Tombolini chiede consiglio comunale sullo sviluppo dell'inter-modalità tra porto e aeroporto

Stefano Tombolini 3' di lettura Ancona 08/08/2015 - Il dibattito sulla cessazione dei servizi ferroviari fino alla Stazione marittima manca di un riferimento relativo alla visione del Capoluogo di Regione nell’ottica della globalizzazione.

Nel momento in cui l’aeroporto di Ancona diventa un’hub diretto da e per la Russia e la “Dorica” ha bisogno di dare concretezza al suo ruolo di Capitale della Macroregione Adriatico Ionica, in concomitanza con il raddoppio del Canale di Suez che può avere una ricaduta di rilievo sul sistema economico regionale con la necessità di inoltre di trovare una conferma per l’Autorità Portuale di Ancona nell’ambito del piano nazionale di riassetto del sistema Portuale Italiano, accettiamo la chiusura del collegamento ferroviario da e per il Porto senza troppi sussulti. Lo fa con rassegnazione l’amministrazione Comunale a cui si accoda il sistema politico generale, dai nostri rappresentanti in parlamento ai consiglieri regionali. Che si decida, o meglio che RFI decida unilateralmente di implementare il regolamento sulla circolazione ferroviaria, e che altri accettino pedissequamente la chiusura del collegamento senza “battere ciglio” mi sembra quantomeno assurdo. Non mi sembra di ricordare incidenti di qualche rilievo che abbiano interessato il tratto di ferrovia che collega la Stazione al Porto negli ultimi 15 anni eppure, d’un tratto, le “nuove norme sulla “sicurezza” delle linee ferroviarie, impongono senza rimedi e con gravissime ricadute terminare il collegamento. Non si parla neppure di un tavolo di confronto o la ricerca di soluzioni concertate, arriva RFI nel paesotto di Provincia e il gregge segue la campana senza battere ciglio; per gli Amministratori anconetani regionali non esiste la possibilità di studiare e approfondire la questione, un regolamento (nemmeno una Legge) si applica e basta!

In effetti comprendiamo ogni giorno di più che non c’è niente da fare contro questo modello minimalista e verticistico, che ci porta ad abbassare la testa difronte a decisioni approssimative e alla luce di progetti inesistenti. Il fatto vero è che continua a mancare un progetto che ci faccia capire se l’abbattimento della Fiera, per far posto ad una nuova biglietteria e ad un’area parcheggi, abbia un senso in una città che non ha spazi espositivi di qualità, senza poter d’altro canto comprendere quante stazioni marittime ci saranno ad Ancona, visto che ne dovrebbe sorgere una per le Crociere, una esiste e l’altra è prevista al posto della Fiera e se l’uscita ad Ovest continuerà ad essere solo un motivo di discussione tra compagini politiche. Comprendiamo che senza un progetto condiviso sia possibile giustificare il recente allungamento di quattro anni della concessione dei silos, dei quali era peraltro previsto l’abbattimento che concedere nuovi spazi alla Fincantieri (decisione da prendere a giorni) per una parte dell’Ex Tubimar, nonostante l’edificio sia destinato all’esproprio in vista della possibile realizzazione dell’uscita Ovest e la stessa Fincantieri usi parzialmente i 22 ettari di Porto nella quale è insediato il Cantiere navale. Ho paura che la superficialità piegata all’equilibrismo esasperato tra i poteri e tra i potenti, nel rispetto del detto “cane non mangia cane” sia il grande ed unico direttore d’orchestra. Resta il fatto che un infrastruttura costata alla città un grande investimento, proprio in un momento in cui è fondamentale accelerare sulla inter-modalità del trasposto, rischia di essere spazzata via in un attimo senza che nessuno alzi la voce per difenderne il Valore.

Le decisioni prese dall’oggi al domani su problemi di così grande rilievo, assunte in periodo pienamente feriale sanno parecchio di prepotenza, specie verso una città che aspira a mantenere un ruolo di guida nel modello regionale di sviluppo, che non può da una parte leggere sul giornale dello sbarco in Aeroporto dei Russi e dall’altra non pensare a collegare direttamente il Porto con l’aeroporto, in chiave commerciale e turistica. Chiediamo un Consiglio Comunale urgente per discutere della questione, e poter dire ai “politicanti” che vogliamo “scegliere” e non subire!


da Stefano Tombolini
    Lista civica “Sessantacento Ancona”





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-08-2015 alle 16:32 sul giornale del 10 agosto 2015 - 1469 letture

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Il fatto stesso di questa decisione affrettata nel chiudere la stazione Fs di Ancona Marittima, denota una mancanza di idee da parte della Regione Marche. Vi è solo una deciosione drastica da prendere. Chiudere il passaggio a livello e deviare il traffico della banchina Di Chio sulla via Marconi, eliminando l'impianto semaforico attuale e costruendo una rotatoria a forma di cuore e creare un passaggio, eliminando una parte del muro di sostegno attuale per i tir diretti in Dogana. In altre parole chi va verso il centro, avrà una corsia riservata; chi dovrà andare verso il porto, svolterà a sinistra sulla via Di Chio. I mezzi pesanti in uscita dal porto, dopo essersi immessi sulla via Marconi, svolteranno a sinistra all'altezza di via Mamiani e usufruiranno del viadotto presente per scavalcare lo scalo ferroviario e immettersi nell'area fiera e proseguire per Torrette. Questa è l'unica soluzione, a parere del sottoscritto, per salvare la stazione di Ancona Marittima. Al primo gennaio 2016, abbiamo ancora tempo per rimediare a questa assurda soluzione.
Leonardo Maria Conti




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