Il tumore al fegato oggi si combatte con un nuovo approccio multidisciplinare: lo dicoco gli esperti dell'UNIVPM

6' di lettura Ancona 31/03/2021 - Il tumore al fegato, ossia l'Epatocarcinoma (HCC), è considerato tra i “big five killers”, cioè tra le cinque neoplasie al mondo con la maggiore incidenza e mortalità. In Italia vi sono 13.000 casi ogni anno e la mortalità è elevata, in quanto la sopravvivenza a 5 anni è del 20% e a 10 anni è solo del 10%. Ma dalla scienza e dalla ricerca arrivano nuovi approcci terapeutici che aprono a nuove speranze.

Quali? Lo hanno spiegato bene i medici e ricercatori che hanno preso parte al Convegno organizzato dalla Prof.ssa Rossana Berardi, Professore Ordinario presso l’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona, e dal Prof. Gianluca Svegliati Baroni, Professore Associato dell’Università Politecnica delle Marche e Responsabile dell’Unità Danno Epatico e Trapianti degli Ospedali Riuniti di Ancona.

"Il carcinoma epatocellulare insorge in un fegato malato e generalmente in pazienti con la cirrosi epatica. Questo è un concetto molto importante perché i pazienti con questa patologia dovrebbero sottoporsi all’ecografia dell’addome ogni sei mesi, così da poter diagnosticare il tumore nella fase più precoce possibile -spiega il Prof. Svegliati Baroni- In questi casi, in presenza di un tumore di piccole dimensioni, il paziente può essere sottoposto a molteplici trattamenti (come la resezione epatica chirurgica o l’ablazione radiologica) che permettono di eliminare o distruggere radicalmente la neoplasia. In altri casi si può ricorrere al trapianto di fegato, con il risultato di eliminare sia il tumore che la malattia che lo ha indotto, la cirrosi epatica appunto. Sotto questo aspetto gli Ospedali Riuniti sono all’avanguardia nazionale con il Centro Trapianti diretto dal Prof. Vivarelli".

Fondamentale dunque è la sorveglianza del paziente con cirrosi per una diagnosi precoce, con la consapevolezza per il paziente che soffre di una malattia di fegato di ottenere una diagnosi precisa. "Grazie alla diffusione dei programmi di screening e sorveglianza, in Italia, un numero sempre crescente, per quanto ancora insufficiente, di pazienti ottiene una diagnosi in stadio precoce. In tali casi è possibile sottoporre il paziente a trattamenti potenzialmente curativi, che eliminano completamente la malattia. Un ostacolo alla diagnosi precoce deriva però dai cambiamenti nelle cause di malattie del fegato -aggiunge il Prof. Svegliati- Fino a qualche anno fa, le cause più frequenti erano l’epatite da virus C o da virus B, la diagnosi era in qualche modo più facile, perchè i pazienti o il medico di famiglia erano più consapevoli della malattia di fegato. Come in molti paesi industrializzati, anche in Italia il profilo epidemiologico è andato modificandosi a causa del progressivo incremento di casi insorti in corso di malattie metaboliche (diabete, obesità, dislipidemia, ipertensione arteriosa), quando l’HCC può svilupparsi anche in assenza della cirrosi. Quindi in questi pazienti è necessaria una valutazione dell’eventuale presenza di danno al fegato da parte del medico di famiglia, dello specialista che lo ha in cura, o dell’epatologo, per definire il rischio di insorgenza dell’HCC e quindi l’eventuale necessità del programma di sorveglianza nello specifico caso".

"Purtroppo, in un numero ancora troppo elevato di casi, la diagnosi viene effettuata in stadi più avanzati. Per tutti, ma soprattutto per questi pazienti, è necessaria la valutazione in centri specializzati, come quello presente presso gli Ospedali Riuniti di Ancona, così da ipotizzare un percorso, basato su trattamenti multidisciplinari, per ottenere anche in questi casi più avanzati la completa guarigione dalla neoplasia -aggiunge la prof.ssa Rossana Berardi- Questo è possibile, ed è un messaggio importante per i pazienti ed i loro familiari. Purtroppo, in alcuni casi la diffusione del tumore è tale che non è possibile pensare ad un trattamento radicale e definitivo. Però per questi pazienti sono ormai a disposizione numerosi farmaci per cercare di contenere la malattia. Un numero significativo di questi pazienti trae vantaggio da farmaci a bersaglio molecolare o dall’immunoterapia, farmaci che hanno aperto la strada alla terapia sistemica sequenziale di questi pazienti, ed irrobustito ulteriormente la necessità di un approccio multidisciplinare al trattamento di questa neoplasia".

Non a caso lo scopo dell’evento è stato proprio quello di affrontare la complessità clinica e terapeutica del carcinoma epatocellulare in un’ottica multidisciplinare grazie agli interventi di vari specialisti.

"Nelle Marche esiste una massa critica di tecnologia, cultura sanitaria e pazienti per una sanità di eccellenza. E' quindi fondamentale l'integrazione con il territorio attraverso i percorsi e l'attuazione di quella che viene definita come organizzazione ibrida, in cui la condivisione multidisciplinare delle decisioni terapeutiche permette il migliore trattamento sul singolo paziente -ha sottolineato il Dr. Michele Caporossi, Direttore Generale degli Ospedali Riuniti di Ancona- Proprio in questi giorni verrà inaugurato il CORM (Centro Oncologico di Ricerca delle Marche) che ha o scopo di favorire tramite una piattaforma digitale lo scambio di informazioni e la discussione dei casi clinici, fino a realizzare il sogno dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina. L'Ospedale di Torrette è in prima linea nella lotta al COVID-19, ma cerchiamo anche di garantire gli screening e le terapie delle altre patologie acute o di quelle croniche non differibili, e ci siamo riusciti anche con l'aiuto delle istituzioni regionali che non ci hanno mai fatto mancare il loro supporto.”

In queste patologie le parola d'ordine sono ricerca ed integrazione. "L’Epatocarcinoma è una patologia complessa e richiede un approccio multidisciplinare per la cura del paziente - afferma il Rettore dell'Università Politecnica delle Marche Prof. Gian Luca Gregori. È necessaria la collaborazione stretta tra diverse figure mediche, oncologo, epatologo, chirurgo, radiologo e infettivologo, oltre ad una ricerca continua capace di offrire nuove opzioni terapeutiche. L’Università Politecnica delle Marche e la Facoltà di Medicina e Chirurgia lavorano congiuntamente all’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona per offrire le più avanzate possibilità di trattamento e cura dei pazienti colpiti da questa neoplasia”. Il Rettore ha poi sottolineato come abbiamo imparato, non solo in campo oncologico ma anche durante la pandemia, l'importanza della comunicazione, un elemento fondamentale in Sanità per fornire quell’informazione efficace e concertata così da spazzare via le fake news che hanno un impatto negativo sullo stato di salute della popolazione.

A portare i saluti della Regione Marche è stato anche il presidente Francesco Acquaroli che, nel ringraziare tutti gli operatori sanitari "che hanno permesso una grande risposta della nostra Regione alla pandemia", ha sottolineato come ora sia "anche il momento di cominciare a pensare al futuro". "In patologie come il tumore del fegato -ha detto- la parola chiave è la prevenzione, ed esalteremo il ruolo della prevenzione all'interno del Piano Sanitario Regionale. E' fondamentale diffondere nella popolazione la cultura della prevenzione, ed è fondamentale avere servizi nel territorio facilmente fruibili. Abbiamo a disposizione cultura e tecnologie di alto livello nella nostra Regione, e vogliamo incrementare il ruolo di riferimento della sanità marchigiana, che deve diventare punto di riferimento nazionale”.








Questo è un articolo pubblicato il 31-03-2021 alle 00:11 sul giornale del 01 aprile 2021 - 518 letture

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