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Come sta l’industria marchigiana? Il rapporto 2018 di Confindustria Marche

4' di lettura Ancona 18/04/2019 - La ripresa ancora stenta ad arrivare, forse rinviata al 2020. Crescita dell’ 1,2% del manifatturiero. Cala l’export – 0.9%, ma rappresenta il futuro per l’impresa marchigiana

Nella sala conferenze della del Centro Direzionale Esagono di UBI Banca a Jesi Confindustria Marche presenta il report annuale del 2018 redatto dal Centro Studi Guzzini. Dal report emerge che bisognerà ancora attendere per la ripresa. Dai primo o secondo trimestre in cui era stata presentata il momento di un solito riavvio viene posticipato all’ultimo trimestre del 2019 o forse al 2020.

Ce lo spiega il Rapporto di Confindustria, che analizza nel dettaglio lo stato della produzione marchigiana, con un focus particolare ai dati sull’export. “Uno strumento importante per capire il sistema produttivo marchigiano” osserva il presidente di Confindustria Marche Claudio Schiavoni “per comprendere meglio cosa è accaduto e cosa accade nel nostro territorio”. La produzione marchigiana se infatti risente della pesante crisi economica degli scorsi anni, stenta a riprendere il regime di crescita che aveva segnato negli anni precrisi e aumenta il divario con le regioni traino dell’economia italiana, come Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. Cita i dati nazionali il Presidente Schiavoni, che vedono le previsioni di crescita allo 0,1%, ma stimate allo 0,1% dall’Europa e allo 0,0% da Confindustria.

Sono in linea con queste statistiche la Merche, che però puntano a fare di meglio. Anche negli anni della crisi ad aver retto il comparto il dato positivo dell’export, sebbene abbia registrato un calo dello 0,9% nell’ultimo anno, ma in trend positivo negli ultimi 5 anni. Si guarda però a chi ha fatto meglio, come Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, quest’ultima con il 27,4% delle esportazioni totali dell’Italia. E proprio sulle esportazioni si concentra il focus annuale Confartigianato, che con la domanda interna stagnante vede nei mercati fuori dall’Italia la reale opportunità di agganciare il treno della ripresa.

Un export che segna un dato negativo è soprattutto per il – 10,8% del comparto farmaceutico senza il quale avrebbe segnato un incremento dello 0,6%. Quasi una sorpresa quella che emerge dallo studio presentato dal professor UNIVPM Marco Cucculelli, che firma il report con G. Ciarpella di Confindustria Marche e A. Iacopini UNIVPM. Dallo studio si sottolinea infatti come i mercati con potenziale di crescita superiore per l’industria marchigiana non siano sempre quelli oltre oceano, ma sia la vicina Europa a lasciare più spazio di manovra alle esportazioni marchigiane. In crescita sono risultate infatti le vendite verso i Paesi Ue (+2,8%) mentre hanno registrato una flessione quelle verso i Paesi extra Ue (-6,0%).

Stabile e anzi in leggero aumento l’occupazione che fa registrare dai positivi nella regione: L’offerta di lavoro è risultata in crescita dello 0,8% pari a 5.300 unità e il tasso di attività ha guadagnato nove decimi di punto raggiungendo il 70,5% (69,6% nel 2017). Bene anche gli investimenti, aumentati del 5,5% rispetto al 2017 (9,7% nel 2017).

A fornire una lettura oltre i dati l’economista Carlo Alberto Carnevale Maffè dell’università Bocconi, intervistato dal giornalista Luca Pagliari. Maffè partendo dai dati coglie l’occasione per rimproverare bonariamente la folta platea di imprenditori che assiepava la sala. “Avete un ottimo reparto produttivo, ma bisogna sforzarsi di più sugli investimenti intangibili”. Softwere, competenze, organizzazione e management i punti deboli dell’industria marchigiana per il professore della Bocconi: “Visito le imprese marchigiane e al primo piano mi sembra di essere in Germania, con i migliori macchinari per la produzione. Salgo al primo piano in amministrazione e sembra di essere nei Balcani” scherza Maffè sottolineando però un ritardo nello sviluppo della gestione delle imprese. “Prima dell’industria 4.0 dobbiamo fare l’imprenditore 4.0. se gli investimenti tangibili offrono un incremento lineare quelli intangibili posso dare un incremento esponenziale. Bisogna digitalizzare il prodotto”. Uno spunto per pensare l’impresa marchigiana in maniera diversa e nuova, anche in vista di un sistema di credito che sta già cambiando: “L’autofinanziamento può bastare al mantenimento e non a crescere. Il credito per conoscenza è un sistema che ha già fallito e non voglio più vedere. Puntando a forme di private o statal equity non possiamo più pensare di presentare un sistema non scientificamente all’altezza”. Investire in competenze dunque, superando il sistema di amministrazione familiare, assumendo manager e professionisti di caratura.


di  Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it





Questo è un articolo pubblicato il 18-04-2019 alle 12:55 sul giornale del 19 aprile 2019 - 1665 letture

In questo articolo si parla di economia, ancona, articolo, Filippo Alfieri

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