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comunicato stampa

Condannato per l’omicidio Colacioppo era latitante dal 2004. Arrestato grazie ai social network

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Aveva partecipato all’omicidio dell’avvocato ascolano Colacioppo nel 1999. Dopo l’assoluzione in primo grado si era dato alla macchia, ma le Questure di Ancona e Ascoli assieme al SCO e la procura generale di Ancona lo hanno rintracciato nella sua Moldavia e assicurato alla giustizia

Il primo febbraio del 1999 la città di Ascoli Piceno, coperta da un manto di neve, diventava il teatro di un terribile ed efferato omicidio. L’avvocato Antonio Colacioppo veniva trovato assassinato nel suo studio, ucciso da 17 coltellate inferte al volto, al collo e al torace. Solo pochi giorni dopo sarebbero stati arrestai i tre responsabili: Angela Biriukova, moglie di Colacioppo, l’amante della donna Valeri Luchin e il terzo complice Iurie Cegolea, tutti e tre di nazionalità moldava. I tre furono inizialmente scagionati dalla sentenza di primo grado, ribaltata però nel 2004 dalla corte di Assise di Macerata, che condanno la mandante (Biriukova) e i due sicari a 30 anni di carcere.

Consapevoli di un possibile esito negativo i tre avevano però già abbandonato l’Italia, per tornare nell’est Europa in regime di latitanza. La Polizia impiegava solo qualche mese a rintracciare la Biriukova, che conviveva con il suo complice e amante Luchin nella periferia di Odessa, in Ucraina. Più abile invece a far perdere le proprie tracce il complice Iurie Cegolea, che riusciva a conservare la libertà fino ai primi giorni del 2019. Inserito nel registro dei 100 ricercati pericoli dell’Italia era solo questione di tempo prima che gli inquirenti riuscissero a trovare una traccia che li portasse al fuggitivo.

Sotto il coordinamento dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Ancona, il Servizio Centrale Operativo (SCO) ha collaborato a stretto contatto con la Squadra Mobile della Questura di Ancona e con quella di Ascoli Piceno. IN particolare rispetto agli scorsi anni le indagini hanno potuto avvalersi delle nuove tecniche di indagine tramite social network e servizi di comunicazione on line come Skype, che hanno permesso di rintracciare dagli uffici di Ancona il latitante Iurie Cegolea in Moldavia. “Un risultato che ci riempie di orgoglio” commenta il Procuratore Generale Sergio Sottani “Un lavoro che ha visto la collaborazione delle due questure con la Centrale Operativa e la Polizia Internazionale. Grazie alle indagini via social e alle intercettazioni telefoniche con personaggi residenti in Italia è stato possibile arrivare a Cegolea”. A commentare l’arresto anche il Questore di Ancona Claudio Crecovia: “Nessun crimine rimane impunito. Le eccellenze della Polizia di Stato hanno ancora una volta dimostrato che se si cerca con insistenza alla fine una strada per arrivare al colpevole la si trova sempre. Anche a distanza di anni la giustizia arriva sempre”.

Un dato che il killer Cegolea aveva decisamente sottovaluta. A distanza di 30 anni dall’omicidio e oltre 20 di latitanza nel suo paese Cegolea, oggi 48enne, si era rifatto una vita. Una moglie e due figli, lavoretti saltuari con cui tirare avanti e svariati account social. Convito ormai di essere fuori dai radar della Polizia Italiana Cegolea era presente sui social, sotto falso nome ovviamente, ma agli inquirenti è bastato tenere sotto controllo i profili social di persone che sapevano vicine al ricercato. Così ecco pubblicati (in alfabeto cirillico) contenuti riguardanti Cegolea e persino foto che lo ritraevano spensierato, permettendo così agli inquirenti di risalire alla firma digitale del ricercato. “Anche se sotto pseudonimo su internet si lascia sempre una firma digitale” spiega il dirigente del SCO Giuseppe Testai “Una volta rintracciato su Cegolea è stato avviato un pedinamento digitale. Grazie alle attività su internet è stato possibile seguire ogni spostamento del sospetto da remoto. Abbiamo ricostruito le sue abitudini, i suoi luoghi, avvicinandoci sempre di più nel preparare l’ultima mossa”. Si stava per procedere all’arresto tramite la Polizia Moldava quando Cegolea, stranamente insospettito, decide di darsi nuovamente alla fuga abbandonando la Moldavia verso l’Ucraina. Il latitante era però già pedinato e non appena passato il confine con l’Ucraina (più incline a cooperare in operazione di Polizia Internazionale rispetto alla Moldavia) veniva arrestato e preso in custodia dall’Interpol. Nel gennaio del 2019 Cegole atterra in Italia e viene trasferito nel carcere di Rebibbia, dove dovrà scontare oltre 25 anni (dei 30 anni di condanna 2 sono stati già scontati in reclusione preventiva e 3 scontanti dal condono).

“Con questo arresto chiudiamo finalmente un cerchio. Abbiamo finalmente ottenuto piena giustizia fino in fono” afferma Patrizia Peroni, Dirigente della Squadra Mobile di Ascoli.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-05-2019 alle 17:24 sul giornale del 01 giugno 2019 - 2853 letture