L’Anconetano del Giorno, a tu per tu con Kruger Agostinelli
Dopo due appuntamenti dedicati al mondo del food, “L’Anconetano del Giorno” vi porta un concittadino davvero particolare, un vero talento multiforme che ha dato lustro alla città e alla provincia di Ancona grazie ai suoi mille talenti.
Stiamo parlando di Kruger Agostinelli: giornalista, disc jockey, fotografo, esperto del web e non solo. Ha dedicato gran parte della sua vita alla musica; molti lo ricorderanno come istrionico protagonista della movida dorica.
Kruger, in molti conoscono la tua storia e la tua carriera straordinaria. Vuoi raccontarci prima qualcosa di te?
Nasco a Maiolati Spontini, anche se la mia storia con le Marche inizia più in là. Infatti, per i primi 17 anni e mezzo della mia vita ho vissuto a Roma. Poi, per questioni di lavoro, mio padre – che faceva il ferroviere – decise di tornare in questo territorio. Avrei potuto scegliere di non seguirlo, ma ho sempre creduto nel destino e sono tornato nelle Marche. Non sono mai stato uno studente eccezionale; in compenso, lato professionale ho potuto dare il meglio di me, anche grazie a una serie di incastri meravigliosi che mi hanno portato fino a oggi.
Questi incastri sono davvero unici e ti hanno portato, nel tempo, a fare il giornalista, il DJ e molto altro. Vuoi raccontarci questa parte della tua vita?
Credo di essere il prototipo del comunicatore vero. Ho iniziato come giornalista grazie a Pino Scaccia, che fu il mio mentore al Corriere Adriatico. Ottenni quell’incarico su suggerimento del preside della mia scuola che, nonostante il mio scarso rendimento scolastico, apprezzava le attività extra-educative a cui mi dedicavo. Pino accettò di prendermi sotto la sua ala, anche per via del mio accento. Così nacque un’amicizia profonda. Fu lui poi a introdurmi nel mondo delle discoteche. Continuai comunque a collaborare a lungo con il Corriere Adriatico, recensendo spettacoli e festival. In quegli anni le occasioni si moltiplicavano. Un locale di Falconara, il Garage Club, stava crescendo e cercava un disc jockey. Lì si erano esibiti gruppi come i New Trolls e il Banco del Mutuo Soccorso. Chiesero a Pino se conosceva qualcuno e lui fece subito il mio nome. A dire il vero, non avevo esperienza. Ma mi buttai. Fu un successo: divenni il primo DJ del Krakatoa, all’epoca uno dei locali di riferimento per le feste studentesche di Ancona. Nel frattempo, iniziavano a nascere le prime radio private. La prima fu Radio TV Emmanuel, fondata da Sergio Emmanuele Anastasio, un vero pioniere delle radio libere. Collaborai con lui per un periodo, poi passai a Radio Arancia, dove rimasi per circa due anni, ricoprendo anche il ruolo di direttore responsabile. Successivamente fui assunto da Radio Conero, dove ottenni importanti soddisfazioni. Partecipai e vinsi il primo premio nazionale alla manifestazione Centocittà, organizzata dalla RCA, casa discografica di Battisti, De Gregori, Venditti, Zero e altri. Il progetto che presentai era una produzione dedicata a Bob Marley. Fu molto apprezzata e, ancora oggi, conservo il premio. La giuria era di livello altissimo: c’erano tra gli altri Alberto Bevilacqua e Lucio Dalla. Finita l’esperienza radiofonica, continuai a lavorare con la musica aprendo Disco Fantasia, un negozio di dischi che divenne un punto d’incontro. L’atmosfera era quella di un film come Smoke: piena di storie e incontri inaspettati. Ogni giorno passavano DJ, musicisti e tanti altri personaggi. Poi arrivò la crisi del disco. Mi avvicinai a Internet, dove riuscii a creare un progetto che anticipava i social di oggi. Vennero anche da fuori per studiarlo, ma essendo da solo non riuscii a svilupparlo in modo strutturato. Avevo comunque una mailing list che raggiungeva oltre 40.000 persone. Negli anni 2000 mi avvicinai alla politica. Non era il mio mondo, ma ho avuto la fortuna di collaborare con Giancarlo Carletti, che ricordo con affetto. Furono cinque anni molto intensi. In seguito mi sono avvicinato anche al mondo della cucina, che non era il mio forte (preferivo andare a mangiare nei ristoranti, ride – ndr), ma ho avuto la fortuna di collaborare con persone straordinarie. Luigi Cremona mi chiese aiuto per entrare nel mondo del web. In questo ambito ho avuto contatti con Mauro Uliassi, mio ex compagno di scuola, con Moreno Cedroni, che veniva a ballare quando facevo il DJ, e con Carla Latini, oggi nota produttrice di pasta, giornalista e comunicatrice. All’epoca passai a lei il testimone alla direzione di Radio Conero. In quel periodo ho anche curato il blog della Comunità di San Patrignano, gestendo l’evento Squisito, dove il mondo dell’enogastronomia incontrava quello della lotta alla dipendenza. Dal 2010 sono tornato al mondo dei locali, questa volta come fotografo. Ho raccontato la movida con le immagini, cercando di dare voce visiva al mondo della notte. Cominciai quando il Babaloo chiuse, ma grazie ad Aldo Ascani contribuimmo alla rinascita del Deep Blue e poi di altri locali, come lo Shada, La Serra e altri ancora. Restando nella provincia di Ancona, con Roberto Bartolini e Paolo Laia abbiamo realizzato un progetto davvero particolare: l’Essentia.
Ancona è sapori, storia, saperi ed emozioni. Ma cos’è per te questa città?
Sull’identità di Ancona ho sempre avuto difficoltà. Penso che ancora oggi sia una città inconsapevole delle proprie possibilità. Dovrebbe avere una grande apertura, essendo una città marinara, e invece tende a chiudersi di fronte alle opportunità. Sono certo che le nuove generazioni sapranno cambiare questo aspetto. Per me Ancona è in grado di fare grandi cose e di viverle. Ricordo che quando facevamo eventi e talk show, la città e i suoi cittadini erano vigili e ci seguivano con interesse. Detto questo, confermo che c’è un grande potenziale. Se c’è un monumento che penso ogni turista debba vedere, è sicuramente il Passetto: un luogo di ampio respiro, come piace a me. Per quanto riguarda il mio piatto preferito, devo ammettere che quando arrivai ad Ancona non mangiavo pesce. Ho tenuto il punto per un po’. Un giorno, però, andai in un piccolo ristorante dove mangiai un bel brodetto. Da quel giorno, quando mi è possibile, non mi lascio sfuggire del buon pesce, in particolare lo stoccafisso all’anconetana e lo spaghetto con i moscioli selvatici di Portonovo, in particolare quelli che fa mia moglie, davvero spettacolari.
Dopo averci detto cosa rappresenta Ancona per te, vuoi dirci cosa sei tu per la città di Ancona?
Sto passando un periodo delicato. Devo ammettere che avevo dei dubbi su cosa potessi essere io per Ancona e per i suoi cittadini. E invece, in questi mesi, sono stato accolto da un calore unico. Sono stato fortunato: per tutta la vita ho rappresentato il divertimento, la vita notturna, e quindi, quando qualcuno pensa a me – dall’acquisto di un disco a una serata in discoteca – tutti ricordano il buonumore e la felicità che, nel mio piccolo, ho portato loro.
Vuoi lasciare un messaggio per gli anconetani e le anconetane di domani?
Ai giovani consiglio di cercare di mantenere vive le tradizioni culturali, gastronomiche e musicali. È un’identità forte da preservare. Ma è importante essere di ampie vedute e lasciarsi contaminare dalle splendide opportunità che arrivano da fuori. Cercate di non essere figli di voi stessi: il provincialismo non vi porterà mai lontano.
Lettrici e lettori di Vivere Ancona, il nostro viaggio per ora termina qui. “L’Anconetano del Giorno” vi aspetta il prossimo mese con una nuova intervista e una nuova storia da raccontare!
Questa è un'intervista pubblicata il 30-06-2025 alle 10:00 sul giornale del 01 luglio 2025 - 427 letture
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