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L’Anconetano del Giorno, a tu per tu con Gualberto Compagnucci

5' di lettura

Ancona, come le Marche d’altronde, è un grande caleidoscopio di sapori e saperi, dalle azzurre acque dell’Adriatico che ospitano gli amatissimi Moscioli selvatici di Portonovo alle vicine montagne, casa di pregiate produzioni vinicole e di antiche ricette ancora oggi amatissime.

Il nostro ospite di oggi, nella sua lunga carriera, ha parlato di tutto ciò con spirito di osservazione, competenza e un occhio sempre attento alla valorizzazione del nostro territorio, parte dell’unica regione al plurale d’Italia. Stiamo parlando del Commendator Gualberto Compagnucci, sommelier e direttore di alcuni dei migliori ristoranti e hotel di tutta Italia e del mondo.

Gualberto, in ambito enogastronomico il tuo nome è uno dei più importanti e prestigiosi. Vuoi raccontare ai nostri lettori qualcosa su di te?

Faccio una breve presentazione: mi chiamo Gualberto Compagnucci, sono nato nel 1949 a Montefano (MC) e all’età di 10 anni mi sono trasferito ad Ancona. Durante la mia lunga carriera ho avuto la fortuna di esplorare più di 24 paesi. Sono un Maestro Sommelier e uno dei tre fondatori dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) Marche, che ho contribuito a fondare nel 1973. Nel 1984 sono stato nominato Campione Italiano dei Sommelier e ho ricoperto incarichi di alto livello nel mondo enologico, dal ruolo di Consigliere Nazionale dell’AIS a quello di Segretario Aggiunto della Associazione Mondiale Sommelier in Francia. A tutto questo si aggiunge una ricca esperienza sessantennale nel mondo della ristorazione.

Sono tanti i titoli e i ruoli che arricchiscono il tuo lungo curriculum, ma la tua avventura inizia un po’ di tempo fa. Vuoi raccontarcela?

La mia carriera nella ristorazione è iniziata durante la terza media, lavorando nei weekend e durante l'estate presso lo storico ristorante Il Passetto di Ancona. Partito con lavori umili, sono avanzato fino a diventare Maître Sommelier. Successivamente, ho diretto il Fortino Napoleonico e l'Hotel Excelsior La Fonte, dove ho lavorato per oltre 10 anni, servendo anche quattro Presidenti della Repubblica e celebrità come Maria Callas e Aristotele Onassis. Ho lavorato fuori dalle Marche, dirigendo il Ristorante Concorde di Villa Poma di Mantova, e tornando nelle Marche, ho gestito l'Hotel Monte Conero anche come socio. In pensione, ho continuato a lavorare nel settore, diventando giornalista pubblicista e fondando la rivista Sommelier Marche Magazine, che dirigo da oltre 20 anni. La mia carriera internazionale mi ha portato a ricevere titoli di Cavaliere e Commendatore.

Ancona è tante cose: sapori, storia e saperi. Ma cos’è per te Ancona?

Ancona è parte integrante della mia vita. Infatti, ricordo con piacere che sono uno dei quattro fondatori della storica Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana, fondata nel ‘97 al Fortino Napoleonico. Questa scelta voleva promuovere quello che per molti era un piatto povero della cucina dorica (nonché mio preferito), la cui storia inizia addirittura nel 1432. Basti pensare che negli anni ho creato numerosi piatti legati proprio allo Stoccafisso all’Anconetana, dal Vincistocco (un vincisgrasso condito con Stoccafisso all’Anconetana) alle StoccOlive (delle gustose olive ascolane ripiene di Stoccafisso all’Anconetana). Ancona è bellissima, partendo dalla sua collocazione geografica alle vedute che offre, senza dimenticare il suo monte (il Monte Conero, ndr) e il meraviglioso mare che la bagna. Architettonicamente, analizzando i suoi monumenti (Arco di Traiano, Porta Pia e Duomo di San Ciriaco), è meravigliosa. Non posso non menzionare la sua cucina di mare, ricordiamoci che “C’Avemo i Moscioli”, e poi c’è anche il Rosso Conero, un vino che definirei “mare-monti”. Una città bellissima dotata di sapori inconfondibili e di una ricchissima cultura millenaria. Se l’Umbria è il Cuore dell’Italia, noi possiamo considerarci il Ventricolo Sinistro.

Dopo averci detto cosa rappresenta Ancona per te, vuoi dirci cosa sei tu per la città di Ancona?

Mi sento di dire timidamente che sono un professionista dell’ospitalità e della ristorazione che sicuramente ha cercato di valorizzare il proprio territorio sia attraverso opere scritte (scrivendo anche per Il Corriere Adriatico, Repubblica, Il Resto del Carlino) che con atti concreti, parlando di Ancona in giro per il mondo ed in TV, con lo scopo di raccontare la nostra storia, i nostri sapori e i nostri valori. Spero quindi di aver trasmesso al meglio la cultura enogastronomica di questo territorio, ciò mi permise di battezzare i primi vini rosati del Conero, perfetti da abbinare ai piatti di pesce, come il Rosa Gentile di Colbraccano o il Rosa di Montacuto (prodotto dall’Azienda Vinicola Moroder), passando per il Rosa Rosae di Strologo. Riuscii anche a spronare i produttori di vino locali a realizzare i primi spumanti Made in Marche, i cui antenati (noti come “vini mordaci”) venivano prodotti secoli prima dell’ormai famosissimo Dom Perignon.

Vuoi lasciare un messaggio per gli anconetani e le anconetane di domani?

Con i cambiamenti attuali è piuttosto difficile prevedere cosa ci riserverà il futuro, in ogni caso, mi sento di consigliare agli anconetani e alle anconetane di domani di credere nel luogo in cui si è nati e in cui si vive, non sempre l’erba del vicino è più verde. Infatti, Ancona e le Marche sono un territorio ricco di opportunità, partendo dalla cantieristica navale d’eccellenza fino all’ospitalità e il turismo dove possiamo ancora dare tanto.

Lettrici e lettori di Vivere Ancona, il nostro viaggio per ora termina qui. L’Anconetano del Giorno torna il prossimo mese con una nuova intervista e una nuova storia da raccontare.

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Questo è un articolo pubblicato il 31-01-2025 alle 09:31 sul giornale del 01 febbraio 2025 - 442 letture






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