L’Anconetano del Giorno, a tu per tu con Giancarlo Pierdicca
Il nostro viaggio ci porta a scoprire un “Anconetano del Giorno” inaspettato. Dopo aver esplorato il mondo del teatro dorico, e non solo, ci troviamo a parlare di imprenditoria d’eccellenza: quella che porta la nostra bellissima città in giro per l’Italia e per il mondo.
Stiamo parlando di Giancarlo Pierdicca, visionario imprenditore marchigiano, titolare di Mobilpref, azienda che realizza mobili per ufficio dal 1982 e che ha portato il suo marchio a calcare il podio delle migliori aziende in territorio nazionale.
Giancarlo, in molti conoscono la sua impresa. Vuoi raccontare ai nostri lettori qualcosa su di te?
Nasco ad Osimo e, dopo aver frequentato elementari e scuole professionali con buon profitto, decisi di continuare i miei studi a Fano. Ricordo ancora oggi la sveglia alle 5 del mattino per prendere il pullman e arrivare alla stazione. Arrivai al quinto anno, ma poi ho iniziato a lavorare in un’azienda che realizzava stampi dopodiché sono passato direttamente da Babini (produttore di arredamenti e soluzioni per l’ufficio, ndr). Durante le stagioni lavoravo anche in pizzeria (zona Pincio, ndr). Eravamo cinque figli in famiglia, non mi piaceva essere un peso per i miei genitori. Sono felicemente sposato, ho due bambine... mi correggo, due ragazze (ride, ndr): una lavora qui in azienda, l’altra è dirigente nella Commissione Europea.
Oggi siamo qui nella sede della Mobilpref di Ancona, ma la tua storia imprenditoriale inizia molto tempo fa. Vuoi raccontarcela?
La Mobilpref nasce nel 1982, ma il mio percorso imprenditoriale inizia qualche anno prima, nel 1978, quando decido di lasciare l’azienda Babini per fondare, insieme a un collega, la PierMar. Avevo 24 anni, pochissima esperienza e pochissimi fondi: tra liquidazioni e prestito bancario non raggiungevamo i 10 milioni di lire. C’era però tanta voglia di costruire qualcosa di nostro. Le difficoltà non mancarono, soprattutto all’inizio: avviare un’impresa produttiva senza cassa era arduo. Solo i macchinari costarono circa 700 milioni e firmammo una quantità enorme di cambiali. Alcuni fornitori, ci diedero fiducia e ci permisero di iniziare. I primi tre anni furono intensi: lavoravamo tutti i giorni per restare in piedi e pagare i debiti. Voglio precisare che ogni cambiale venne saldata regolarmente, un giorno addirittura, nonostante ci fosse stata una grande nevicata che impediva la regolare circolazione delle auto, andai a piedi da Pinocchio a Camerano pur di non ritardare il pagamento. Provengo da una famiglia in cui mi è stato insegnato il valore della parola data e l’importanza di onorare sempre i propri impegni. Quell’esperienza ci formò professionalmente e ci permise di crescere, tanto che, oltre a non firmare più una cambiale, decisi che la mia azienda dovesse ricorrere all’indebitamento solo quando strettamente necessario. Tornammo a collaborare con Babini, migliorando fatturato e rapporti. Ancora oggi siamo amici e ogni tanto ci vediamo per cenare assieme. Poi, nel 1982, chiusi i rapporti con il mio socio e nacque Mobilpref. La missione era chiara: innovazione, efficienza e servizi di qualità, con consegna entro una settimana. Negli anni abbiamo ampliato l’offerta al settore alberghiero e residenziale, anche per buyer esteri, e sviluppato mobili d’ufficio di alto livello, con materiali più pregiati. A più di quarant’anni di distanza, è ancora questa passione che ci guida e ci ha portato a dare lavoro a più di 70 dipendenti (età media: meno di 40 anni, ndr) e a raggiungere fatturati molto più alti di quanto il me 24enne, accompagnato dalle sue cambiali, potesse mai immaginare. Siamo rimasti in positivo anche in momenti in cui l’arredo non ha espresso grandi guadagni, continuando a crescere e investire (anche post-COVID, ndr). Il mio augurio per il futuro è migliorare l’incisività nel mercato estero: attualmente copriamo quasi tutta Europa, alcuni Paesi arabi e una parte dell’Africa. Sono certo che ce la faremo, vista la nostra crescita costante anche fuori dai confini italiani.
Ancona è tante cose: sapori, storia e saperi. Ma cos’è per te Ancona?
La mia storia con Ancona inizia all’età di 13 anni, quando mio padre divenne ferroviere. Lasciammo Osimo e ci trasferimmo al Pinocchio. Il passaggio tra queste due realtà mi permise di allargare un po’ i miei orizzonti e stringere nuove amicizie. Se dovessi consigliare a un turista un luogo assolutamente da visitare, non posso non menzionare il Passetto: passare dal Viale della Vittoria al Monumento e poi vedere il mare è un’esperienza davvero unica. Per quanto riguarda il cibo, scelgo lo Stoccafisso all’Anconetana.
Dopo averci detto cosa rappresenta Ancona per te, vuoi dirci cosa sei tu per la città di Ancona?
Ho sempre dato la mia disponibilità a fare qualunque cosa per la città. Ci muoviamo attivamente nel sociale, ma spesso non diamo visibilità a vari progetti che sosteniamo. Nel mio piccolo, cerco di essere vicino a ogni dipendente e famiglia di quest’azienda, e poi di lavorare con iniziative sul territorio con altre aziende, tramite Confapi Industria Ancona e altre realtà imprenditoriali e PMI che fanno parte dell’associazione.
Vuoi lasciare un messaggio per gli Anconetani e le Anconetane di domani?
Consiglio alle Anconetane e agli Anconetani di domani di credere nelle loro capacità. Se si ha voglia di fare, prima o poi troverete la vostra strada. Cercate di investire su voi stessi e crescere: uno stipendio non è un punto d’arrivo, anzi, è il punto d’inizio per cominciare la vostra storia.
Questa è un'intervista pubblicata il 31-07-2025 alle 10:20 sul giornale del 01 agosto 2025 - 813 letture
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