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Ammiraglio Ispettore Capo Pettorino in visita ad Ancona: “La sicurezza di lavoratori e migranti sia anteposta a interessi economici”

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Il Comandante Generale della Guardia Costiera in vista alla Capitaneria di Porto in visita al Porto di Ancona: “I porti all'interno delle grandi città sono una sfida, ma anche un opportunità”

Torna ad Ancona l'Ammiraglio Ispettore Capo Pettorino. Una città che il Comandante Generale conosce, avendo rivestito tra il 2010 e il 2013 la carica di Direttore Marittimo delle Marche, di Capo del Compartimento Marittimo e Comandante del porto di Ancona. L'incontro con il cluster marittimo denota una confidenza, sintomo del ricordo positivo lasciato dal Comandante, che mette in secondo piano la formalità dell'incontro.

“Gli accadimenti degli ultimi tempi hanno portato alla ribalta internazionale il nostro Corpo per le attività svolte al di fuori delle nostre acque (riferendosi ai soccorsi ai migranti n.d.r.), ma il piro impegno della Guardia Costiera è sulle coste e i porti italiani”. Una grande risorsa secondo l'Ammiraglio Pettorino “Ma si potrebbe fare di più. Oggi il 90% delle merci importate passano dai porti italiani e il sistema marittimo contribuisce al 3% del PIL, dando lavoro a 800mila persone. Ancona le Marche possono dare ancora tanto. Pochi porti possono vantare una storia come quella del porto di Ancona. Quando nel porto dorico venivano inventate le procedure di spedizione e la figura del Comandante del porto, era il 1497, in America si dormiva ancora nelle tende. Non aspettiamo altri 500 anni per farci superare. Chi ha avuto un grande passato non può non avere un grande futuro”.

Un futuro che va però conquistato e che ad oggi, dalle testimonianze del cluster deve fare i conti prima di tutto con le normative nazionali ed europee, che quotidianamente rallentano e compromettono lo svolgimento delle attività marittime. Sotto la lente degli operatori in particolare il nuovo lungo e difficile iter burocratico per effettuare gli indispensabili dragaggi, le normativa europee ed italiane che compromettono la filiera della pesca anche nel porto di Ancona “Ad Ancona c'erano oltre cento equipaggi, oggi ne rimangono 32 soci. Il pesce non manca, ma servono anche due o tre dipendenti destinati a curare la burocrazia per venderlo. Le norme cambiano di sei mesi in sei mesi” la testimonianza del direttore del Mercato Ittico Nicola Pandolfi.

“È necessario che la Direzione Generale sia più sensibile alle istanze degli operatori” conferma l'Ammiraglio Pettorino “Il primo obiettivo deve essere la sicurezza di chi nel porto ci lavora. Anche una sola morte bianca è un fallimento di tutti. Quello della sicurezza, dei beni, ambientale e soprattutto delle persone deve essere un valore staccato da impulsi e pressioni economiche. Un grado di civiltà umana che è obbligatorio mantenere, sia per la sicurezza sul lavoro sia per il soccorso in mare”.

Tema quello del intervento della Guardia Costiera italiana che già in passato ha segnato un contrasto tra l'Ammiraglio Pettorino e le politiche del Governo. Alle politiche di accoglienza o meno rimane prioritario per l'Ammiraglio salvare chi in mare si trova in pericolo di vita. “Anche una sola morta in mare è una morte di troppo. Certo non si può pensare che la soluzione al problema sia il salvataggio in mare. Se dobbiamo intervenire con un salvataggio abbiamo già fallito, l'intervento in mare è come prendere un antipiretico quando si ha la febbre, si curano i sintomi, ma non la malattia”. Rimanda ai politici eventuali soluzioni “io sono solo un tecnico” afferma con modestia Pettorino.



Questo è un articolo pubblicato il 23-01-2019 alle 14:54 sul giornale del 24 gennaio 2019 - 1137 letture