Lac Marche: "Invasione di cinghiali a Posatora? Solito allarmismo pretestuoso"

Vivere Ambiente, cinghiali 4' di lettura Ancona 01/03/2021 - Con tutti i problemi sanitari ed economici che la nostra società sta subendo a causa della pandemia, c’è ancora qualcuno che trova il tempo per scrivere articoli allarmistici sulla presunta"invasione" dei cinghiali nelle nostre città e sulla loro "pericolosità" nei confronti delle persone, manco fossimo in una savana o in una foresta, alle prese con leoni e tigri fameliche (peraltro purtroppo quasi estinte)...

L’ultimo “caso” è avvenuto alla Posatora di Ancona, dove è stato avvistato un piccolo branco di cinghiali composto da alcuni adulti e da una decina di cuccioli e si è “allertato” per questo il locale Comitato “Frana Contro”, che ha raccolto oltre 200 firme di cittadini “preoccupati” ed “impauriti”, minacciando addirittura di scendere in strada con i fucili da caccia per risolvere il “problema”!

Visto che nessuna autorità preposta si è preoccupata di spiegare come stanno realmente le cose, tranquillizzando così la popolazione, lo facciamo noi della LAC –Lega per l’Abolizione della Caccia, che di questo argomento ci occupiamo (purtroppo) quotidianamente. Uno dei motivi per cui i cinghiali si avvicinano ai centri abitati è perché nelle nostre città essi trovano cibo “gratis” nei pressi dei cassonetti dei rifiuti o delle discariche abusive presenti nelle periferie. Quindi, per risolvere il “problema”, basterebbe semplicemente eliminare la “fonte”, ovvero i rifiuti!

Ma il motivo principale della presenza dei cinghiali nelle città è perché in esse vi trovano rifugio e scampo dalle braccate dei cacciatori! Infatti le “braccate”, che sono la forma di caccia meno selettiva, destrutturano i branchi dei cinghiali, composti prevalentemente da femmine e dai loro cuccioli e guidati dalla femmina più anziana chiamata "matriarca". Questa è l'unica del branco che va in estro e quindi si accoppia con i maschi, che vivono solitari e per cui sono chiamati in dialetto "solenghi". Quando, nel corso delle loro braccate, i cacciatori ammazzano la femmina matriarca, che è la capobranco, il branco si disgrega e le altre femmine che prima erano sottomesse, vanno in estro e si accoppiano con i maschi, andando poi a formare altri branchi di cinghiali di cui diventeranno a loro volta le capobranco.

Questo è, in sintesi, il meccanismo che ha determinato negli ultimi 50 anni la proliferazione e la diffusione su tutto il territorio italiano della specie cinghiale, che peraltro non è quella autoctona, ma quella balcanica, molto più grossa e prolifica, introdotta dai cacciatori negli anni ‘70 del secolo scorso per i loro scopi venatori. Per quanto riguarda invece la presunta “pericolosità” del cinghiale, si tratta di una leggenda metropolitana. Infatti, il cinghiale non è affatto un animale aggressivo, anzi, è molto confidente ed intelligente e quindi sa benissimo che non gli conviene “rapportarsi” con l’uomo, che è la specie animale di gran lunga più pericolosa del Pianeta...

L’unico modo per scatenare l’aggressività in un cinghiale è quello di minacciare i suoi cuccioli, essendo i branchi composti, come detto, da femmine e loro piccoli. Ma quale specie animale, compreso l’uomo, non difenderebbe i suoi figli anche a costo della propria vita? Quindi è perfettamente inutile, ed anzi controproducente, continuare a richiedere l’intervento “armato” dei cacciatori per risolvere il “problema” dei cinghiali, anzi, bisognerebbe invece vietarne la caccia, perché, come dimostrato, essa è proprio la causa scatenante della proliferazione e diffusione della specie. In questo modo il cinghiale rimarrà confinato nei boschi, dove troverà cibo a sufficienza e tranquillità, mentre al contenimento della specie provvederà il lupo che è il predatore naturale del cinghiale.

Se invece si continueranno a diffondere video o a scrivere ridicoli articoli allarmistici, terrorizzando i cittadini con accuse infondate sulla pericolosità dei cinghiali, si forniranno solo alibi ai politici ed agli amministratori per arruolare storme di cacciatori, ed alimentare così il lauto commercio clandestino di carne di cinghiale collegato alla sua caccia! L’Italia e le Marche in particolare, hanno certamente molti altri (e più seri) problemi da risolvere, che non sono certo la presenza dei cinghiali nelle città, a cominciare proprio dal diffuso dissesto idrogeologico, determinato da decenni e decenni di abusivismo edilizio e di saccheggio del territorio! Consigliamo quindi agli amici del Comitato “Frana Contro” di Posatora di occuparsi di questo problema “reale”, visto che peraltro è il motivo stesso per cui è stato costituito il loro comitato.


da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-03-2021 alle 16:30 sul giornale del 02 marzo 2021 - 358 letture

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