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comunicato stampa

On. Duca: polemica porto, 'Non ridurre le questioni in termini domestici'

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Eugenio Duca

"La memoria deve aver tratto in inganno l'ex Assessore Benadduci sulla ricostruzione della vicenda Traiano. La Società non è mai nata per le precise responsabilità del Sindaco di Ancona Sturani e del suo partito (Benadduci e D'Alessio compresi)." Afferma così l'On. Eugenio Duca.

Non per problemi di finanziaria o di Statuto della Società. Solo per la solita grettezza e meschinità di chi pretende di comandare in casa d'altri per ridurre le questioni in termini "domestici", anzichè affrontare con respiro nazionale e internazionale un disegno di alto valore e di lungo respiro quale merita lo straordinario giacimento culturale, monumentale e paesaggistico di Ancona: dalla Lanterna alla Mole, recuperando le idee vanvitelliane su Ancona. Il progetto Traiano non era un bambino prematuro, era cresciuto nel corso di un dibattito più che decennale, con il contributo di eminenti personalità, di convegni come quello realizzato dall'INU proprio in Ancona agli inizi del 2000, arricchito dalle esperienze già fatte o in corso in altre città portuali italiane e europee.

La proposta Traiano ha avuto la partecipazione della Camera di Commercio, mentre il Comune, la Provincia e la Regione (tutti PD) hanno fatto scena muta con la "nobile" motivazione che l'A.P. non poteva avere la maggioranza delle quote societarie. Quindi un procurato aborto praticato dal PD! Anzichè collaborare, costruire insieme si sono chiusi a riccio per meschini interessi localistici e miopi e hanno ucciso il bambino. E pensare che le frasi pronunciate dal Presidente dell'Ordine Roccheggiani erano contenute proprio nel progetto. Tra l'altro lo Statuto della Traiano è stato copiato da una società consorella, "Nausicaa", costituita a Napoli. In pochi anni ha esaurito il proprio mandato ed è stata sciolta.

Ma ha lasciato a Napoli, alla Campania e all'Italia progetti di grande valore, alla cui esposizione ha partecipato persino il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha rilasciato commenti entusiasti per il lavoro svolto dalla Società. In Ancona invece il Comune vorrebbe decidere gli accosti delle navi e le concessioni delle banchine operative mentre non si occupa, con la Regione, del fatto che da marzo non ci sono il Presidente e il Comitato Portuale dell'A.P., commissariati da mesi. Nomina che necessita dell'intesa tra il MIT e la Regione. Governo nazionale e Governo regionale a guida PD. Sta a vedere che la responsabilità ricade sui portuali e sui gruisti di Ancona o sulle barre di alluminio (ferraglia).

Come i bambini viziati Perilli e D'Alessio non accettano di essere stati colti in fallo e rilanciano con altre figuracce, aggravando ancor più la loro posizione. Ora Perilli arriva a sostenere che "Va sfatato il mito secondo cui il Comune non ha voce in capitolo nelle scelte del porto; il porto è una parte di città e va governata insieme." Invece in base alla legge italiana il governo del porto è affidato, nei porti sede di A. P., all'Autorità Portuale, sotto la vigilanza del MIT e, su atti specifici, del MEF.

Il Comune non si deve impicciare nei fatti di gestione dell'Ente. Non è un mito è la legge italiana che ognuno deve osservare e far osservare: anche in Ancona! Quanto ai ritardi sul water - front Perilli e D'Alessio sanno bene che la responsabilità dei ritardi è proprio del Comune di Ancona che ha impedito la costituzione di una società, proposta dall'Autorità Portuale, oltre sette anni fa, proprio allo scopo di progettare nuovi usi per la parte di porto a ridosso della città. Proposta accolta dalla Camera di Commercio ma non dai Sindaci Sturani prima e Gramillano poi. Vedremo ora se non c'è due senza tre o se, finalmente, il Comune avrà un atteggiamento collaborativo e costruttivo, diverso da quello sguaiato e provocatorio del duo Perilli - D'Alessio. E' proprio il PD e il Comune che devono essere pungolati a fare, anzichè a sabotare come fatto fino ad ora. Quanto all'affermazione che "il PD è abituato a pensare alla città con lungimiranza e pianificando il governo del territorio", si tratta dell'ennesima "Perillata". Basta vedere la pratica dell'incauto acquisto dei fabbricati ex Angelini: sono trascorsi sette e cinque anni e non c'è ancora nulla di pensato, di pianificato, di progettato, mentre sono scaduti i tempi concessi per la bonifica dall'amianto che continua a disperdersi sulla città (e sui cittadini) ad ogni folata di vento. (Di tale pericolo spero che qualcuno abbia avvertito il nuovo Sindaco). Inoltre la delocalizzazione della Bunge è stata favorita proprio dall'atteggiamento ostile del Comune e del PD.

La medesima ostilità gridata oggi contro "la ferraglia" (bramme di alluminio da 30.000 euro cadauna), pur di impedire l'arrivo di navi, di lavoro e di reddito. Quanto all'accusa di ricerca di "lucro" imputata all'Autorità Portuale, Perilli e D'Alessio dovrebbero sapere che il base alla legge 84/94 (art.13, comma 1): "Le entrate delle Autorità Portuali sono costituite: a) dai canoni di concessione delle aree demaniali e banchine comprese nell'ambito portuale...". Certo per chi è abituato a gestire il patrimonio pubblico come la vicenda "LASCENSORE" (e non solo) insegna, si tratta di un mito irraggiungibile e da contrastare, anzichè imitare. Comunque suggerisco a coloro che pensano che l'uso degli ambiti portuali sia "cosa propria", di approfondire il tema. Quelle aree e quelle banchine hanno un costo ed un valore economico, in quanto beni demaniali dello Stato, non di Perilli e D'Alessio.



Eugenio Duca

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-08-2013 alle 11:07 sul giornale del 13 agosto 2013 - 1112 letture