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Suicidio assistito. ASUR Marche denunciata dal paziente che chiede la verifica delle sue condizioni

6' di lettura Ancona 26/08/2021 - L'accusa è di omissione d'atto d'ufficio per non aver rispettato la sentenza del tribunale di Ancona che chiedeva di procedere alla verifica delle condizioni per accertare il diritto al suicidio assistito. Ad Ancona Cappato e Gallo in sostegno di Mario

Continua a svolgersi tra le aule dei tribunali la battaglia per il diritto al suicidio assistito in Italia. La prima storica sentenza risale al settembre 2019, quando la Corte Costituzionale stabilisce che non è sempre punibile chi aiuta una persona a suicidarsi, pronunciandosi sul caso di Marco Cappato e di DJ Fabo. Una sentenza che ha portato Mario, nome di fantasia, a voler intraprendere il percorso previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale per poter usufruire del diritto al suicidio assistito senza dover abbandonare il proprio paese.

LA STORIA DI MARIO

Mario, un nome di fantasia scelto per mantenere la propria privacy, è un 43enne marchigiano, tetraplegico da 10 anni in seguito ad un grave incidente stradale. La condizione di Mario gli causa dolore e immobilità, con decorso lento, ma inevitabilmente peggiorativo. Mario decide di porre fine al proprio dolore, attivandosi per usufruire del diritto al suicidio assistito in Svizzera. Con il percorso già approvato e pronto a partire nel settembre del 2020 Mario scrive a Cappato per informarlo del proprio percorso. Cappato, tesoriere della Associazione Coscioni informa Mario della possibilità, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale di intraprendere questo percorso, nella sua regione e vicino alla sua famiglia.

IL PERCORSO GIUDIZIARIO

Così nell'agosto del 2020 Mario fa richiesta all'Asur per la verifica delle condizioni per accertare il diritto al suicidio assistito, così come stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale. Dopo una prima decisione con cui il Tribunale di Ancona aveva negato la possibilità per Mario di accedere alla morte assistita in Italia, lo scorso 9 giugno 2021 i giudici del Tribunale di Ancona ribaltano la precedente decisione, imponendo con questa ordinanza alla ASUR di verificare che Mario abbia le condizioni d’accesso al suicidio assistito.

Trascorsi oltre 30 giorni dalla diffida senza che l’ASUR Marche si sia attivata o abbia motivato il proprio silenzio, Mario ha deciso di procedere in sede penale, depositando un esposto presso la Procura della Repubblica di Ancona e denunciando l’omissione di atti d’ufficio da parte della azienda sanitaria.

LE DICHIARAZIONI DI MARCO CAPPATO E DI FILOMENA GALLO

A sostenere le ragioni di Mario Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni e co-difensore di Mario, e Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che hanno annunciato l'ultima iniziativa legale di Mario alla conferenza stampa tenuta presso il gazebo per la raccolta delle firme a favore del Referendum Eutanasia Legale.

“Mario avrebbe potuto porre fine alla propria vita andando in Svizzera già a settembre del 2020” spiega Marco Cappato “Se non è partito è perché ha deciso di agire legalmente nella sua città e nella sua regione. Oggi è passato un anno. La sua fortuna o sfortuna e che la sua non è una malattia ha un decorso lento, se fosse malato di cancro sarebbe già morto. Ma purtroppo peggiora. Lo abbiamo incontrato poco fa e ci ha detto che non riesce più a stare sul al carrozzina neanche 10 minuti per il dolore” “La caparbietà di Mario è per ottenere un proprio diritto. Lui sta seguendo in modo rigoroso tutti i protocolli dei medici. Mario non si sta la sciando andare. Non c'è una persona, come vuole la retorica in questi casi, sola ed abbandonata, ma una persona curata a cui la Regione Marche impedisce un diritto costituzionale con una violenza e tortura nei suoi confronti”.

Al fianco di Mario, anche come rappresentante legale nella vicenda giudiziaria Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni “Mario ha chiesto all ASUR Marche di essere sottoposto alla verifica delle proprie condizioni per essere sottoposto a suicidio assistito. Oggi questa è una strada percorribile grazie a quella sentenza per malati con capacità di autodeterminazione e con sofferenza. Dalla corte Costituzionale abbiamo una sentenza immediatamente applicabile dal dicembre del 2019. La risposta dell' ASUR è stata aver inviato una lettera di diniego in cui offriva il percorso delle cure palliative, sostenendo che la sentenza non fosse applicabile senza una legge. Abbiamo quindi costituito un collegio legale di difesa con la Coscioni e ci siamo rivolti al Tribunale di Ancona. Il primo giudizio è stato vinto dell'ASUR, ma il reclamo, deciso da un collegio di giudici a giugno, ha affermato che Mario ha diritto ad ottenere quella verifica. Eppure dal 9 giugno ASUR non ha fatto alcun passo. Abbiamo quindi depositato denuncia querela per accertare i reati. Mario sta vivendo una tortura per inerzia dell'ASUR della Regione Marche e del presidente Francesco Acquaroli”.

LA QUESTIONE POLITICA

Parallela alla vicenda giudiziaria quella della Politica che l'Associazione Coscioni ritiene parimente responsabile. “Lo stesso Minisro Speranza ha risposto a Mario esponendo il dovere dello Stato centrale di garantire l'uniformità su tutto il territorio dei diritti costituzionali. Proprio in base a questo diritto chiediamo che la politica tuteli i diritti di Mario” sostiene Marco Cappato “Basta parlare dei diritti in teoria, il diritto è una cosa seria. È dovere dell ASUR e del governo intervenire perché esistono gli strumenti giuridici per far rispettare i diritti di Mario anche in caso di inazione del Presidente Acquaroli dell ASUR e della Regione Marche”.

Intanto Maurizio Mangialardi, capogruppo del PD in Consiglio regionale, annuncia di aver depositato la richiesta di interrogazione all'Assessore alla sanità Saltamartini.

IL REFERENDUM

Parallelamente procede il Referendum Eutanasia Legale. “Non stiamo parlando dello stesso argomento” precisa Marco Cappato che annuncia anche la firma in mattinati di Mario all'inziativa “Mario ha firmato per un diritto degli altri, non per sé. Il suo diritto è già sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale, ma ci sono casi, come il suo, in cui l'autosomministrazione può risultare complicata da ridotta mobilità. Lo ha fatto per tutti quei malati nelle sue condizioni che dovrebbero ottenere non soltanto di darsi la morte, ma anche di essere aiutati da un medico a farlo. È quello che chiede il referendum”.

Referendum che in Italia ha raccolto oltre 750 mila persone. Un'iniziativa quella promossa dalla associazione Luca Coscioni che ha ricevuto grande partecipazione in tutta Italia e anche ad Ancona, dove i volontari hanno raccolto nei gazebo di Ancona e Numana oltre 2000 firme a sostegno della proposta. “La partecipazione è molto trasversale” racconta il referente Giacomo Clementi “abbiamo ricevuto la firma di una ragazza che aveva compiuto 18 anni da una settimana e quella di una 93enne. Alcuni vengono apposta, altri scoprono per caso cosa stiamo facendo, altri ancora hanno bisogno di parlare con noi per capire bene di cosa si tratta prima di firmare, ma l'adesione è normalmente molto consapevole e partecipata”.


di  Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it







Questo è un articolo pubblicato il 26-08-2021 alle 14:39 sul giornale del 27 agosto 2021 - 195 letture

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