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I candidati alla Presidenza della Regione rispondono alle richieste di CGIL, CiSL e Uil

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Ceriscioli, Maggi, Mentrasti, Paolini (al posto di Acquaroli) e Spacca rispondono con le loro proposte alle richieste dei sindacati sui temi del lavoro, del credito, degli appalti, dell'ambiente e delle politiche sociali alla Fiera della Pesca. Presenti i lavoratori di Fincantieri, ISA e CNR.

I cinque candidati alla Presidenza della Regione Marche si sono incontrati con i sindacati alla Fiera della Pesca di Ancona per discutere su una serie di temi indicati da Roberto Ghiselli, segretario generale CGIL Marche martedì mattina.

Ghiselli parla di una crisi che sta continuando a coinvolgere in maniera negativa ilsettore manifatturiero, ma anche il terziario e che ha comportato “un calo del 10% dell’occupazione, soprattutto giovanile, nella Regione Marche”. Chiede quindi di realizzare politiche di sviluppo fondate sull’innovazione del prodotto, dei materiali e dei processi produttivi da realizzare all’interno di una rete di imprese di piccole e medie dimensioni che rispecchino la particolarità del territorio e rispettino l’ambiente e la vocazione turistica e culturale della regione. Il lavoro dovrebbe partire dalla rete dei centri per l’impiego, che però dovrebbero occuparsi anche della formazione per il settore primario, l’agricoltura. Inoltre spiega che per il lavoro potrebbero costituire un volano di lancio gli interventi da realizzare per prevenire il dissesto idrogeologico e forestale e per recuperare e mettere in sicurezza il patrimonio edilizio Implora di continuare ad elargire gli ammortizzatori sociali, onde evitare il licenziamento di migliaia di lavoratori e lavoratrici che si sono venuti a trovare in una difficile condizione sociale. Per lui si rende necessario un aumento della coesione sociale in un periodo di povertà crescente sconosciuto alle Marche da decenni, di migrazioni di massa e di aumento della longevità degli anziani, reso possibile dallo sviluppo dell’assistenzialità, la creazione di pronto soccorsi e la riduzione delle lista di attesa per la sanità. Gli altri punti su cui chiede un parere ai politicanti sono un adeguamento infrastrutturale, non solo dei trasporti, ma anche delle telecomunicazioni, una maggiore trasparenza degli appalti, una più corretta tassazione IRAP e IRPEF che si basi sul reddito ISEE e la ridefinizione del sistema creditizio marchigiano.

Ceriscioli si trova in pieno accordo con il sindacalista, illustrando l’immagine di un “mondo che è cambiato, dove l’Italia non può continuare a mantenere il vecchio assetto politico ed economico per sopravvivere. C’è bisogno di banda larga tecnica. La burocrazia regionale va semplificata, la sanità resa più accessibile a tutti. Ci vuole capacità di dialogare e progettare insieme, stando vicini al territorio e rendere la politica più credibile. Ci vuole cambiamento e il cambiamento vincerà”.

C’è il leghista Paolini a sostituire Acquaroli, che aveva preso altri impegni, che segue il discorso dell’uomo del cambiamento per quanto riguarda la sburocratizzazione della politica, lo sviluppo delle infrastrutture dei trasporti e la necessità di una politica nuova, ma ammonisce i sindacati a riconsiderare il ruolo dei centri per l’impiego “che non fanno trovare lavoro ma solo burocrazia” e programma un suo incontro con il Segretario nazionale e i lavoratori di Fabriano: “verremo con Salvini alla Indesit a discutere del credito, uno dei più gravi problemi di questo periodo”.

Mentrasti arriva a parlare di un “punto di frattura per le Marche, che si stanno avvicinando alle regioni del Mezzogiorno per disoccupazione, calo del PIL e precarietà”. Propone quindi un piano di “formazione-lavoro-reddito” che dica “basta a voucher, tirocini e Garanzia Giovani e incrementi invece l’apprendistato, anche nel settore primario – verso il quale i centri per l’impiego devono proporre formazione. Vogliamo proporre un piano straordinario del lavoro rivolto al dissesto idreogeologico e pensiamo che ci sia spazio di manovra per un reddito minimo per i disoccupati strutturali e i precari. Infine siamo contrari alle politiche nazionali di privatizzazione ei servizi pubblici, a partire dal bene acqua”.

Spacca vuole ricordare i passaggi fondamentali svolti dal suo governo regionale per evitare cambiamenti che ritiene negativi alla sua politica chiedendo di smetterla con la “demagogia” e presentando come suo fiore all’occhiello la “Macroregione Adriatico Ionica. Ci darà la possibilità di accedere ad una parte – circa 25 miliardi di euro – dei fondi del Piano Junker senza burocrazie. È vero che la sanità va potenziata, ma i tagli fatti in Regione li ha operati lo stato, eppure le Marche oggi sono una delle poche regioni non commissariate sotto questo punto di vista grazie a noi. I tagli andrebbero fatti sull’Ersu, che pensa di più alla sua amministrazione che agli studenti”.

Conclude Maggi con l’idea di una politica che parta dai cittadini e non dai vertici e che permetta di “garantire i servizi dei lavoratori. La Fano-Grosseto hanno mangiato tantissimi fondi eppure non sono finite e fanno pensare al Mose o a Mafia Capitale. Non dico che non servano ma bisogna pensare di più ad investire sul lavoro, in relazione alla salvaguardia del territorio e della cultura, guardando alla rete delle piccole e medie imprese”. Parla di un welfare disastroso da rivedere totalmente, perché “non si possono fare tagli indiscriminati su servizi sociali per i disabili e i bambini e non rendere più fruibile la scuola pubblica”. Termina sul credito “Noi M5S abbiamo chiesto e ottenuto una parte dei fondi per il reddito di cittadinanza a chi è sotto la soglia dei 780 € al mese e proponiamo di sviluppare il micro-credito, un sistema di finanziamento senza garanzie per chi ha idee ma non ha soldi da investire”.



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Questo è un articolo pubblicato il 12-05-2015 alle 15:20 sul giornale del 13 maggio 2015 - 1655 letture