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Lodolini e Agostini discutono proposta di legge di riordino del settore ittico con le associazioni di imprenditori del settore

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Aria di novità per il mondo della pesca. Gli onorevoli Emanuele Lodolini e Luciano Agostini hanno presentato lunedì mattina alle associazioni delle imprese di pesca doriche una proposta di legge per il riordino del settore ittico. Il testo unico – che si sviluppa in ventinove articoli - è in fase di emendamento e dovrà essere approvato dalla commissione ai primi di novembre per poter passare al vaglio della Camera.

Per Lodolini si tratta di uno strumento che proverà “a porre un rimedio al settore ittico, ragionando sui distretti di pesca e su quanto già fatto per il settore agricolo con la legge sull’agricoltura sociale”. Ad esplicare il contenuto della proposta è l’on. Agostini che la scardina in una serie di punti cardine: “Sono necessari un riordino della legislazione sulla pesca, frammentaria e obsoleta a livello nazionale e una modifica del rapporto tra attività e regioni, oggi costituito da un spazio incolmabile”. Per arrivare a questo si richiede “il riordino dei fondi pubblici, non più attraverso un piano triennale bensì attraverso l’istituzione di un fondo per le imprese di pesca, e il riconoscimento dell’area di crisi complessa in cui inserire le sino ad ora escluse imprese di pesca”. Un’idea che sta però portando ad un forte scontro con i deputati del M5S a causa delle implicazioni ambientali è quella dell’istituzione dei distretti di pesca. Per Agostini infatti “ci deve essere autogestione, ma i distretti vanno individuati dalle regioni ragionando per zone omogenee e non per grandi aree”. Ad attirare qualche critica anche la proposta del governo centrale di tassare la pesca sportiva per trovre i fondi da dedicare a quella professionale.

Tanti i temi toccati dal corposo testo di diciassette pagine, che, a partire dall’introduzione della cassa integrazione, vanno dalla tutela degli imbarcati alla semplificazione burocratica – attraverso l’utilizzo di risorse provenienti da un fondo unico - e dalla regolamentazione del pesca-turismo alle sanzioni amministrative e non più penali. Ma uno dei cavalli di battaglia della proposta è l’art.24 per il riordino dell’acquacoltura, che “fino ad oggi inesistente – continua Agostini – verrà inserita nel reparto pesca e non più posta sotto l’influenza di quello dell’agricoltura”. Sebbene per Simone Cecchettini di Legapesca la proposta di legge sia un segnale positivo di ripresa di interesse da parte della politica per una vicenda ferma da trentatré anni, dalle altre associazioni arrivano alcune criticità. Elio Brutti dell’Agc Pesca vede una legge che “gioca un po’ in difesa, mentre dovrebbe guardare di più al controllo del settore. In un momento di crisi profonda, senza ricambio generazionale e senza investimenti servono gli incentivi per i giovani con corsi di formazione e fondi per riammodernare barche e strumenti. Bisogna riorganizzare l’intera filiera ittica altrimenti non ci sarà sviluppo ma degrado. Le piccole imprese non possono continuare ad andare avanti da sole”. Per Federigo Bigoni di Federpesca chiede una maggiore valorizzazione del pesca-turismo rendendolo effettivamente praticabile e una “più equa distribuzione dei fondi tra le regioni rispetto al passato. Nelle Marche va riconosciuta l’importanza della pesca”.





Questo è un articolo pubblicato il 26-10-2015 alle 16:02 sul giornale del 27 ottobre 2015 - 1229 letture