Vera da pozzo Antiqui e stemma Ferretti abbandonati sotto il terrazzino del Museo Archeologico

5' di lettura Ancona 20/10/2014 - Vera da pozzo Antiqui e stemma Ferretti abbandonati sotto il terrazzino pensile del Museo Archeologico delle Marche. Mozione al Consiglio comunale di Ancona, firmata da tutti i capigruppo, per il salvataggio, il recupero e l’esposizione al pubblico di queste due importanti sculture rinascimentali.

Due preziose testimonianze scultoree del Rinascimento anconetano abbandonate e negate al pubblico al Museo Archeologico Nazionale delle Marche, una notizia che sta facendo il giro della città e che è rimbalzata in Comune, tanto da diventare oggetto di una mozione per il loro “salvataggio”. Si tratta di una vera da pozzo quattrocentesca riconducibile alla famiglia Antiqui e allo stemma cinquecentesco della famiglia Ferretti, due dei più antichi e rinomati casati nobiliari del capoluogo dorico.

Le due opere, entrambe in pietra d’Istria e in ottimo stato di conservazione, giacciono all’aperto almeno dal 2005 nel fazzoletto di terra sotto il terrazzino pensile di Palazzo Ferretti, sede del museo. Assediate da erbacce e rovi, soggette all’attacco delle intemperie, nonostante il rischio degrado, sono ancora, per fortuna, in ottimo stato di conservazione. Secondo gli studiosi rappresentano una importante pagina della memoria storica di Ancona da valorizzare. Il primo a raccogliere l’sos era strato il consigliere comunale Italo D’Angelo (La Tua Ancona), il qaule il 15 ottobre aveva presentato una interrogazione in Consiglio Comunale. Considerando “troppo generica e affatto rassicurante” la risposta ottenuta dall’assessore alla Cultura Paolo Marasca, D’angelo ha poi subito aderito alla proposta della collega Daniela Diomedi (Movimento 5 Stelle) di “alzare il tiro” e di sensibilizzare sul caso il maggior numero possibile di consiglieri. Da qui il testo della mozione, recentemente presentato in Consiglio, per chiedere al Sindaco e alla Giunta municipale – in sostanza - di intervenire nei confronti della Soprintendenza ai Beni archeologici delle Marche affinché le due bellissime sculture vengano sottratte all’abbandono ed esposte, magari anche in un locale di proprietà municipale. La Soprintendenza, infatti, sotto cui ricade la competenza gestionale del Museo Archeologico di Palazzo Ferretti, non si è ancora pronunciata in alcun modo sulla vicenda. La vera da pozzo dovrebbe provenire dalla corte quattrocentesca del primitivo Palazzo Antiqui in via della Loggia. Ne è prova lo stemma della famiglia col leone rampante e la rosa canina cui si sovrappone il Capo d’Angiò, stemma presente anche sul portale del medesimo palazzo Antiqui in via della Catena. Secondo l’architetto Fabio Mariano, docente dell’Università Politecnica delle Marche, “l’opera va fatta risalire a lapicidi dalmati nella seconda metà del XV secolo, allora attivi nel prospiciente cantiere della Loggia e probabilmente anche nel Palazzo Antiqui”.

Una famiglia (poi Cresci Antiqui) tra le più blasonate della città, cui aveva appartenuto Oddo di Biagio Antiqui, autore della nota “Chronica de la edificatione et destructione del Cassero anconitano” (fra il 1348 e il 1383). “Con la ristrutturazione settecentesca del palazzo Antiqui, la creazione della galleria di accesso e del nuovo scalone, la vera venne rimossa e finì in uno dei cortili del Convento di S. Francesco delle Scale, dove era presente almeno sino ai bombardamenti che distrussero il convento”, ha spiegato ancora Mariano. “Il Convento di San Francesco, fin dal 1927, quando era già divenuto proprietà comunale, ospitò la sede del Museo Nazionale Archeologico delle Marche, – ha ricordato un altro esperto di storia anconetana, oltre che di araldica, Giuseppe Barbone – A seguito delle distruzioni belliche del terribile autunno-inverno 1943-1944 Convento e Museo furono chiusi. Per la riapertura del Museo si dovette attendere il 1958, quando fu riallestito nell'attuale prestigiosa sede di Palazzo Ferretti, dove fu quindi trasferita anche la vera Antiqui”.

Infine, almeno da una decina di anni, l’oblio, con la nobile vera da pozzo “decaduta” proprio sotto il terrazzino di Palazzo Ferretti. Ironia della amara sorte, lì sotto, a pochi metri, langue dimenticato anche lo scudo in pietra dei Ferretti. Tanto più importante e rilevante dal punto di vista storico in quanto – come il prof. Mariano ha scritto in una sua lettera pubblicata da un quotidiano locale - “quell’arme scolpita della famiglia Ferretti era con tutta probabilità posta sulla facciata del primo Palazzo Ferretti di S. Pellegrino, la cui fattura sarebbe riconducibile al pittore manierista ed architetto lombardo Tibaldi, che dopo il 1560 lavorò coi suoi aiutanti al vasto e prezioso apparato decorativo dell’edifico”.

“Lo stemma tibaldesco dei Ferretti – sostiene ancora Mariano - rimase sulla facciata del palazzo almeno sino ai bombardamenti del 1943 (sul lato destro) e scomparve nel dopoguerra dopo l’acquisizione dell’immobile da parte dello Stato e la sua destinazione a Museo Archeologico”. Tornando alla mozione depositata in Comune, va sottolineato che è stata firmata dai capigruppo di tutte le forze politiche presenti in Consiglio comunale e che con molta probabilità sarà oggetto di discussione in sede di commissione Cultura. La mozione “impegna il sindaco e la Giunta a chiedere alla Soprintendenza ai Beni Archeologici delle Marche, in considerazione del rischio degrado cui sono esposte, di sottrarre le opere sopradescritte allo stato di abbandono in cui versano; e a chiedere di posizionare le opere stesse all’interno di propri locali o pertinenze, valutando eventualmente la possibilità di collocarle all’interno del Museo della Città”.


di Giampaolo Milzi
    redazione@vivereancona.it







Questo è un articolo pubblicato il 20-10-2014 alle 23:51 sul giornale del 21 ottobre 2014 - 3640 letture

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