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Arpam e Ispra relazionano sulle criticità del clima e green economy a Confindustria Ancona

3' di lettura Ancona 17/05/2016 - Una maggiore consapevolezza dell'ambiente che ci circonda e una sfida sempre più accesa verso la green economy ed un "green act" dalla normativa chiara ed uguale per tutti. Sono queste le motivazioni principali per le quali Confidustria Ancona ha deciso di ospitare in casa i massimi vertici di Arpam e Ispra, Gianni Corvatta e Stefano Laporta. Ricci:"Tutela ambientale: obiettivo irrinunciabile" Beccarello: "Il tema della sostenibilità: deve andare avanti con lo sviluppo industriale" I video

Tutto è iniziato dalla conferenza mondiale sul cambiamento climatico che si è tenuta a Parigi a partire dallo scorso novembre dove capi di Stato e di Governo di mezzo mondo hanno discusso un tema cruciale per il futuro ed in particolare su come incidere sul riscaldamento globale nei prossimi decenni. E' in questo contesto internazionale che il direttore di Confindustria Ancona Filippo Schittone e lo stesso presidente Claudio Schiavoni hanno voluto collegare alla realtà territoriale la conferenza di esperti tenutasi martedì pomeriggio e fortemente voluta da Costantino Ricci del club qualità Confindustria e per la sezione ecologia ed ambiente. A prendere la parola sono stati tra i tanti: Gianni Corvatta dell'Agenzia Regionale Protezione Ambientale Marche e Stefano Laporta dell'Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale.

"Noi abbiamo bisogno di una educazione ambientale", su basi globali, ha affermato a margine dell'incontro il direttore di Confindustria Ancona Filippo Schittone facendo eco ad una nota frase di Gorbachev. Mentre il presidente Schiavoni ha detto basta ad una industria intesa come antagonista dei cittadini aprendosi ad una tematica dove l'industria di oggi sta affrontando le continue sfide. E poi il tema della normazione in materia ambientale che sia uguale per tutti, ma soprattutto di leggi che non ostacolino lo sviluppo. "Per una buona politica ambientale - ha dichiarato Beccarello vicedirettore alle politiche industriali di Confidustria - bisogna avere uno scenario condiviso - a livello territoriale - ed avere un piano" e poi "l'efficacia regolatoria: regole chiare che consentano di raggiungere obiettivi e poterne verificare il raggiungimento". Ma è ovvio che anche per Beccarello che il tema della sostenibilità debba andare di pari passo con lo sviluppo industriale. "Non lasciamo isolato il piano ambientale da quello dell'industria da quello dell'industria" ha precisato Beccarello che chiede a Renzi un "green act" che metta "la bussola" e che "sappia tradurre in interventi positivi ponedo sfide ed opportunità di sviluppo".

E se l'impegno verso il clima arriva da tutto il mondo allora lo deve essere anche a livello nazionale e territoriale, dove la situazione non appare più rosea. Sebbene le Marche possano sfoggiare 17 bandiere blu e la balneabilità nell'82% della costa marchigiana (tra le eccezioni uno specchio d'acqua a Falconara come a Numana presso la foce del fiume) si attesta - stando ai dati Arpam 2010-2012 (ancora parziali quelli 2013-14)- che la criticità, per il proliferare delle alghe, derivi da apporti di acque dolci dal padano che arricchiscono di nutrienti anche le coste marchigiane. E se l'acqua porta con se le sue criticità così anche l'aria non pare essere da meno. Il monitoraggio indica che le PM10 giornaliere nel 2015 siano superiori ai limiti stabiliti (120 µg/m3) ad Ancona Cittadella, Pesaro Scarpellini, Macerata Collevario, Urbino Piansevero, Genga e Montemonaco anche se non si segnalano - stando ad Arpam - superamenti della soglia di attenzione e di allarme. Altra zona critica che comprende vari comuni è stata individuata nell'area Erca (tra questi Ancona, Falconara, Agugliano fino allo Jesino). Un area questa che, stando a quanto approvato nel 2005 in consiglio regionale avrebbe dovuto essere già stata risanata con 14 barriere idrauliche, ma causa mancato nulla osta del Ministero tutto sarebbe rimasto tale. In 23 siti marchigiani inoltre è stata riscontrata dall'Arpam anche la contaminazione dei terreni in particolare dovuta ai forti agenti inquinanti del calzaturiero che si sono riversati anche nel fiume Chienti.








Questo è un articolo pubblicato il 17-05-2016 alle 19:00 sul giornale del 18 maggio 2016 - 2389 letture

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