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Il Giudice dà ragione al richiedente asilo: “La Questura deve avviare la procedura di accoglienza nei termini di legge”

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tribunale di ancona

Ha vissuto in strada per 5 mesi in attesa che la sua Questura formalizzasse la sua domanda di protezione internazionale. Il ricorso in tribunale dà ragione al richiedente che avrebbe dovuto attendere al massimo 13 giorni

Sono attualmente circa 70 i richiedenti asilo che attendono, spesso vivendo in strada, che la loro richiesta di protezione internazionale venga formalizzata dalla Questura, così da poter intraprendere il percorso che vedrà alla fine accettare o rifiutare la loro domanda.

LA VICENDA

Questa la realtà che stava vivendo un ragazzo pakistano di 27 anni che chiameremo Syed (nome di fantasia), che rappresentato dall’avvocato Paolo Cognini ha deciso di portare la sua vicenda davanti ad un giudice. Syed si era presentato per la prima volta in Questura il 5 agosto. La sua pratica era stata poi rinviata di mese in mese fino ad arrivare a gennaio. Un periodo vissuto da Syed, come da tanti altri migranti in Ancona, vivendo in strada, in un limbo burocratico che impediva loro qualsiasi diritto. Come spiegato dalla Ambasciata dei diritti Marche e riportato anche nella sentenza pubblicata nella giornata di oggi, la Questura rimandava l’avvio della procedura di valutazione di protezione a causa della mancanza di posti nel sistema di accoglienza della Prefettura di Ancona.

LA SENTENZA

Ora la Questura dovrà accettare la domanda di Syed. Infatti secondo quanto ordinato dal Giudice “l’Ufficio si dovrà attenere a quanto stabilito dalla legge e redigere il verbale delle dichiarazioni del richiedente entro 3 giorni lavorativi, prorogabili di altri 10 giorni in caso di un elevato numero di domande”. 13 giorni in totale, a fronte dei 5 mesi attesi da Syed. Inoltre nell’ordinanza il giudice specificava che in caso di assenza di posti utili nelle strutture di prima accoglienza è prevista l’attivazione di strutture straordinarie ad opera della Prefettura.

La sentenza, che per il momento si esprime solo sulla posizione di Syed, potrebbe però aprire la strada anche a tutte le altre “domande in sospeso” che vedono decine di persone attendere in strada il loro turno, come aveva fatto fino ad oggi Syed, accampandosi in luoghi come la stazione marittima, l’ascensore del Passetto o proprio nei pressi della Questura.

L’Ambasciata dei Diritti Marche: “Basta parlare di emergenza”

«Continuiamo a parlare di emergenza, ma sono anni che l’Italia attraversa questo fenomeno» a parlare è Danilo Burattini, attivista dell’Ambasciata dei Diritti Marche, associazione che fin dall’inizio ha seguito questo fenomeno sostenendo i richiedenti di Ancona. «Il prefetto ha dichiarato di preferire un modello di accoglienza diffusa ed è dimostrato che questa sia la strada migliore da seguire, ma dobbiamo avere gli strumenti adatti per affrontare questi casi, che non sono più eccezionali. L’Italia non è un paesello, non possiamo non essere in grado di affrontare questi flussi»

“Si resiste nel limbo grazie ad associazioni e carità privata”

Nel frattempo chi vive per strada lo fa senza alcun diritto. Come scritto sopra le persone migranti si trovano in un “limbo burocratico” nel quale si sono dichiarate come richiedenti asilo, ma di fatto non sono contemplate in alcun modo dal sistema, risultando di fatto clandestini e senza accesso ad alcun diritto.

«L’unico tipo di assistenza prevista è quella sanitaria, garantita a persone temporaneamente presenti sul territorio. E per fortuna perché ne hanno bisogno- spiega Burattini- se queste persone riescono a resistere nei mesi in strada, a sopravvivere, è solo grazie all’aiuto delle associazioni che si occupano delle persone in strada e dei tanti aiuti dei privati cittadini che si mobilitano in autonomia».





tribunale di ancona

Questo è un articolo pubblicato il 16-01-2023 alle 23:42 sul giornale del 17 gennaio 2023 - 156 letture






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