Agugliano: papà 33enne sgozzato in casa, fermata la moglie. La svolta grazie alle intercettazioni

3' di lettura 15/03/2014 - Papà 33enne sgozzato in casa ad Agugliano. Fermata nella notte la moglie Maria. Svolta nelle indagini del presunto suicidio grazie alle intercettazioni. Probabile tragedia figlia della disperazione: entrambi erano disoccupati con il pensiero di mantenere due bambine.

Arriva una svolta nelle indagini di Procura e Carabinieri del presunto suicidio di Agugliano del 33enne romeno Dimitru Bordea: fermata nella notte di venerdì la moglie 26enne, Maria Bordea Andrada che ora si trova nel carcere di Villa Fastiggi a Pesaro. Un quadro familiare molto difficile quello della coppia e un probabile epilogo frutto della disperazione: entrambi operai disoccupati, lui da più di tre anni e lei aveva perso il lavoro di recente. Entrambi genitori nella difficoltà di mantenere due bambine piccole di 3 e 5 anni che ora sono state affidate ai familiari. L'uomo, inoltre, era spesso ubriaco e di recente, a comprovarlo, vi era stato anche il ritiro di patente per guida in stato di ebrezza.

Il 2 marzo scorso, nella notte a cavallo tra sabato e domenica, la tragedia, probabile frutto della disperazione, era stato ritrovato seminudo in cucina in un lago di sangue, addosso solo i pantaloni della tuta e un coltello conficcato in gola dalla parte sinistra con la mano che cingeva, sebbene non stringesse, il coltello che l'ha strappato alla vita: una lama da 31 cm. Nessun segno apparente di colluttazione, forse perchè l'uomo conosceva chi aveva davanti (stando alla moglie, interrogata, sarebbe stato ubriaco quella sera). Nè le mani, nè gli avambracci portavano segni di una eventuale difesa dall'aggressore. Sera in cui lei e le sue due bambine erano a trovare un'amica della donna e solo poi all'una meno venti della notte, quando avrebbero fatto rientro in casa la tragica scoperta. Ad insospettire gli inquirenti alcuni elementi nonostante tutto portasse al suicidio: delle ferite oltre che alla gola, quella fatale, anche alla guancia e non solo. Ferite che, da esami del medico legale, non avrebbero potuto essere state autoinferte.

Ma a scapito della donna ora ci sono le intercettazioni (una confessione extragiudiziale), grazie alle indagini più accurate da parte degli investigatori, anche se i Carabinieri non rivelano le parole che la donna ha pronunciato durante lo sfogo ad una persona vicina. Comunque frasi reiterate - ci dice il Colonnello Ricciardi, Comandante del Reparto Operativo di Ancona - che lascerebbero poco spazio alle interpretazioni.

Scatta dunque il fermo della 26enne, nonchè mamma di famiglia Maria Andrada Bordea. L'accusa per lei è 'omicidio volontario'. Ora la donna, che si è avvalsa della facoltà di non rispondere, è in attesa dell’udienza di convalida. Al vaglio anche la situazione familiare su possibili maltrattamenti domestici. Presenti alla conferenza oltre Colonello Luciano Ricciardi anche il Comandante provinciale Concezio Amoroso e il procuratore Dott.ssa Melotti.








Questo è un articolo pubblicato il 15-03-2014 alle 13:31 sul giornale del 16 marzo 2014 - 4682 letture

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