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comunicato stampa

Primi firmatari dell'appello per provvedimento urgente del Governo 'sblocca appalti'

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onorevole lodolini

Come noto il comma 4 dell'articolo 9 del D.L. 66, convertito nella Legge 89/2014, ha introdotto a partire dallo scorso 1° luglio il divieto per i Comuni non capoluogo di provincia di acquisire lavori, servizi e forniture in assenza di una centrale unica di committenza, pena la sanzione del non rilascio del Cig. Le Stazioni Appaltanti, definite soggetti aggregatori, potranno essere al massimo 35 su tutto il territorio nazionale invece delle circa 32 mila al momento esistenti.

L’elenco dei soggetti aggregatori sarà istituito nell’ambito dell’Anagrafe unica delle Stazioni Appaltanti. Entreranno di diritto tra i soggetti aggregatori il Consip (la centrale acquisti delle Pubbliche Amministrazioni) e una centrale di committenza per ogni regione, che l’Amministrazione deve individuare entro il 31 dicembre 2014. Per arrivare al numero di 35, altri soggetti potranno richiedere all’Authority l’iscrizione nell’elenco. I comuni non capoluogo per bandire delle gare dovranno, dunque, riunirsi in unioni di comuni. In alternativa potranno avvalersi di un consorzio, ricorrere ad uno dei soggetti aggregatori o effettuare la gara telematica tramite Consip o un’altra centrale di committenza.

L'Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani), raccogliendo le richieste dei propri associati, ha inviato ai ministri dei Trasporti, dell’Economia e degli Affari regionali una lettera con la quale ha denunciato che la norma “sta provocando il sostanziale blocco delle gare d'appalto, paralizzando anche attività già in parte avviate dai Comuni”. Secondo il presidente dell'Anci, l’on. Piero Fassino, è necessaria una proroga del termine, ed è inoltre “opportuno che sia predisposta da parte dei Dicasteri interessati una nota interpretativa che richiami e chiarisca la possibilità di applicare l'art. 1 c.3 del DL 95/2012 convertito nella L. 135/2014, consentendo ai Comuni di continuare a svolgere le funzioni istituzionali, in considerazione dell'insussistenza di un congruo periodo di tempo per applicare la nuova previsione e permettere così ai Comuni di adeguarsi”.

L'emendamento proposto dall'Anci prevede lo slittamento dell'obbligo al 1° gennaio 2015 per quanto riguarda l'acquisizione di beni e servizi e al 1° luglio 2015 per quanto riguarda l'acquisizione di lavori, facendo salvi i bandi e gli avvisi di gara pubblicati fino al 1° gennaio 2015 per i beni e servizi e fino al 1° luglio 2015 per i lavori. Ciascuno di noi è portatore, in questi giorni, delle rimostranze di tanti enti locali che denunciano il mancato recepimento di detta richiesta in un provvedimento d’urgenza, emanato dal Governo, che possa dare immediata vigenza a tale proroga. Si sta invece seguendo di conseguenza la via emendativa per iniziativa parlamentare nel decreto “competitività” o in quello “P.A.”.

Auspicando il buon esito di tale iniziativa, nel migliore dei casi i nostri Comuni saranno paralizzati per almeno un altro mese e tutto ciò avviene proprio mentre in Europa ci battiamo perché la spesa in conto capitale dei nostri enti locali sia sottratta dai vincoli del patto di stabilità e mentre parte il Piano per la ristrutturazione dei plessi scolastici che rischia anch’esso, per tale rigidità, di subire una brusca battuta di arresto. Ci permettiamo, dunque, di insistere perché il Governo, superando le riserve di qualche suo esponente, riveda il proprio orientamento e ascolti quest’appello portando al prossimo CDM una misura 'sblocca appalti'. L'appello, primo firmatario l'On. Dario Ginefra, ha come secondo firmatario l'On. Emanuele Lodolini che nei giorni scorsi si era già attivato nei confronti del Governo nell'ambito dell'incontro ad Ancona con il Sottosegretario Angelo Rughetti.



onorevole lodolini

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-07-2014 alle 19:17 sul giornale del 10 luglio 2014 - 1762 letture