Caso papà morto dopo gesto disperato. E' sciopero della fame per tutela figli dei genitori separati

2' di lettura Ancona 03/08/2015 - “Farò lo sciopero della fame e della sete davanti al Tribunale dei Minori di Ancona”. Questa è la forma di protesta che Giuseppe Camerino, ex responsabile sindacale dei Cobas, intende usare contro le decisioni per lui a volte poco oculate dei Tribunali minorili italiani. Giuseppe, di origini siciliane, vive ad Orciano di Pesaro e da quattro anni dorme in una carcassa di roulotte. Scuote, dunque, le coscienze, il caso del papà pesarese morto dopo essersi dato fuoco davanti al Tribunale dei minori di Ancona per l'affido del figlio.

I suoi tre figli, due gemelli di quattro anni e una bambina di tre, pochi giorni fa sono stati sottratti ai nonni materni, che non consentivano visite al padre, e affidati ai servizi sociali. “E questo va bene. Però mi infastidisce che da quel momento mi abbiano dato gli incontri protetti, dopo tre anni che non ce n’era stato bisogno, e il percorso con lo psicologo”. Un percorso in cui non crede: “Cosa può fare uno psicologo per aiutarmi a essere un genitore più efficace? Padri e madri marchigiani separati vanno aiutati dalle istituzioni, non attraverso provvedimenti che sono delle pistolettate. Non possono farci morire così”. Non nuovo a manifestazioni in grado di smuovere opinione pubblica e istituzioni già nella sua regione d’origine (i suoi video si trovano facilmente su youtube), Camerino spiega che non ha intenzione di appiccare incendi, ma che “bisogna fare basta con queste decisioni, che non aiutano il bambino, anzi lo danneggiano”.

Pur mostrando una grande stima per il Presidente Capezza e affiancandosi al suo appello di pensare al bene dei bambini, non può che condannare la decisione presa dal Tribunale per i Minorenni di Ancona nei confronti di Francesco Di Leo. E attacca chi ora non consente ai suoi figli “di andare a far visita ai nonni – quindi anche un loro diritto - in Sicilia. Contro questo provvedimento ho intenzione di scendere con i megafoni e una tenda per una manifestazione autorizzata con la speranza che il Tribunale sia sensibile ad una richiesta quanto mai legittima”.

Promette che si tratterà del primo atto di una protesta che lo porterà sulla via della manifestazione pacifica in piazza con le persone che gli sono vicine. Il più grande rammarico di Giuseppe resta la sensazione di essere ascoltato nelle Marche ancora meno di quanto non lo fosse a Piazza Armerina (Enna), tanto da sentirsi totalmente emarginato. La sua richiesta è di fare in modo che non si tratti più di una questione politica: “è inutile dare i bambini alle Case famiglia, bisogna spendere di più per i servizi sociali”.


di Enrico Fede
redazione@vivereancona.it

 







Questo è un articolo pubblicato il 03-08-2015 alle 15:17 sul giornale del 04 agosto 2015 - 1106 letture

In questo articolo si parla di cronaca, articolo, Enrico Fede, Francesco Di Leo

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