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Intervista al Prof Univpm Caputo Barucchi: «Impariamo a convivere con il lupo e attenzione alla "sindrome di Cappuccetto Rosso"»

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Intervista a Vincenzo Caputo Barucchi, professore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche sul ritorno di lupie cinghiali a ridosso della città: “Le campagne si spopolano e la natura si riprende i suoi spazi. Dobbiamo imparare a convivere e gestire questo fenomeno”

Sono sempre più all’ordine del giorno i casi di avvistamenti di lupi nei pressi della città di Ancona e di tutta la provincia. Fenomeni che non mancano di suscitare apprensione e allarme, come avvenuto con una cagnolina messa in fuga nella campagna tra Posatora e Torrette qualche giorno fa (Qui l’articolo). Al di là dei singoli casi è evidente come si sta assistendo ad un avvicinamento degli animali selvatici sempre più costante alla costa e ai centri abitati.

«Le zone interne sono sempre meno popolate e con l’abbandono delle campagne e di un’agricoltura che fino a pochi decenni fa comportava una presenza capillare dell’uomo. La natura si sta riprendendo questi spazi». È questa una delle spinte principale al ritorno di caprioli, cinghiali ed anche lupi sulla soglia delle nostre città, come ci spiega il prof Univpm Vincenzo Caputo Barucchi «Sicuramente anche i lupi si stanno espandendo, spostandosi verso la costa e zone più densamente abitate». Una presenza quella del lupo testimoniata da tanti avvistamenti, ma probabilmente anche influenzata, almeno in parte, dalla suggestione che questo animale ancora esercita: «Il rischio di fobia collettiva, che potremmo chiamare “sindrome di cappuccetto rosso”, con il lupo esiste. Sono animali abbastanza schivi, che si muovono soprattutto di notte e che molto difficilmente si fanno notare».

DOVE CI SONO LE PREDE CI SONO I PREDATORI

Il ritorno del lupo in queste zone è legato anche alla presenza delle sue prede preferite: caprioli e cinghiali. Questi ultimi soprattutto sono aumentati negli ultimi anni, arrivando spesso a ridosso dei centri abitati. Possibile che la causa sia quella di un possibile inserimento in natura di “cinghiali sloveni”, che sarebbero più massicci e prolifici degli italiani, a scopi venatori?

«Non saprei- afferma il prof Caputo Barucchi – però il cinghiale italico anni fa aveva dimensione più contenute. Il primo fattore della sua prolificità è sempre un maggiore spazio a disposizione con lo spopolamento delle aree interne. In passato per decenni si sono eseguiti rilasci in natura dei cinghiali a scopi venatori. Ovviamente da qualche anno esiste il problema opposto e si eseguono abbattimenti controllati. È sempre questione di un equilibrio ecologico».

PERICOLI E ACCORTEZZE

Il ritorno di questi animali selvatici in un territorio abitato è un pericolo per la popolazione umana? «Ritengo che il pericolo maggiore della presenza di questi animali nel territorio sia quello rappresentato dagli incidenti automobilistici notturni» la risposta del prof Caputo Barucchi. I veri pericoli sono quindi legati alla guida e nello specifico all’attraversamento dei massicci cinghiali.

CANI E ANIMALI DOMESTICI

A correre qualche rischio reale, direttamente connesso alla presenza dei lupi sono invece gli animali domestici, da allevamento o compagnia, che senza aver adottato alcune precauzioni possono essere visti come prede dai lupi. «Ci siamo abituati ad un mondo senza la presenza di grandi predatori e abbiamo abbassato la nostra vigilanza. Ora però sono tornati e dobbiamo tornare ad avere una maggiore attenzione verso i nostri animali domestici e da allevamento. Avere più vigilanza sui nostri animali ed evitare di lasciarli andare in giro di notte».

Per adulti e bambini non si può parlare di rischio vero e proprio, sebbene è sempre opportuno evitare situazioni di pericolo, affidandosi al buon senso.

LA PAURA DEL LUPO

Quando si parla di lupo però la paura è sempre dietro l’angolo. Un sentimento che viene dal passato e che non va sottovalutato, ma compreso e considerato in un processo di convivenza con questo animale. Un fenomeno che ha preso il nome di sindrome di Cappuccetto Rosso:

«Il lupo risveglia in noi una paura atavica. È il simbolo della natura selvaggia che ci spaventa perché ce ne siamo allontanati. Una natura minacciosa di cui ci eravamo dimenticati e che ci coglie impreparati».

Un problema psicologico quindi, che non andrebbe sottovalutato, ma preso in considerazione come uno degli aspetti di questo fenomeno: «Bisognerà imparare a gestire razionalmente questa convivenza. Il ritorno del lupo, per chi si occupa di tutela dell’ambiente rappresenta un grande risultato. Fino a 30 – 40 anni fa sembrava che il lupo fosse destinato a scomparire, ora invece è tornato a proliferare. È il frutto di politiche ambientali che hanno avuto un impatto positivo, ma che ora dobbiamo saper gestire».

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Questa è un'intervista pubblicata il 16-01-2023 alle 20:01 sul giornale del 17 gennaio 2023 - 600 letture






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