Forum ad Ancona, Rosini (DC): "Con l’Euro la Macroregione adriatico ionica per noi sarebbe un boomerang"

Franco Rosini Democrazia Cristiana 2' di lettura Ancona 16/10/2014 - «Con l’Euro la Macroregione adriatico ionica per noi sarebbe un boomerang. E non è vero che sia un’area omogenea ne che ci troviamo in una crisi epocale».

«In occasione del Forum di Ancona sulla Macroregione, al quale ha pure partecipato il Presidente leghista (e perciò anti-euro) della Lombardia, Roberto Maroni, mi corre l’obbligo morale di rilevare il grave rischio cui vanno incontro le Marche una volta operativa la Macroregione adriatico ionica, restando l’Italia nell’Euro». Lo dice in una nota il Coordinatore regionale DC, Franco Rosini.

«La Macroregione adriatico ionica si pone, come obiettivo principale, di promuovere la prosperità economica e sociale sostenibile, la crescita e la creazione di posti di lavoro nella regione; in pratica, un’area di libero scambio. Tale impostazione andrebbe ben accolta, soprattutto ove si consideri il nuovo paradigma mondiale della globalizzazione. Tuttavia, il nemico formidabile in grado di trasformare tutto questo in un micidiale boomerang economico per le Marche e per l’Italia, è l’Euro; e ne spiego sinteticamente le ragioni» continua Rosini.

«La Macroregione si compone di 14 regioni italiane, e di sette nazioni. Di queste, l’Albania, la Bosnia Erzegovina e la Serbia sono fuori dall’UE ed hanno le loro economie e monete ben più deboli dell’Euro; pertanto, sarà decisamente vantaggioso produrre tutto lì invece che in Italia. La Croazia, pur membro dell’UE, non ha aderito all’Euro e nemmeno agli accordi europei sui cambi; pertanto, anche verso di essa saremmo fortemente svantaggiati. La Slovenia e la Grecia sono già nell’Euro: la prima si trova in una situazione di deciso vantaggio competitivo rispetto a noi, mentre la Grecia sappiamo in quale condizioni si trovi. Resta il Montenegro che, pur essendo fuori dall’UE, usa l’Euro, ma dispone di fondamentali decisamente migliori dei nostri, sia dal lato fiscale, che da quelli del debito pubblico e del costo del lavoro. Insomma, nessuna delle nazioni della Macroregione adriatico ionica potrebbe rappresentare per noi una opportunità di crescita complessiva, salvo se tornassimo alla Lira».

«Inoltre, secondo quanto affermato da Maroni, la Macroregione adriatico ionica sarebbe un’area sovranazionale omogenea. Non lo è, invece, ne sul piano economico, ne su quello culturale. Ne ci troviamo affatto in una situazione di “crisi epocale”, come inopinatamente si dice nella nota sul “capitalismo dolce” diffusa in occasione del Forum. Dalla metà del 2009, momento in cui è terminata la recessione dovuta ai mutui spazzatura americani, quasi tutti i paesi OCSE sono fortemente cresciuti, come mostra il grafico dei PIL dei paesi del G7 (vedi sotto ndr). L’Italia è l’unica ad esser andata indietro, e di molto, per colpa dell’Euro e di una governance politica incapace di assumere la decisione che s’impone: uscire dalla moneta unica», conclude il Coordinatore regionale democristiano.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-10-2014 alle 12:07 sul giornale del 17 ottobre 2014 - 1786 letture

In questo articolo si parla di politica, marche, democrazia cristiana, franco rosini

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