Tavola rotonda alla Politecnica delle Marche sul progetto “Smart age”

4' di lettura Ancona 29/10/2020 - Politecnica delle Marche, Regione e cooperative al servizio dei cittadini anziani delle aree terremotate per migliorare salute e stili di vita

Tecnologia e rapporto umano trovano il perfetto connubio a favore del cittadino anziano nel progetto “Smart Age”,finanziato nell'ambito del POR Marche FESR 2014-2020 e avviato nell’estate scorsa.

Un'iniziativa che vede fornire ai cittadini anziani, nelle zone marchigiane colpite dal sisma, servizi di assistenza continua dei partecipanti volontari, seguiti singolarmente nel monitoraggio dei parametri medici e fisiologici dalle cooperative coinvolte e spinti ad interagire tra loro e i volontari in ambienti comuni, rispettando sempre le dovute prescrizioni di distanziamento sociale entrate in vigore con il Covid.

Il progetto SMART-AGE interviene su tre scenari: l’Assistenza domiciliare seguita dalla cooperativa “Il Mentore” che opera nei comuni di Palmiano, Venarotta, Acquasanta Terme e Montegallo, l’Orto Sociale, seguito dalla cooperativa “Lella 2001” che opera nel comune di Force e il Centro Diurno seguito dalla cooperativa “Virtus” che opera nel comune di Ascoli Piceno. In questi tre differenti scenari è stata sviluppata un'infrastruttura capace di collezionare diversi dati, da dispositivi integrabili direttamente nella cartella socio-sanitaria del paziente, monitorando dati fisiologici, parametri ambientali, Activity of Daily Living (le attività svolte dalle persone), il livello di attività e le traiettorie delle persone.

Con questi strumenti vengono monitorati i parametri fisiologici come il peso, la pressione, il battito cardiaco, la temperatura e la saturazione. In questo periodo di pandemia il consorzio di SMART-AGE ha deciso di integrare nei 3 scenari anche i sensori che sono ritenuti di fondamentale importanza per rilevare i sintomi del Covid-19: temperatura corporea e saturazione del sangue. In questo modo, la persona anziana che si trova a casa da sola, nell’orto sociale o nel centro diurno, sarà monitorata e si potrà agire in caso di necessità in maniera adeguata. Inoltre, la persona anziana non dovrà andare dal medico di base o in farmacia per il monitoraggio di alcuni parametri, evitando così situazioni di affollamento che potrebbero essere rischiose.

Oltre ai sensori per la misura dei parametri fisiologici sono entrate in gioco altre due tecnologie innovative: una rete di sensori PIR e sensori porta che con l’intelligenza artificiale possono riconoscere le attività che le persone fanno nel proprio domicilio e i braccialetti che integrano sensori inerziali ed accelerometrici che permettono di capire quanta attività fa una persona (ad es. nell'orto sociale e nel centro diurno, come si muove nell'ambiente, il che può servire per capire se socializza o se mantiene il distanziamento).

“Il progetto è entrato nel vivo e stiamo implementando metodologie e risultati anche in questa situazione difficile dovuta al covid” spiega Prof. Gian Marco Revel Responsabile scientifico del progetto “I casi d'uso sono tre: assistenza domiciliare, orto sociale e centro diurno. Sedi fisiche e tecnologie avanzate contribuiscono a creare una infrastruttura unica, poter monitorare i parametri fisiologici ed il livello di attività, per capire se nell'orto sociale svolgono attività di livello fisico giusto per rimanere attivi. Utilizziamo l'intelligenza artificiale per capire livelli di benessere e offrire servizi personalizzati”

Un progetto che porterà risultati applicabili su vasta scala, secondo il direttore di Ospedali Riuniti di Ancona Michele Caporossi: “La possibilità di monitorare un piccolo numero di persone ci aiuta a costruire un'inferenza per modellare un setting da applicare a molte persone. Da un piccolo modello ad un'ampia scala che attraverso i big data ci può fornire una strategia precisa con cui costruite un modello assistenziale dedicato alle singole persone.In futuro non saranno le persone malate che andranno in ospedale, ma saremo noi ad andare da quelle persone prima che si ammalino, con le giuste indicazioni preventive”.

“In questo progetto ritroviamo molti dei settori strategici della nostra regione” osserva Mirco Carloni Assessore Attività Produttive della Regione Marche “Si parla di silver economy, biodiversità agricola, spopolamento delle aree terremotate. Dobbiamo saper integrare e prendere questo progetto come best practice. Fare di questi progetti esempi di eccellenza dove, in modo sussidiario, tra Università, imprese e Regione si possa lavorare insieme per ridare orgoglio e una collocazione sociale ed economica alle aree interne del nostro territorio”.

Non a caso è stato scelto infatti il territorio dell'Ascolano e comuni fortemente colpiti dal sisma per avviare un progetto che punta a servire servizi anche per scongiurare lo spopolamento dei comuni interni, già in atto prima del sisma: “Dobbiamo offrire una serie di servizi ai residenti di questo territorio in diversi scenari” afferma il rettore della Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori “Assistenza domiciliare, utilizzo dei parametri fisiologici e telemedicina. Aprire anche un fronte sociale come è stato fatto con l'Orto sociale e il centro diurno. L'integrazione di più attività ci permetterà di salvaguardare questi borghi che rischiano di morire”.


di  Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-10-2020 alle 15:50 sul giornale del 30 ottobre 2020 - 214 letture

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