"Terra Sacra", inaugura alla Mole la mostra dedicata alle opere restaurate dopo il terremoto

4' di lettura Ancona 26/11/2021 - Il progetto fa dialogare le opere antiche del territorio, restaurate dopo il sisma di cinque anni fa che ha colpito le Marche e il Centro Italia, e l’arte contemporanea.

Cinque anni fa un terremoto ferì l’Italia centrale provocando ingenti danni e numerosi morti. Le Marche furono una delle regioni più colpite e la città di Ancona fu tra le prime a interrogarsi sulle forme di aiuto da portare ai territori coinvolti. Gli interventi iniziali si concentrarono proprio sul recupero dei capolavori d’arte antica danneggiati, per i quali vennero immediatamente messi a disposizione gli spazi della Mole Vanvitelliana in cui furono da subito ospitati e custoditi per essere esaminati e restaurati: un’azione tempestiva che vide fianco a fianco il Comune di Ancona, il Ministero dei Beni Culturali, il Nucleo Tutela dei Carabinieri. Da questa azione, nacque l’idea di realizzare un progetto che facesse dialogare queste opere con quelle di alcuni dei protagonisti dell’arte contemporanea.

E così, la Mole Vanvitelliana, struttura sanitaria e difensiva, che sorge come una spettacolare isola artificiale pentagonale, progettata nel 1732 da Luigi Vanvitelli nel porto di Ancona, diventerà dal 27 novembre all’8 maggio 2022, il centro di questo progetto che aiuterà il pubblico anche a riflettere sul rapporto tra natura e uomo. La mostra, dal titolo TERRA SACRA, curata da Flavio Arensi, organizzata e prodotta dal Comune di Ancona e dal Museo Tattile Statale Omero, con il Fondo Mole Vanvitelliana, con la collaborazione della Soprintendenza delle Marche, il sostegno della Regione Marche e della Fondazione Cariverona attraverso il bando Valore Territori, con il patrocinio di ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani, è nata proprio nell’ottobre del 2016 quando, durante l’inaugurazione dell’esposizione Ecce Homo sulla condizione umana attraverso la scultura figurativa, si percepirono le maggiori scosse del terremoto che stava colpendo la regione.

“La genesi della mostra l’ha resa ancora più potente - commenta Paolo Marasca, Assessore alla Cultura di Ancona - e l’attesa ci ha spinto a gestire una riflessione che parte dal trauma del terremoto per includere l’intero rapporto tra l’umanità, le sue forme di relazione e il pianeta in cui vive. Un rapporto totalmente messo in discussione dal COVID. Si legano, così, le opere antiche e le comunità che le possiedono, che stiamo coinvolgendo tramite ANCI, e un presente che non ci saremmo mai aspettati. L’arte diventa una chiave di lettura indispensabile. Ancona accetta una grande sfida, che sarà utile a tutto il Paese”.

“TERRA SACRA – afferma Flavio Arensi – non ha tuttavia alcuna intenzione di confrontarsi con i fatti materiali, con le perdite e i crolli del terremoto, con il lutto o la paura in senso stretto. Si tratta, invece, di un recupero e di una restituzione della vita”.

Il percorso espositivo che si dispiega per tutti i luoghi della Mole Vanvitelliana, dalle mura alla corte, dal Magazzino Tabacchi al deposito della Soprintendenza delle Marche, presenta le 120 opere di 35 artisti, portavoce di linguaggi espressivi, spesso molto diversi tra loro: Claudio Abate, Guido Airoldi, Giovanni Albanese, Peppe Avallone, Gianfranco Baruchello, Matteo Basilè, Mirella Bentivoglio, Renato Birolli, Gregorio Botta, Andrea Bruno, Silvia Camporesi, Maurizio Cannavacciuolo, Leonardo Cremonini, Gino de Dominicis, Franco Fanelli, Flavio Favelli, Piero Fogliati, Paolo Icaro, Titina Maselli, Pietro Masturzo, Marco Mazzoni, Zoran Music, Gina Pane, Luca Pancrazzi, Filippo Piantanida, Franco Piavoli, Franco Pinna, Pasquale Palmieri, Roberto Pugliese, Quayola, Salvo, Giorgio Santucci, Pierantonio Tanzola, Alessandro Tesei, Zerocalcare.

“Questa mostra - commenta Giorgia Latini, Assessore regionale alla Cultura -, nata da una felice intuizione che, a partire dal terremoto e dalle opere ferite e ricoverate all'interno della Mole, ha immaginato un percorso che indaga il rapporto fra uomo e natura, è la testimonianza della forza di reazione che da sempre ha contraddistinto la nostra regione. Una forza che diventa, come in questo caso, anche uno stimolo alla riflessione: l’uomo ha sempre avuto come riferimento della sua opera la natura, l’arte ne è stata una delle forme espressive più alte. Nell’opera artistica ritroviamo le contraddizioni e le affinità con ciò che ci circonda. La pandemia ci ha introdotti in una nuova necessaria speculazione di questo rapporto. Ripartire dal concetto di Terra Sacra è il giusto modo per rientrare in una relazione che assuma uno sguardo profondo sulla natura, sul paesaggio, sull’uomo, lo sguardo dell’arte, contemplativo, anzitutto pieno di rispetto e di cura”.

La mostra intende partire dal territorio di Ancona e in particolare dalla Mole, che ormai da anni si è confermata uno degli spazi culturali più importanti del centro-sud della Penisola, anche in virtù delle contaminazioni fra cultura (le mostre), psicoanalisi e scienze umane (Festival KUM!), musica (La mia generazione festival), e innovazione nell’ambito dell’accessibilità (Museo Omero).








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-11-2021 alle 17:40 sul giornale del 27 novembre 2021 - 150 letture

In questo articolo si parla di cultura, comunicato stampa

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