conclusione, ma prima di salutarci diamo uno sguardo a quello che dovrebbe essere il mondo dei sogni per chi gioca a football: gli USA e la NFL. La segui? Chi tifi? E Perché? “Sì sì, la seguo e tifo Vikings....e li tifo perché ovviamente hanno il runningback più forte della lega: Adrian “All Day” Peterson!! Quando ad inizio chiacchierata ho raccontato di quando mi sono appassionato al football guardando dei video, mi riferivo proprio a lui: è grazie ad un suo video che ho visto la mia prima partita di football. È vedendo come correva e con quanto sacrificio si allenava ma anche vedendo il lavoro dei suoi compagni come lo coprivano per evitare che venisse placcato che mi sono innamorato di quella squadra e del football, prendendolo come esempio e ripromettendomi di fare meglio di partita in partita.”

A proposito di partita, Domenica si inizia ed è giunta l'ora dell'allenamento per te, grazie Simone. “È stato un piacere!”



simone ragnetti

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-10-2012 alle 17:24 sul giornale del 03 ottobre 2012 - 856 letture