La Lista Gulliver a Monti: 'Il nostro augurio, chi guiderà il paese pensi a Istruzione e Lavoro'

gulliver occupa a14 6' di lettura Ancona 19/12/2012 - Nei giorni scorsi il Presidente Monti ha rivolto ai giovani un augurio per il nuovo anno. Nelle sue parole si legge un invito ai giovani a riprendere in mano il proprio futuro e a divenire il motore che farà ripartire il Paese. Purtroppo questo auspicio non ha mai trovato corrispondenza nei provvedimenti che questo Governo e gli altri prima di questo hanno preso. Gli studenti che ora stanno frequentando le Scuole e le Università Pubbliche hanno vissuto in un Paese che le ha sempre considerate un valore secondario, ritenendole unicamente una voce di spesa da tagliare e non una risorsa fondamentale.

Abbiamo iniziato la carriera accademica con la Legge 133, che non faceva altro che prevedere una serie di tagli lineari e indiscriminati all’Istruzione e quindi al nostro futuro. Abbiamo manifestato tutto il nostro dissenso verso questa manovra, ripetendo che non si poteva arginare la crisi tagliando l’unico settore che avrebbe formato le menti, la ricerca e il Paese di domani. Appena due anni dopo un altro attacco ancora più forte: la Riforma Gelmini. Con quel provvedimento si è andati a concretizzare una visione: lo smantellamento e la privatizzazione dell’Università Pubblica. Ora, a causa di quella Riforma, troviamo all’interno dei Consigli di Amministrazione delle Università privati che cercano di indirizzare didattica e ricerca in ottiche industriali impoverendo notevolmente il panorama scientifico e accademico. Poi è arrivato il Governo tecnico, composto da Professori e Rettori provenienti, come se non bastasse, anche da note Università Private. Presidente e Ministri, in particolare il Ministro dell’Istruzione Profumo, hanno cercato di nascondere dietro la falsa motivazione del merito provvedimenti atti a scaricare sulle spalle degli studenti gli oneri finanziari per il mantenimento della struttura Pubblica. Per noi studenti sentir parlare di merito in questo modo è semplicemente offensivo. Siamo stati definiti fannulloni, bamboccioni, sfigati e alla fine choosy senza che nessuno analizzasse realmente la nostra condizione. Il nostro Governo ci parla di prestiti d’onore, quando non si riesce neanche a garantire la Borsa di Studio a chi ne avrebbe diritto. Per questo molti di noi sono costretti a lavorare per mantenersi agli studi, o devono addirittura abbandonarli perché non possono permetterseli. Se non vogliamo reputare assurdo che ci siano ancora persone che non possono permettersi di studiare, dobbiamo almeno convenire che sia incostituzionale.

E in questo quadro preoccupante, l’unica risposta che riceviamo dallo Stato è una penalizzazione degli studenti fuoricorso in nome di un merito che, se prima non si pongono tutti gli studenti nelle stesse condizioni di studiare, per noi non ha significato. Non da ultimo questo Governo ha minacciato di abolire il Valore Legale del Titolo di Studi, che finirebbe l’opera di smantellamento del sistema pubblico di formazione universitaria. Se tutte le Università sono statali, come si può pensare che i titoli che rilasciano possano avere valore differente? Lo Stato dovrebbe andare a colmare eventuali differenze, non accentuarle. Non bastano le incertezze che si incontrano durante il proprio percorso di studio: riforme della didattica ogni due anni, chiusura di corsi di laurea, tagli alle borse di studio; in uscita dalla carriera accademica i giovani laureati non incontrano altro sulla loro strada che lavoro precario spacciato come flessibile, che oltre a non valorizzare il percorso di studi, umilia la persona e ostacola qualsiasi progettualità. Le risposte che abbiamo ricevuto dal Governo sono state la riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, con le quali hanno provato a farci credere di voler riscattare la condizione dei giovani rischiando di instaurare un conflitto generazionale che non ha senso di esistere; e non sono altro, invece, che una trasformazione degli ammortizzatori sociali che ora oltre a non tutelare i lavoratori precari non salvaguarda nemmeno i lavoratori a tempo determinato e indeterminato. Quindi noi giovani non potevamo far altro che lottare al fianco dei lavoratori, perché quello è il nostro futuro e dobbiamo difenderlo. Non riusciamo a comprendere come togliere diritti ai lavoratori possa tutelare le categorie di chi si avvicina al mondo lavoro. A nostro avviso l’indirizzo dovrebbe essere totalmente opposto: garantire un lavoro stabile alle nuove generazioni avendo cura di chi è già inserito in questo mondo, così da garantire la solidità del sistema di previdenza sociale. Chiediamo semplicemente che i diritti siano tutelati, non tolti. Il nostro augurio è che chi guiderà l’Italia nei prossimi anni inverta completamente la tendenza e ristabilisca quali sono le priorità del nostro Paese, che per noi sono molto chiare: Istruzione e Lavoro.

Crediamo che mai come in questo momento si debba ripartire dalla formazione per ridare un futuro ai giovani, che sono la speranza da cui poterci risollevare. Vogliamo che si rafforzi il mondo dell’istruzione parlando non più di prestiti d’onore, ma di Borse di Studio; non più solo di merito, ma anche di uguaglianza; non più di abolizione del valore legale del titolo di studi, ma di migliorare la qualità della didattica in tutte le nostre Università. Noi giovani rappresentiamo un investimento per tutto il Paese e quindi ci aspettiamo una riforma del sistema di tassazione che smetta di far gravare le spese per l’Istruzione in modo così marcato sulle spalle degli studenti. Non ci si può chiedere di assumerci l’intero carico della nostra formazione. Ovviamente prerequisito per l’applicazione di tale modello dovrà essere un’inversione di rotta rispetto ai tagli lineari all’FFO che stanno tuttora dilaniando il sistema. E’ tempo che questo Paese assuma una linea politica chiara e abbia il coraggio di investire concretamente nei giovani e nella loro istruzione, rendendo realmente Pubblica l’Università. Questo dovrebbe essere il vero augurio che un capo di Governo indirizza ai giovani: un augurio fatto di proposte concrete e non di parole vuote. L’unico augurio che accettiamo è una presa di posizione condivisa con noi studenti sui temi della Scuola e dell’Università. Per ripartire dai giovani e darci speranza nel futuro, dobbiamo tutelare l’Istruzione e il Lavoro con progetti lungimiranti che mirino a ricostruire il Paese. Dunque il nuovo Governo non si limiti a indirizzarci auguri privi di significato, ma passi ad azioni concrete.


da Lista Gulliver Sinistra Universitaria - UdU Ancona




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-12-2012 alle 23:41 sul giornale del 20 dicembre 2012 - 485 letture

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