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POLITICA

20.03.2025 19:17
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da Andrea Raschia
Cgil

Andrea Raschia: "Elezioni regionali ad uso e consumo di élite privilegiate o opportunità per rimettere in carreggiata le Marche?"

“La questione dinanzi a noi è assai complessa e va oltre il confronto elettorale”.

Come dar torto al professor Roberto Mancini che, intervenuto ad una conferenza, rifletteva sulla fase che attraversiamo. Non siamo in una crisi del sistema: ma al contrario prigionieri di un modello di civiltà -violento, dai conflitti sempre più estesi, rischi di guerra nucleare, pericoli crescenti per clima e ambiente, diseguaglianze, povertà- che annulla il senso della vita.

Un’analisi lucida della realtà, cruda, profonda. Troppo lontana, purtroppo, dallo sguardo dei partiti incapaci di leggere quanto accade. Mossi, sembra, da ben altri interessi. Mentre la democrazia si indebolisce…

Siamo intrappolati, in un vicolo cieco, presi da un circuito di potere che non riusciamo a scalfire. Servirebbe una presenza nei territori a fianco di quanti patiscono questo sistema di dominio per far crescere una vera alternativa, radicale, rigenerativa.

Molti sentono quest’ansia. Un vero cruccio che deve spingere a riflettere, aprire una discussione. Rinforzare la partecipazione. Tornare ai valori costituenti. Tanto più nel momento in cui giungono attacchi da più parti.

Com’è noto la Corte costituzionale non ha ammesso il Referendum per abrogare una legge sbagliata, l“autonomia differenziata”. La Consulta ha, però, pesantemente censurato l'intendimento del legislatore: spappolare e rovesciare il principio di uguaglianza per dare di più a chi più ha!

Va colta comunque l'occasione per affermare un positivo regionalismo solidale, orientato dalla Costituzione. Un regionalismo pensato per ricomporre processi di disgregazione relativi ad assetto territoriale e carenze di servizi sociali. E dar vita ad una diversa organizzazione della macchina statale, con un'idea di programmazione democratica come metodo di governo. A beneficio di tutti. Potere inteso come realtà criticabile e controllabile. Con un apparato leggero per coordinare l'attività degli Enti locali.

L'esatto contrario, purtroppo, di ciò che è oggi: struttura estremamente burocratizzata che "al pari dell'azione umana -per citare un Nobel- mira più che al bene in senso assoluto a quanto può essere soddisfacente". In particolare -diremmo- per il sistema di potere che oggi ha preso indubbiamente forma.

Si potrebbe iniziare da qui, incidendo nei meccanismi del sistema elettorale e nella giungla di indennità agli eletti (gettoni, rimborsi, diarie, benefit), per tentare di rimetterci in carreggiata. Non vi sono ragioni, tanto più oggi, per misure così eccessive -sontuosi emolumenti mensili!- destinate a consiglieri per ruoli e funzioni ormai svuotati. Privilegi a fronte di attività ridotta a mozioni ed interrogazioni.

Sarebbe interessante, a tal proposito, conoscere le intenzioni di quanti manifestano ferma intenzione di candidarsi al mandato elettorale.

Anzi, vista l'imminente scadenza potremmo interrogare -noi- gli interessati. Se l'argomento "formazione liste" diviene tabù, riservato ad élite, sia almeno concessa facoltà di porre domande...

E chissà che risposte, o proposte davvero innovative in tal senso, non contribuiscano ad alimentare spirito civile e partecipazione attiva che sembrano risvegliarsi.

Vediamo cittadini, sempre più angosciati, manifestare per l'Europa di Pace. L'Europa di Ventotene. Quella che non appartiene alla Presidente del Consiglio. Un Manifesto scritto da carcerati a dispetto di carcerieri, traditori della Patria!

Di sicuro si restituirebbe fiducia, maggiore credibilità a un personale politico finora lontano dai problemi quotidiani della maggioranza delle persone.

Esempi? Retribuzioni reali ferme da decenni: il governo ha inteso agire con aumenti -7mila mensili- per ministri non eletti. È evidente il disallineamento. Il paese va in pezzi tra un alluvione e un’altra, ma invece di prevenzione, si destinano risorse al ponte sullo stretto.

Per non parlare di Sanità: quanti devono far ricorso a cure, visite specialistiche e Pronto Soccorso non hanno certo bisogno di spiegazioni.

Proviamo ad immaginare allora, solo per un attimo, di decidere con il voto la nostra vita: se consegnare la nostra salute, quella dei nostri figli, di tutti i nostri cari, in mani sbagliate, inadatte, inadeguate. Si tratta di un esercizio poi non così lontano dalla realtà. Chi ha vissuto di persona l’esperienza di una giornata qualsiasi al Pronto Soccorso conosce quella bolgia!

Settimane or sono abbiamo ascoltato Corrado Augias raccontare del proprio ricovero al Gemelli: “Qualche giorno per analisi. Visitato di qua e di la, alloggiato e mangiato cibo decorosissimo. Sono uscito senza pagare un euro. Come tutto il reparto alla fine delle cure o visite. Ci si rende conto del gioello di civiltà rappresentato dal Servizio Sanitario Nazionale e del dramma mandarlo in malora?”

La scadenza elettorale può non essere ininfluente, dunque, a condizione di mettere in cima alla lista delle priorità le sorti del nostro sistema sanitario, ragione di tanta preoccupazione per quanti attendono di curarsi, in lista d’attesa, o recarsi in un Pronto soccorso, oggi girone dell’inferno!

Per farlo, però, si deve tornare ad aver fiducia in noi stessi, con la voglia di ritrovarsi assieme per discutere di Beni comuni, di come renderne disponibile la fruizione e garantire concretamente diritti di cittadinanza e pari opportunità. Non ultimo occasione per selezionare e scegliere una rappresentanza coerente di questi interessi collettivi e generali: soggetti capaci, competenti, in grado di farlo in modo partecipato e assolutamente disinteressato. Con radicalità e pragmatismo.

Ecco la condizione necessaria e indispensabile per fare in modo che le giovani generazioni comprendano il vero significato della politica -impegno disinteressato, passione civile- e tornino ad occuparsene in prima persona. Ecco come avviare un processo graduale di rinnovamento delle classi dirigenti ad ogni livello. Ecco come suscitare entusiasmo e combattere la piaga dell’astensionismo che mina le basi della democrazia.

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Andrea Raschia: "Elezioni regionali ad uso e consumo di élite privilegiate o opportunità per rimettere in carreggiata le Marche?"

“La questione dinanzi a noi è assai complessa e va oltre il confronto elettorale”.

Come dar torto al professor Roberto Mancini che, intervenuto ad una conferenza, rifletteva sulla fase che attraversiamo. Non siamo in una crisi del sistema: ma al contrario prigionieri di un modello di civiltà -violento, dai conflitti sempre più estesi, rischi di guerra nucleare, pericoli crescenti per clima e ambiente, diseguaglianze, povertà- che annulla il senso della vita.

Un’analisi lucida della realtà, cruda, profonda. Troppo lontana, purtroppo, dallo sguardo dei partiti incapaci di leggere quanto accade. Mossi, sembra, da ben altri interessi. Mentre la democrazia si indebolisce…

Siamo intrappolati, in un vicolo cieco, presi da un circuito di potere che non riusciamo a scalfire. Servirebbe una presenza nei territori a fianco di quanti patiscono questo sistema di dominio per far crescere una vera alternativa, radicale, rigenerativa.

Molti sentono quest’ansia. Un vero cruccio che deve spingere a riflettere, aprire una discussione. Rinforzare la partecipazione. Tornare ai valori costituenti. Tanto più nel momento in cui giungono attacchi da più parti.

Com’è noto la Corte costituzionale non ha ammesso il Referendum per abrogare una legge sbagliata, l“autonomia differenziata”. La Consulta ha, però, pesantemente censurato l'intendimento del legislatore: spappolare e rovesciare il principio di uguaglianza per dare di più a chi più ha!

Va colta comunque l'occasione per affermare un positivo regionalismo solidale, orientato dalla Costituzione. Un regionalismo pensato per ricomporre processi di disgregazione relativi ad assetto territoriale e carenze di servizi sociali. E dar vita ad una diversa organizzazione della macchina statale, con un'idea di programmazione democratica come metodo di governo. A beneficio di tutti. Potere inteso come realtà criticabile e controllabile. Con un apparato leggero per coordinare l'attività degli Enti locali.

L'esatto contrario, purtroppo, di ciò che è oggi: struttura estremamente burocratizzata che "al pari dell'azione umana -per citare un Nobel- mira più che al bene in senso assoluto a quanto può essere soddisfacente". In particolare -diremmo- per il sistema di potere che oggi ha preso indubbiamente forma.

Si potrebbe iniziare da qui, incidendo nei meccanismi del sistema elettorale e nella giungla di indennità agli eletti (gettoni, rimborsi, diarie, benefit), per tentare di rimetterci in carreggiata. Non vi sono ragioni, tanto più oggi, per misure così eccessive -sontuosi emolumenti mensili!- destinate a consiglieri per ruoli e funzioni ormai svuotati. Privilegi a fronte di attività ridotta a mozioni ed interrogazioni.

Sarebbe interessante, a tal proposito, conoscere le intenzioni di quanti manifestano ferma intenzione di candidarsi al mandato elettorale.

Anzi, vista l'imminente scadenza potremmo interrogare -noi- gli interessati. Se l'argomento "formazione liste" diviene tabù, riservato ad élite, sia almeno concessa facoltà di porre domande...

E chissà che risposte, o proposte davvero innovative in tal senso, non contribuiscano ad alimentare spirito civile e partecipazione attiva che sembrano risvegliarsi.

Vediamo cittadini, sempre più angosciati, manifestare per l'Europa di Pace. L'Europa di Ventotene. Quella che non appartiene alla Presidente del Consiglio. Un Manifesto scritto da carcerati a dispetto di carcerieri, traditori della Patria!

Di sicuro si restituirebbe fiducia, maggiore credibilità a un personale politico finora lontano dai problemi quotidiani della maggioranza delle persone.

Esempi? Retribuzioni reali ferme da decenni: il governo ha inteso agire con aumenti -7mila mensili- per ministri non eletti. È evidente il disallineamento. Il paese va in pezzi tra un alluvione e un’altra, ma invece di prevenzione, si destinano risorse al ponte sullo stretto.

Per non parlare di Sanità: quanti devono far ricorso a cure, visite specialistiche e Pronto Soccorso non hanno certo bisogno di spiegazioni.

Proviamo ad immaginare allora, solo per un attimo, di decidere con il voto la nostra vita: se consegnare la nostra salute, quella dei nostri figli, di tutti i nostri cari, in mani sbagliate, inadatte, inadeguate. Si tratta di un esercizio poi non così lontano dalla realtà. Chi ha vissuto di persona l’esperienza di una giornata qualsiasi al Pronto Soccorso conosce quella bolgia!

Settimane or sono abbiamo ascoltato Corrado Augias raccontare del proprio ricovero al Gemelli: “Qualche giorno per analisi. Visitato di qua e di la, alloggiato e mangiato cibo decorosissimo. Sono uscito senza pagare un euro. Come tutto il reparto alla fine delle cure o visite. Ci si rende conto del gioello di civiltà rappresentato dal Servizio Sanitario Nazionale e del dramma mandarlo in malora?”

La scadenza elettorale può non essere ininfluente, dunque, a condizione di mettere in cima alla lista delle priorità le sorti del nostro sistema sanitario, ragione di tanta preoccupazione per quanti attendono di curarsi, in lista d’attesa, o recarsi in un Pronto soccorso, oggi girone dell’inferno!

Per farlo, però, si deve tornare ad aver fiducia in noi stessi, con la voglia di ritrovarsi assieme per discutere di Beni comuni, di come renderne disponibile la fruizione e garantire concretamente diritti di cittadinanza e pari opportunità. Non ultimo occasione per selezionare e scegliere una rappresentanza coerente di questi interessi collettivi e generali: soggetti capaci, competenti, in grado di farlo in modo partecipato e assolutamente disinteressato. Con radicalità e pragmatismo.

Ecco la condizione necessaria e indispensabile per fare in modo che le giovani generazioni comprendano il vero significato della politica -impegno disinteressato, passione civile- e tornino ad occuparsene in prima persona. Ecco come avviare un processo graduale di rinnovamento delle classi dirigenti ad ogni livello. Ecco come suscitare entusiasmo e combattere la piaga dell’astensionismo che mina le basi della democrazia.


Andrea Raschia: "Elezioni regionali ad uso e consumo di élite privilegiate o opportunità per rimettere in carreggiata le Marche?"
POLITICA

Andrea Raschia: "Elezioni regionali ad uso e consumo di élite privilegiate o opportunità per rimettere in carreggiata le Marche?"

20.03.2025 19:17 5
comunicato stampa

“La questione dinanzi a noi è assai complessa e va oltre il confronto elettorale”.

Come dar torto al professor Roberto Mancini che, intervenuto ad una conferenza, rifletteva sulla fase che attraversiamo. Non siamo in una crisi del sistema: ma al contrario prigionieri di un modello di civiltà -violento, dai conflitti sempre più estesi, rischi di guerra nucleare, pericoli crescenti per clima e ambiente, diseguaglianze, povertà- che annulla il senso della vita.

Un’analisi lucida della realtà, cruda, profonda. Troppo lontana, purtroppo, dallo sguardo dei partiti incapaci di leggere quanto accade. Mossi, sembra, da ben altri interessi. Mentre la democrazia si indebolisce…

Siamo intrappolati, in un vicolo cieco, presi da un circuito di potere che non riusciamo a scalfire. Servirebbe una presenza nei territori a fianco di quanti patiscono questo sistema di dominio per far crescere una vera alternativa, radicale, rigenerativa.

Molti sentono quest’ansia. Un vero cruccio che deve spingere a riflettere, aprire una discussione. Rinforzare la partecipazione. Tornare ai valori costituenti. Tanto più nel momento in cui giungono attacchi da più parti.

Com’è noto la Corte costituzionale non ha ammesso il Referendum per abrogare una legge sbagliata, l“autonomia differenziata”. La Consulta ha, però, pesantemente censurato l'intendimento del legislatore: spappolare e rovesciare il principio di uguaglianza per dare di più a chi più ha!

Va colta comunque l'occasione per affermare un positivo regionalismo solidale, orientato dalla Costituzione. Un regionalismo pensato per ricomporre processi di disgregazione relativi ad assetto territoriale e carenze di servizi sociali. E dar vita ad una diversa organizzazione della macchina statale, con un'idea di programmazione democratica come metodo di governo. A beneficio di tutti. Potere inteso come realtà criticabile e controllabile. Con un apparato leggero per coordinare l'attività degli Enti locali.

L'esatto contrario, purtroppo, di ciò che è oggi: struttura estremamente burocratizzata che "al pari dell'azione umana -per citare un Nobel- mira più che al bene in senso assoluto a quanto può essere soddisfacente". In particolare -diremmo- per il sistema di potere che oggi ha preso indubbiamente forma.

Si potrebbe iniziare da qui, incidendo nei meccanismi del sistema elettorale e nella giungla di indennità agli eletti (gettoni, rimborsi, diarie, benefit), per tentare di rimetterci in carreggiata. Non vi sono ragioni, tanto più oggi, per misure così eccessive -sontuosi emolumenti mensili!- destinate a consiglieri per ruoli e funzioni ormai svuotati. Privilegi a fronte di attività ridotta a mozioni ed interrogazioni.

Sarebbe interessante, a tal proposito, conoscere le intenzioni di quanti manifestano ferma intenzione di candidarsi al mandato elettorale.

Anzi, vista l'imminente scadenza potremmo interrogare -noi- gli interessati. Se l'argomento "formazione liste" diviene tabù, riservato ad élite, sia almeno concessa facoltà di porre domande...

E chissà che risposte, o proposte davvero innovative in tal senso, non contribuiscano ad alimentare spirito civile e partecipazione attiva che sembrano risvegliarsi.

Vediamo cittadini, sempre più angosciati, manifestare per l'Europa di Pace. L'Europa di Ventotene. Quella che non appartiene alla Presidente del Consiglio. Un Manifesto scritto da carcerati a dispetto di carcerieri, traditori della Patria!

Di sicuro si restituirebbe fiducia, maggiore credibilità a un personale politico finora lontano dai problemi quotidiani della maggioranza delle persone.

Esempi? Retribuzioni reali ferme da decenni: il governo ha inteso agire con aumenti -7mila mensili- per ministri non eletti. È evidente il disallineamento. Il paese va in pezzi tra un alluvione e un’altra, ma invece di prevenzione, si destinano risorse al ponte sullo stretto.

Per non parlare di Sanità: quanti devono far ricorso a cure, visite specialistiche e Pronto Soccorso non hanno certo bisogno di spiegazioni.

Proviamo ad immaginare allora, solo per un attimo, di decidere con il voto la nostra vita: se consegnare la nostra salute, quella dei nostri figli, di tutti i nostri cari, in mani sbagliate, inadatte, inadeguate. Si tratta di un esercizio poi non così lontano dalla realtà. Chi ha vissuto di persona l’esperienza di una giornata qualsiasi al Pronto Soccorso conosce quella bolgia!

Settimane or sono abbiamo ascoltato Corrado Augias raccontare del proprio ricovero al Gemelli: “Qualche giorno per analisi. Visitato di qua e di la, alloggiato e mangiato cibo decorosissimo. Sono uscito senza pagare un euro. Come tutto il reparto alla fine delle cure o visite. Ci si rende conto del gioello di civiltà rappresentato dal Servizio Sanitario Nazionale e del dramma mandarlo in malora?”

La scadenza elettorale può non essere ininfluente, dunque, a condizione di mettere in cima alla lista delle priorità le sorti del nostro sistema sanitario, ragione di tanta preoccupazione per quanti attendono di curarsi, in lista d’attesa, o recarsi in un Pronto soccorso, oggi girone dell’inferno!

Per farlo, però, si deve tornare ad aver fiducia in noi stessi, con la voglia di ritrovarsi assieme per discutere di Beni comuni, di come renderne disponibile la fruizione e garantire concretamente diritti di cittadinanza e pari opportunità. Non ultimo occasione per selezionare e scegliere una rappresentanza coerente di questi interessi collettivi e generali: soggetti capaci, competenti, in grado di farlo in modo partecipato e assolutamente disinteressato. Con radicalità e pragmatismo.

Ecco la condizione necessaria e indispensabile per fare in modo che le giovani generazioni comprendano il vero significato della politica -impegno disinteressato, passione civile- e tornino ad occuparsene in prima persona. Ecco come avviare un processo graduale di rinnovamento delle classi dirigenti ad ogni livello. Ecco come suscitare entusiasmo e combattere la piaga dell’astensionismo che mina le basi della democrazia.

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