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Katlheen Kennedy parla alla Polveriera, "Siamo tutti figli dello stesso Dio"

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Katlheen Kennedy è arrivata entusiasta alla Polveriera "Castelfidardo" del Cardeto. Ha sostenuto di essere rimasta affascinata da una città che le ricorda la sua Baltimora per via del porto. Un porto che l’ha colpita perché “più piccolo e più diversificato di quelli americani. Ci sono sia i container che le navi da crociera”.

L’ha stupita positivamente anche l’idea di un armatore, che vorrebbe proporre il format dei traghetti tra Ancona e Spalato o Iugumenitsa tra gli Usa e Cuba. Non ha voluto rivelare ciò che ha trovato bello della città, ma ha ritenuto “fantastiche la mostra su San Francesco allestita nelle grotte di Camerano e la differenza di stili tra la chiesa di Santa Maria di Portonovo – il luogo magico dove dice di aver partecipato ad una lezione di Sup e ad una di yoga - e la Torre”. Ma non parla solo della città. Aspettando la visita di papa Francesco negli States ha affermato di essere “contenta della sua apertura verso gli omosessuali”. E il tema dell’altro l’ha portata a parlare dei migranti: “L’America ha iniziato molte guerre in Medio Oriente, per questo dovrebbe essere più responsabile in questo senso.

Negli Usa otto imprenditori su dieci sono figli di immigrati. Forse l’Europa non è ancora pronta. I migranti però potrebbero essere una soluzione alla rotazione del lavoro”. L’argomento della diversità le ha fatto tornare in mente un ricordo del padre Robert: “Un prete di Boston gli diceva che solo i cristiani si sarebbero salvati, ma lui gli rispondeva che nessun dio poteva pensare una cosa del genere. A ventitré anni lo andò a riferire al vescovo e quel prete venne scomunicato”. Un ricordo che le ha dato modo di convincersi che “siamo tutti figli dello stesso Dio. Oggi indosso braccialetti di ogni religione a cui mi sono avvicinata”.

Ha concluso con un’anticipazione della sua visita a Venezia, dove ha spiegato che tratterà il tema della Medicina Personalizzata: “Non è giusto che i medicinali vengano testati solo su cavie umane maschili, sono maschi persino i topi. Ognuno dovrebbe avere la sua terapia specifica”.





Questo è un articolo pubblicato il 15-09-2015 alle 18:50 sul giornale del 16 settembre 2015 - 1026 letture