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POLITICA |
da Movimento 5 Stelle |
Movimento 5 Stelle: "Acquaroli e i numeri che gli hanno dato alla testa" |
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Cinque anni fa, quando Francesco Acquaroli salì sul palco della sua vittoria, le promesse erano solenni: “discontinuità, efficienza, rilancio” ed oggi, a pochi mesi dalla fine del mandato, il presidente continua a sciorinare dati positivi, parlando di previsioni incoraggianti per la crescita del PIL, di boom del turismo, di una sanità modello, che le Marche sono il paese dei balocchi e per i marchigiani va tutto va bene madama la marchesa. Acquaroli racconta favole mentre i marchigiani vivono incubi. Perché la realtà che vivono ogni giorno i marchigiani è completamente diversa: sanità al collasso, imprese che chiudono, giovani che se ne vanno. Sanità al collasso Quasi un marchigiano su dieci ha rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno (GIMBE/ISTAT, 2023). Non perché stesse meglio, ma perché non poteva permettersi di aspettare mesi o anni in lista. Gli stessi dati ministeriali lo confermano: l’indice nazionale sulla prevenzione sanitaria, che nel 2021 era a 82,62, è crollato a 60,91 nel 2022 (Ministero della Salute, 2022). Un buco nelle casse e nei cuori Il fallimento della sanità marchigiana non è solo umano, è anche economico. La cosiddetta “mobilità passiva” — cittadini costretti a curarsi altrove — ha prodotto un disavanzo di 38 milioni di euro nel 2021, salito a 53 milioni nel 2022 (Pagella Politica, 2023). Il lavoro che non c’è Acquaroli prometteva rilancio. La realtà è un deserto di opportunità. Secondo l’Osservatorio CGIL Marche, oltre il 42% dei cittadini teme un peggioramento delle condizioni occupazionali, e il 36% giudica le offerte di lavoro inadeguate alle competenze (Ansa, 21 luglio 2025). La Banca d’Italia parla infatti, apertamente, di “debole attività economica” e di calo persistente della produzione industriale, con cassa integrazione in aumento e PMI in difficoltà (ANSA, 24 giugno 2025). La fiducia tradita Un sondaggio CGIL-Futura del luglio 2025 rivela che il 46% dei marchigiani ha una percezione negativa del governo regionale, e il 60% ritiene peggiorata la sanità negli ultimi cinque anni (Ansa, 21 luglio 2025). Anche l’ISTAT lo conferma: negli indicatori BES peggiorano servizi pubblici, trasporti, accessibilità sanitaria e coesione sociale (ISTAT BES, 2024). Era questo il cambiamento promesso? La domanda è semplice: era questo il futuro che Acquaroli aveva annunciato? La verità è che l’ideologia ha sostituito la programmazione, e la propaganda ha preso il posto del merito. Sai qual è la verità? Ed è proprio lì, in quella distanza tra le parole e la realtà, che nasce la necessità di un cambiamento vero. Il Movimento 5 Stelle ha scritto un programma per riscrivere un’altra storia per il futuro delle Marche: Abbiamo già dimostrato che si può fare. Non andare a votare significherebbe restare fermi e accettare un futuro di promesse mancate. Adesso tocca alle Marche. Il 28 e 29 settembre non si vota solo per scegliere un nuovo presidente, ma soprattutto per cambiare il destino di ogni marchigiano ed essere certi che il Movimento 5 Stelle sarà la vera garanzia di cambiamento per le Marche. |
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POLITICA
Movimento 5 Stelle: "Acquaroli e i numeri che gli hanno dato alla testa"
Cinque anni fa, quando Francesco Acquaroli salì sul palco della sua vittoria, le promesse erano solenni: “discontinuità, efficienza, rilancio” ed oggi, a pochi mesi dalla fine del mandato, il presidente continua a sciorinare dati positivi, parlando di previsioni incoraggianti per la crescita del PIL, di boom del turismo, di una sanità modello, che le Marche sono il paese dei balocchi e per i marchigiani va tutto va bene madama la marchesa.
Acquaroli racconta favole mentre i marchigiani vivono incubi.
Sarà forse che tutti questi numeri, al presidente coptato dalla Meloni, gli hanno dato alla testa?
Perché la realtà che vivono ogni giorno i marchigiani è completamente diversa: sanità al collasso, imprese che chiudono, giovani che se ne vanno.
È la cronaca amara di una speranza tradita che i marchigiani, oltre a viverla sulla propria pelle, possono tranquillamente leggerla per controllare quelli che sono i numeri reali:
Sanità al collasso
Quasi un marchigiano su dieci ha rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno (GIMBE/ISTAT, 2023). Non perché stesse meglio, ma perché non poteva permettersi di aspettare mesi o anni in lista.
È normale che una madre debba scegliere se curarsi o rinunciare per non lasciare i figli soli?
È accettabile che un anziano debba viaggiare fino in Emilia-Romagna per una risonanza?
Gli stessi dati ministeriali lo confermano: l’indice nazionale sulla prevenzione sanitaria, che nel 2021 era a 82,62, è crollato a 60,91 nel 2022 (Ministero della Salute, 2022).
Nel frattempo le Case della Comunità promesse dal PNRR restano sulla carta, gli Ospedali di Comunità sono incompiuti, e la medicina territoriale è rimasta priva di personale (Primocomunicazione.it, 2025).
Un buco nelle casse e nei cuori
Il fallimento della sanità marchigiana non è solo umano, è anche economico. La cosiddetta “mobilità passiva” — cittadini costretti a curarsi altrove — ha prodotto un disavanzo di 38 milioni di euro nel 2021, salito a 53 milioni nel 2022 (Pagella Politica, 2023).
Denaro che fuoriesce dalle Marche e va ad arricchire ospedali altrui. In pratica paghiamo due volte: con le tasse e con i viaggi della speranza.
Il lavoro che non c’è
Acquaroli prometteva rilancio. La realtà è un deserto di opportunità. Secondo l’Osservatorio CGIL Marche, oltre il 42% dei cittadini teme un peggioramento delle condizioni occupazionali, e il 36% giudica le offerte di lavoro inadeguate alle competenze (Ansa, 21 luglio 2025).
Non è una percezione: tra ottobre 2022 e gennaio 2025 hanno chiuso 32.795 imprese, quasi 1.200 al mese, il peggior saldo d’Italia.
La Banca d’Italia parla infatti, apertamente, di “debole attività economica” e di calo persistente della produzione industriale, con cassa integrazione in aumento e PMI in difficoltà (ANSA, 24 giugno 2025).
In parole semplici: il motore economico della regione si è spento e nessuno lo ha riacceso.
La fiducia tradita
Un sondaggio CGIL-Futura del luglio 2025 rivela che il 46% dei marchigiani ha una percezione negativa del governo regionale, e il 60% ritiene peggiorata la sanità negli ultimi cinque anni (Ansa, 21 luglio 2025).
È una bocciatura netta.
Anche l’ISTAT lo conferma: negli indicatori BES peggiorano servizi pubblici, trasporti, accessibilità sanitaria e coesione sociale (ISTAT BES, 2024).
Le aree interne restano dimenticate, le disuguaglianze territoriali aumentano, le politiche abitative non esistono.
Era questo il cambiamento promesso?
La domanda è semplice: era questo il futuro che Acquaroli aveva annunciato?
Un governo che si presentava come alternativa al passato, ma che ha trascinato la Regione in un presente senza futuro.
La verità è che l’ideologia ha sostituito la programmazione, e la propaganda ha preso il posto del merito.
Dietro i comunicati stampa e i post autocelebrativi restano i numeri implacabili: sanità al collasso, economia stagnante, fiducia crollata.
Sai qual è la verità?
Che in questi cinque anni i marchigiani si sono sentiti presi in giro.
Non da un giorno, non da un mese: ogni volta che hanno dovuto aspettare un esame che non arrivava, ogni volta che hanno visto un negozio chiudere, ogni volta che hanno acceso la TV e hanno sentito Acquaroli vantarsi di numeri che non somigliano per niente alla loro vita.
È come se qualcuno ti dicesse che stai bene mentre ti stringi lo stomaco dalla fame.
Ed è proprio lì, in quella distanza tra le parole e la realtà, che nasce la necessità di un cambiamento vero.
Perché per noi del Movimento 5 Stelle una Regione si governa con la capacità di toccare la vita quotidiana delle persone:
la madre che deve portare il figlio in un pronto soccorso affollato, l’artigiano che chiude la bottega dopo tre generazioni, il ragazzo che prepara la valigia perché non trova lavoro qui.
Queste non sono storie inventate: sono la cronaca quotidiana delle Marche di oggi.
Il Movimento 5 Stelle ha scritto un programma per riscrivere un’altra storia per il futuro delle Marche:
restituire dignità rimettendo in piedi una sanità che funzioni per tutti, riportare lavoro e speranza dove ora c’è solo rassegnazione, far sì che i soldi pubblici servano finalmente ai cittadini invece che alla propaganda di chi governa per sé stesso.
Abbiamo già dimostrato che si può fare.
Abbiamo difeso milioni di famiglie dalla povertà, abbiamo combattuto la corruzione a viso aperto, abbiamo scelto l’ambiente quando tutti gli altri lo sacrificavano per convenienza.
Non perché fosse facile, ma perché era giusto.
Non andare a votare significherebbe restare fermi e accettare un futuro di promesse mancate.
Adesso tocca alle Marche.
Il 28 e 29 settembre non si vota solo per scegliere un nuovo presidente, ma soprattutto per cambiare il destino di ogni marchigiano ed essere certi che il Movimento 5 Stelle sarà la vera garanzia di cambiamento per le Marche.
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Movimento 5 Stelle: "Acquaroli e i numeri che gli hanno dato alla testa"
Cinque anni fa, quando Francesco Acquaroli salì sul palco della sua vittoria, le promesse erano solenni: “discontinuità, efficienza, rilancio” ed oggi, a pochi mesi dalla fine del mandato, il presidente continua a sciorinare dati positivi, parlando di previsioni incoraggianti per la crescita del PIL, di boom del turismo, di una sanità modello, che le Marche sono il paese dei balocchi e per i marchigiani va tutto va bene madama la marchesa.
Acquaroli racconta favole mentre i marchigiani vivono incubi.
Sarà forse che tutti questi numeri, al presidente coptato dalla Meloni, gli hanno dato alla testa?
Perché la realtà che vivono ogni giorno i marchigiani è completamente diversa: sanità al collasso, imprese che chiudono, giovani che se ne vanno.
È la cronaca amara di una speranza tradita che i marchigiani, oltre a viverla sulla propria pelle, possono tranquillamente leggerla per controllare quelli che sono i numeri reali:
Sanità al collasso
Quasi un marchigiano su dieci ha rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno (GIMBE/ISTAT, 2023). Non perché stesse meglio, ma perché non poteva permettersi di aspettare mesi o anni in lista.
È normale che una madre debba scegliere se curarsi o rinunciare per non lasciare i figli soli?
È accettabile che un anziano debba viaggiare fino in Emilia-Romagna per una risonanza?
Gli stessi dati ministeriali lo confermano: l’indice nazionale sulla prevenzione sanitaria, che nel 2021 era a 82,62, è crollato a 60,91 nel 2022 (Ministero della Salute, 2022).
Nel frattempo le Case della Comunità promesse dal PNRR restano sulla carta, gli Ospedali di Comunità sono incompiuti, e la medicina territoriale è rimasta priva di personale (Primocomunicazione.it, 2025).
Un buco nelle casse e nei cuori
Il fallimento della sanità marchigiana non è solo umano, è anche economico. La cosiddetta “mobilità passiva” — cittadini costretti a curarsi altrove — ha prodotto un disavanzo di 38 milioni di euro nel 2021, salito a 53 milioni nel 2022 (Pagella Politica, 2023).
Denaro che fuoriesce dalle Marche e va ad arricchire ospedali altrui. In pratica paghiamo due volte: con le tasse e con i viaggi della speranza.
Il lavoro che non c’è
Acquaroli prometteva rilancio. La realtà è un deserto di opportunità. Secondo l’Osservatorio CGIL Marche, oltre il 42% dei cittadini teme un peggioramento delle condizioni occupazionali, e il 36% giudica le offerte di lavoro inadeguate alle competenze (Ansa, 21 luglio 2025).
Non è una percezione: tra ottobre 2022 e gennaio 2025 hanno chiuso 32.795 imprese, quasi 1.200 al mese, il peggior saldo d’Italia.
La Banca d’Italia parla infatti, apertamente, di “debole attività economica” e di calo persistente della produzione industriale, con cassa integrazione in aumento e PMI in difficoltà (ANSA, 24 giugno 2025).
In parole semplici: il motore economico della regione si è spento e nessuno lo ha riacceso.
La fiducia tradita
Un sondaggio CGIL-Futura del luglio 2025 rivela che il 46% dei marchigiani ha una percezione negativa del governo regionale, e il 60% ritiene peggiorata la sanità negli ultimi cinque anni (Ansa, 21 luglio 2025).
È una bocciatura netta.
Anche l’ISTAT lo conferma: negli indicatori BES peggiorano servizi pubblici, trasporti, accessibilità sanitaria e coesione sociale (ISTAT BES, 2024).
Le aree interne restano dimenticate, le disuguaglianze territoriali aumentano, le politiche abitative non esistono.
Era questo il cambiamento promesso?
La domanda è semplice: era questo il futuro che Acquaroli aveva annunciato?
Un governo che si presentava come alternativa al passato, ma che ha trascinato la Regione in un presente senza futuro.
La verità è che l’ideologia ha sostituito la programmazione, e la propaganda ha preso il posto del merito.
Dietro i comunicati stampa e i post autocelebrativi restano i numeri implacabili: sanità al collasso, economia stagnante, fiducia crollata.
Sai qual è la verità?
Che in questi cinque anni i marchigiani si sono sentiti presi in giro.
Non da un giorno, non da un mese: ogni volta che hanno dovuto aspettare un esame che non arrivava, ogni volta che hanno visto un negozio chiudere, ogni volta che hanno acceso la TV e hanno sentito Acquaroli vantarsi di numeri che non somigliano per niente alla loro vita.
È come se qualcuno ti dicesse che stai bene mentre ti stringi lo stomaco dalla fame.
Ed è proprio lì, in quella distanza tra le parole e la realtà, che nasce la necessità di un cambiamento vero.
Perché per noi del Movimento 5 Stelle una Regione si governa con la capacità di toccare la vita quotidiana delle persone:
la madre che deve portare il figlio in un pronto soccorso affollato, l’artigiano che chiude la bottega dopo tre generazioni, il ragazzo che prepara la valigia perché non trova lavoro qui.
Queste non sono storie inventate: sono la cronaca quotidiana delle Marche di oggi.
Il Movimento 5 Stelle ha scritto un programma per riscrivere un’altra storia per il futuro delle Marche:
restituire dignità rimettendo in piedi una sanità che funzioni per tutti, riportare lavoro e speranza dove ora c’è solo rassegnazione, far sì che i soldi pubblici servano finalmente ai cittadini invece che alla propaganda di chi governa per sé stesso.
Abbiamo già dimostrato che si può fare.
Abbiamo difeso milioni di famiglie dalla povertà, abbiamo combattuto la corruzione a viso aperto, abbiamo scelto l’ambiente quando tutti gli altri lo sacrificavano per convenienza.
Non perché fosse facile, ma perché era giusto.
Non andare a votare significherebbe restare fermi e accettare un futuro di promesse mancate.
Adesso tocca alle Marche.
Il 28 e 29 settembre non si vota solo per scegliere un nuovo presidente, ma soprattutto per cambiare il destino di ogni marchigiano ed essere certi che il Movimento 5 Stelle sarà la vera garanzia di cambiamento per le Marche.

