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comunicato stampa

Tombolini (60100): "Valori stracciati"

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Stefano Tombolini
Grande successo di pubblico per la Fiera di S. Ciriaco, almeno dicono i ben informati.

In altri tempi qualcuno avrebbe rovesciato i banchi dei mercanti perché la città si è dimenticata del legame che la lega al Santo Patrono e alla Cattedrale che lo ospita. Invece il Sindaco ha mandato un preposto, un banco intero quello riservato alla autorità (quello sulla fila di destra) è rimasto libero quasi per l’intera cerimonia presieduta dal ns. beneamato Cardinale, con la Cattedrale appena un po’ più affollata del solito. Il pensiero è volato ai tempi in cui il pellegrinaggio degli anconetani verso il colle del Duomo in occasione della festa Patronale era un rito e la stanza in cui è esposto il “Santo Protettore” della Città piena all’inverosimile ad ogni ora. L’anima della città si è perduta tra le bancarelle, così come il mercato della fiera è diventato qualcosa di ritualmente inadeguato alla festa, ma strettamente correlato alla qualità e al senso di fiducia che la città ha per se stessa. Una catena di bancarelle alimentari che ormai stazionano nelle nostre vie con una frequenza che le rende un “déjà vu” così come tante delle chincaglierie che siamo abituati a vedere.

Un’organizzazione che è demandata a forestieri che vedono questa occasione come un bossolo per fare cassa e non il momento per valorizzare le peculiari capacità artigianali, agricole, culturali del nostro territorio, per le quali l’Amministrazione non spende nulla, ma di riflesso alla città non rimane niente, se non il desolante stato di confusione e disorientamento che è ormai un modo d’essere. Non possiamo concludere facilmente che Ancona è diventa laica, capace com’è di dimenticare il simbolo fondamentale della sua storia, segno che incarna oltre al senso della sua fede anche il suo riferimento civico.

La Gente di questa città sta perdendo invece il fondamentale senso di appartenenza che era anche il collante sociale: abbiamo smarrito il desiderio di difendere i nostri riferimenti sociali, culturali, religiosi. Chiudiamo il Pergolesi, vendiamo Conerobus, la mensa di Padre Guido ci infastidisce, demoliamo la Fiera della Pesca, subiamo la perdita di pezzi importanti della nostra città che da sempre ne sono stati il simbolo, senza che ci siano sussulti significativi. D’altronde chi ci guida sembra non amare per nulla la città. Chi semina nelle lacrime raccoglierà nel giubilo; oggi la città sta piangendo le sue spoglie, ma non vedo alcun seminatore!



Stefano Tombolini

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-05-2015 alle 22:56 sul giornale del 06 maggio 2015 - 1228 letture