Riapertura imminente per la chiesa di San Gregorio-San Bartolomeo

 chiesa di San Bartoloneo-San Gregorio|ancona 6' di lettura Ancona 05/08/2015 - Riapertura imminente per la chiesa di San Gregorio-San Bartolomeo, uno dei simboli delle “incompiute” del centro storico di Ancona. Fine cantiere entro l’estate. Quattro pale d’altare rintracciate grazie a un nostro sopralluogo presso la caserma della Finanza.

Potrebbero aprire già alla fine di questa estate i battenti della chiesa di San Bartoloneo-San Gregorio. E non finisce qui. Grazie ad un nostro sopralluogo presso la sede del Comando regionale della Guardia di finanza, abbia riscoperto – ma forse sarebbe meglio dire scoperto – quattro preziose pale d’altare praticamente cancellate dalla memoria storica cittadina, che con ogni probabilità erano originariamente collocate nell’edificio di culto che si affaccia su via Birarelli, accanto ai resti dell’Anfiteatro romano, a un centinaio di metri dalla cattedrale di San Ciriaco. Due notizie, dunque, una attesissima, l’altra inattesa quanto sorprendente. Entrambe tali da far riaccendere la speranza in chi ha sempre creduto nelle grandi potenzialità artistiche, culturali e turistiche di Ancona, ahinoi fortemente inespresse. La chiesa, il cui elegante impianto architettonico è cinquecentesco-settecentesco, fu chiusa subito dopo i gravi danni subiti a causa del terremoto del 1972, danni che nel 1975 “condannarono” alla demolizione il contiguo convento.

Abbandonata a se stessa e al degrado, penalizzata da una serie di lavori di ristrutturazione a singhiozzo iniziati, pare, già negli anni ‘80, che parevano infiniti, è diventata uno dei simboli più emblematici dell’incompiuta opera istituzionale di valorizzazione del centro storico del capoluogo dorico. Ora, dopo quasi mezzo secolo, siamo a un passo dal fine cantiere, per una spesa di oltre 500mila euro. Cantiere che aveva subito un breve impulso negli anni ’90, una forte accelerazione dal 2001, prima di impantanarsi in una palude di ritardi e mancanza di fondi.

Alla possibile quanto auspicabilissima riapertura al pubblico della chiesa sconsacrata, si lega un’altra impresa fondamentale e a questo punto doverosa, da compiere in tempi brevi: quella del recupero e del ritorno a San Gregorio-San Bartolomeo delle varie opere d’arte che negli ultimi due secoli sono state delocalizzate in altri edifici. Tra queste, appunto, i dipinti, di grandi dimensioni e valore, dimenticati nella vicina caserma delle fiamme gialle (con ingressi in piazza del Plebiscito, corso Mazzini e via Zappata). Uno dei quadri, tutti di autore ignoto, raffigura San Gregorio l’Illuminatore, al quale l’edificio di culto venne dedicato – mutando il titolo dall’iniziale San Bartolomeo Apostolo – nel 1847, quando fu assegnato alle monache benedettine ripsiane armene della città. I soggetti della altre pale: il Sacro Cuore con Sant’Ignazio di Loiola e San Francesco Saverio (sec XVII); San Bernardo in estasi davanti a Madonna con Bambino ed angeli (sec. XVIII), Santa Palazia in preghiera con Cristo tra due Santi (sec. XVIII). I dipinti sono custoditi al sicuro e in perfetto stato di conservazione presso la Finanza da decenni, su disposizione (apposita convenzione) dell’Arcidiocesi, che non sapeva dove collocarli. Il completamento dei lavori di ristrutturazione – manca solo qualche ritocco ai pavimenti, la ritinteggiatura di piccoli tratti di pareti laterali, la ripulitura del campanile - segna anche l’improcrastinabilità di un’altra grande missione di recupero. Quella per il ritorno “a casa” del gioiello più importante e prestigioso della chiesa, la grande pala dell’altare maggiore (altare non più esistente) firmata nel 1570 dal pittore manierista Girolamo Siciolante da Serrmoneta. Un olio su tela (altezza 530 cm, larghezza 270) che raffigura la Madonna col Bambino Gesù in trono, ai lati Sant’Agnese e Sant’Agata, sotto San Paolo, San Bartolomeo, e probabilmente Sant'Antonio Abate e San Ciriaco; in basso a sinistra il mercante armeno Giorgio Morato che lo commissionò. Un’opera molto importante per Ancona, di cui racconta un significativo pezzetto di storia, grazie alla presenza tra i soggetti di San Ciriaco (in molti ne sono convinti) e al fatto che testimonia l’antico radicamento in città della comunità armena. Trafugata su ordine di Napoleone nel 1811 fu portata a Milano dai commissari del provvisorio Regno italico. In tempi relativamente recenti il Ministero l’ha affidata alla Pinacoteca di Brera, che poi l’ha trasferita a Calcinate, in provincia di Bergamo. Da tanti anni giace lì, nella sagrestia della chiesetta locale. Gli ultimi tentativi per riportarla a San Bartolomeo-San Gregorio? Quello dell’assessore alla Cultura del Comune di Ancona, Andrea Nobili, nel 2010; era stato tutto organizzato, ma poi stoppato perché i lavori per la chiesa erano stati sospesi; nel novembre 2013, la promessa dell’assessore alla Cultura, Paolo Marasca, rimasta tale.

Occhi puntati dunque sul Segretariato regionale dei Beni Culturali (che dirige le Soprintendenze) e sul Comune di Ancona. L’impresa è semplice, cinque anni fa l’architetto Giantomassi, esperto d’arte, uno dei più grandi restauratori italiani, si era offerto gratuitamente come “regista” del ritorno della Pala del Siciolante. E ancora, altre perle potrebbero-dovrebbero tornare ad abbellire come un tempo l’ormai spoglia chiesa: un quadro di Sant’Anastasia, del Belluzzi (secolo XVI), attualmente esposto nel Museo Diocesano; due olii su tela raffiguranti un “San Giovanni Evangelista nell’isola di Patmos” (sec. XVI) e una grande “Visione della Croce”, di Giacinto Brandi (sec. XVII), presenti nella Pinacoteca Comunale. Solo un miracolo laico, invece, potrebbe far ricomparire almeno altre 11 opere pittoriche: tra queste i quadri della “Annunciazione” del Bellini e il “Cristo risorto” del Salimbeni Ventura (entrambi del XVI secolo), spariti tra fine ‘700 e inizi dell’800 durante il breve periodo dell’ occupazione francese di Ancona; le altre 9, citate come presenti in chiesa in un libro del 1777 di Francesco Oretti, volatilizzatesi successivamente. L’interno di San Bartolomeo-San Gregorio, ad una navata, di pianta rettangolare, con pareti scandite da semi-colonne e lesene, è fortemente caratterizzato dall’impronta di rinnovamento architettonico di Francesco Maria Ciarrafoni. Fu lui nel 1760 a realizzare la spaziosa volta a botte con lunette che scendono in corrispondenza delle finestre e la zona absidale di forma ellittica. In quest’ultima spiccano in tutta la loro bellezza gli stucchi, anch’essi del secolo XVIII, che rappresentano gli “angeli in gloria”, attribuiti alla scuola dello scultore romano Gioacchino Varlè, che lavorò moltissimo ad Ancona. Quegli angeli sono l’unica opera d’arte che resta nella chiesa, assieme alla statua della Vergine Maria che orna la nicchia del secondo altare sul lato sinistro. A guastare la festa della “resurrezione” pubblica del bellissimo edificio di culto, potrebbe essere la necessità di risistemare del tutto il sagrato esterno, ridotto a piccola giungla degradata, sporca, incorniciata da inferriate arrugginite.

Il relativo appalto, per alcune decine di migliaia di euro, è stato bandito nel 2014, servirebbero almeno altri 6-9 mesi. Troppo, dopo tanta attesa. Un ostacolo che – secondo molti addetti ai lavori – potrebbe essere superato, installando al più presto una passerella, eseguendo piccoli interventi provvisori di messa in sicurezza. La decisione di accorciare i tempi spetta alla dirigente del Segretariato ai Beni culturali (da cui dipendono le Soprintendenze), Giorgia Muratori.

Chissà se l’Istituto Buon Pastore, attuale proprietario di San Bartolomeo-San Gregorio, l’Arcidiocesi e l’assessorato alla Cultura del Comune di Ancona faranno com’è auspicabile la loro parte: ovvero contatteranno la dott.ssa Muratori verficando e sollecitando la sua volontà di consentire al più presto almeno qualche visita guidata.


di Giampaolo Milzi
    redazione@vivereancona.it





Questo è un articolo pubblicato il 05-08-2015 alle 19:43 sul giornale del 06 agosto 2015 - 5921 letture

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