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CULTURA |
da Agostino Enea |
Il ritratto dell’antico artigiano di Arcevia protagonista della mostra di Lorenzo Lotto ad Ancona |
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In Antichità i guerrieri mercenari Celtici stanziati in località Montefortino e monte Sant’Angelo di Arcevia, s’imbarcavano nel porto di Ancona per andare a combattere nei paesi del mediterraneo anche per il Tiranno di Siracusa e in oriente, facendosi poi pagare in denaro e oggetti preziosi, come dimostrato dal ritrovamento nelle tombe celtiche di Montefortino anche dal vasellame in argento di gusto ellenico. Oggi dai Musei Capitolini di Roma alla Pinacoteca Podesti di Ancona fino al 7 giugno, è tornato vicino alla sua ARCEVIA il Mastro Batista Balestrier de la Rocha Contrada ritratto da Lorenzo LOTTO. Tra le molte opere create e lasciate nelle Marche nei tre periodi in cui vi ha vissuto, Lorenzo Lotto ormai anziano (Venezia 1480 Loreto 1556) ha ritratto il Balestriere Battista di Rocca Contrada tra il 1551 e 1552 periodo nel quale collabora stabilmente con un giovane pittore poi molto conosciuto, Ercole Ramazzani di Rocca Contrada oggi Arcevia, che fa servizio nella bottega del Lotto e ne apprende il mestiere. Il Balestriere, mestiere di responsabilità nella comunità di allora, per promuovere la sua professione chiese questo ritratto a Lorenzo Lotto in cambio di lavori di falegnameria da lui eseguiti per lo stesso pittore, cornici di quadri, ornamenti ed altro del valore di otto scudi. L’architetto ENEA Agostino iscritto a Italia Nostra di Arcevia nell’ultimo giorno di esposizione ammira il quadro che raffigura Mastro Batista Balestrier de la Rocha Contrada un arceviese di 5 secoli fa, purtroppo visitato da pochissimi arceviesi come riferitogli dalla Reception della Pinacoteca, poi con l’immaginazione dialoga visivamente con Mastro Batista cercando di vedere come poteva essere Rocca Contrada e il suo territorio nel XVI secolo, confrontandola poi con l’Arcevia di oggi. Analizzando l’abbigliamento di Mastro Batista e gli oggetti di cui si circonda nel quadro, abbiamo l’immagine reale di una persona distinta del XVI secolo mentre stava lavorando nella sua bottega, difatti Batista ha una folta barba e abbigliamento del tempo, berretta e abito scuro con in mano la “balestra ballottaia” inventata a Firenze nel 1530. Lo sguardo pacato è rivolto allo spettatore a cui mostra la sua creazione innovativa con modestia senza vantarsi. Sulla cintura ha un fodero con due strumenti di cui uno spadino emblema dei falegnami “fabri lignari”. Sopra il tavolo da lavoro con tovaglia verde appoggia la balestra fornita dell’arco metallico, che dopo essere messo in tensione lancia le palline “ballotte” di creta-argilla cotta qui dipinte, per catturare soprattutto la piccola cacciagione. Il quadro promuove la sua corporazione dei “fabri lignari” poi a Rocca Contrada c’erano quelle dei fabbri “fabri ferrari”, notai, calzolai, mercanti, sarti. Di sicuro Mastro Batista realizzava anche balestre da guerra, oggetti ed utensili lignei, metallici allora richiesti dalla comunità di Rocca Contrada che si reggeva sulle 6 corporazioni, oltre maestranze, competenze, e difatti il prestigio derivava dalla professionalità dimostrata attraverso il proprio lavoro. Il quadro alla Pinacoteca Capitolina nel 1767 venne attribuito al pittore Giorgione poi nel 1890 a Lorenzo Lotto e nel 1894 Frizzoni identificò il personaggio balestriere Battista di Rocca Contrada, come si legge nel “Libro di spese diverse” di Lorenzo Lotto nel 1551 l’artigiano Batista commissionò il quadro in cambio di lavori di falegnameria fatti per suo conto “Mastro Battista de la Rocha Contrada die dar per un suo retrato tante fature de cose de l’arte sua, cioè qualche cornise de ornamentj de quadreti o altri che abisognaj da luj, valse scuti otto” (1551, novembre). Agli inizi del 1400 Rocca Contrada per rimanere guelfa e fedele alla Chiesa ottenne l’aiuto al capitano di ventura di Perugia Andrea Fortebraccio detto “Braccio da Montone” allora a favore della Chiesa, che con migliaia di soldati e cavalieri liberò la città dall’assedio dell’esercito ghibellino del fratello dell’ex papa Innocenzo VII (morto nel 1406) Ludovico Migliorati al tempo alleato con Ladislao re di Napoli allora nemico della Chiesa guidata dal nuovo papa Gregorio XII che sollecitò Rocca Contrada a difendersi contro Ladislao re di Napoli. Braccio da Montone per la stima ottenuta fù incaricato di presidiare il territorio di Rocca Contrada con il suo esercito con fini di protezione. Abitualmente sull’ampio territorio di Rocca Contrada in quei tempi vi vivevano anche decine di migliaia di persone tra abitanti residenti e soldati di un esercito amico che periodicamente vi si stanziava, a differenza degli odierni 4'000 abitanti. Nei decenni successivi proseguirono gli attacchi nemici e nel 1449 papa Nicolò V in quarantena a Fabriano contro la pestilenza di Roma, nomina la città di Rocca Contrada e il suo territorio “Ecclesiae Propugnaculum” (baluardo della Chiesa) per la sua riconosciuta fedeltà alla Chiesa. Nel secolo XVI in cui visse Mastro Batista Rocca Contrada ancora era un centro importante abitato nel capoluogo da famiglie nobili e ricchi proprietari terrieri oltre rinomati notabili, artigiani e commercianti, mentre il popolo viveva fuori dalle mura del capoluogo sul territorio nei 9 piccoli castelli ed entrava nel capoluogo solo di giorno per servire i signori o vendere soprattutto i prodotti dell’agricoltura, difatti fino a metà del secolo scorso al tramonto il popolo veniva fatto uscire poi venivano chiuse le porte d’ingresso sulle mura castellane di Arcevia. Dal XIV secolo risulta già presente nel centro di Rocca Contrada una residenza del vescovo di Senigallia detta “vescovado” che durò fino ai primi decenni del XIX secolo, ampliata dal XV secolo occupando l’ampia piazza comunale fino vicino al chiostro attuale e adiacente la chiesa di San Francesco di piazza del XIII secolo poi rifatta in stile barocchetto nel XVIII secolo com’è attualmente, residenza che doveva accogliere il vescovo e i suoi numerosi collaboratori per diversi mesi all’anno quando c’erano pericoli bellici e aria malsana, spesso presenti a Senigallia. Anche al tempo dei soggiorni di Lorenzo Lotto nelle Marche le classi nobili e i ricchi che vivevano nei centri più significativi e fortificati dell’entroterra marchigiano, avevano contatti con le classi dominanti delle città più potenti come Ancona, che grazie al porto più profondo e trafficato del medio adriatico era anche un crocevia di persone e commerci importanti, altrimenti personaggi e artisti famosi come Lorenzo Lotto difficilmente avrebbero avuto contatti con i centri dell’entroterra, come avvenne con Rocca Contrada l’attuale Arcevia. Da arceviese dico GRAZIE a Mastro Batista Balestrier de la Rocha Contrada per esserci venuto a trovare e averci aperto una finestra sul nostro prestigioso passato, ricordandoci che in ogni secolo chi ci distinguerà e ci salverà sarà sempre la serietà, il mestiere e la professionalità. |
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CULTURA
Il ritratto dell’antico artigiano di Arcevia protagonista della mostra di Lorenzo Lotto ad Ancona
In Antichità i guerrieri mercenari Celtici stanziati in località Montefortino e monte Sant’Angelo di Arcevia, s’imbarcavano nel porto di Ancona per andare a combattere nei paesi del mediterraneo anche per il Tiranno di Siracusa e in oriente, facendosi poi pagare in denaro e oggetti preziosi, come dimostrato dal ritrovamento nelle tombe celtiche di Montefortino anche dal vasellame in argento di gusto ellenico.
Oggi dai Musei Capitolini di Roma alla Pinacoteca Podesti di Ancona fino al 7 giugno, è tornato vicino alla sua ARCEVIA il Mastro Batista Balestrier de la Rocha Contrada ritratto da Lorenzo LOTTO. Tra le molte opere create e lasciate nelle Marche nei tre periodi in cui vi ha vissuto, Lorenzo Lotto ormai anziano (Venezia 1480 Loreto 1556) ha ritratto il Balestriere Battista di Rocca Contrada tra il 1551 e 1552 periodo nel quale collabora stabilmente con un giovane pittore poi molto conosciuto, Ercole Ramazzani di Rocca Contrada oggi Arcevia, che fa servizio nella bottega del Lotto e ne apprende il mestiere. Il Balestriere, mestiere di responsabilità nella comunità di allora, per promuovere la sua professione chiese questo ritratto a Lorenzo Lotto in cambio di lavori di falegnameria da lui eseguiti per lo stesso pittore, cornici di quadri, ornamenti ed altro del valore di otto scudi.
L’architetto ENEA Agostino iscritto a Italia Nostra di Arcevia nell’ultimo giorno di esposizione ammira il quadro che raffigura Mastro Batista Balestrier de la Rocha Contrada un arceviese di 5 secoli fa, purtroppo visitato da pochissimi arceviesi come riferitogli dalla Reception della Pinacoteca, poi con l’immaginazione dialoga visivamente con Mastro Batista cercando di vedere come poteva essere Rocca Contrada e il suo territorio nel XVI secolo, confrontandola poi con l’Arcevia di oggi.
Analizzando l’abbigliamento di Mastro Batista e gli oggetti di cui si circonda nel quadro, abbiamo l’immagine reale di una persona distinta del XVI secolo mentre stava lavorando nella sua bottega, difatti Batista ha una folta barba e abbigliamento del tempo, berretta e abito scuro con in mano la “balestra ballottaia” inventata a Firenze nel 1530. Lo sguardo pacato è rivolto allo spettatore a cui mostra la sua creazione innovativa con modestia senza vantarsi.
Sulla cintura ha un fodero con due strumenti di cui uno spadino emblema dei falegnami “fabri lignari”. Sopra il tavolo da lavoro con tovaglia verde appoggia la balestra fornita dell’arco metallico, che dopo essere messo in tensione lancia le palline “ballotte” di creta-argilla cotta qui dipinte, per catturare soprattutto la piccola cacciagione. Il quadro promuove la sua corporazione dei “fabri lignari” poi a Rocca Contrada c’erano quelle dei fabbri “fabri ferrari”, notai, calzolai, mercanti, sarti.
Di sicuro Mastro Batista realizzava anche balestre da guerra, oggetti ed utensili lignei, metallici allora richiesti dalla comunità di Rocca Contrada che si reggeva sulle 6 corporazioni, oltre maestranze, competenze, e difatti il prestigio derivava dalla professionalità dimostrata attraverso il proprio lavoro.
Il quadro alla Pinacoteca Capitolina nel 1767 venne attribuito al pittore Giorgione poi nel 1890 a Lorenzo Lotto e nel 1894 Frizzoni identificò il personaggio balestriere Battista di Rocca Contrada, come si legge nel “Libro di spese diverse” di Lorenzo Lotto nel 1551 l’artigiano Batista commissionò il quadro in cambio di lavori di falegnameria fatti per suo conto “Mastro Battista de la Rocha Contrada die dar per un suo retrato tante fature de cose de l’arte sua, cioè qualche cornise de ornamentj de quadreti o altri che abisognaj da luj, valse scuti otto” (1551, novembre).
Agli inizi del 1400 Rocca Contrada per rimanere guelfa e fedele alla Chiesa ottenne l’aiuto al capitano di ventura di Perugia Andrea Fortebraccio detto “Braccio da Montone” allora a favore della Chiesa, che con migliaia di soldati e cavalieri liberò la città dall’assedio dell’esercito ghibellino del fratello dell’ex papa Innocenzo VII (morto nel 1406) Ludovico Migliorati al tempo alleato con Ladislao re di Napoli allora nemico della Chiesa guidata dal nuovo papa Gregorio XII che sollecitò Rocca Contrada a difendersi contro Ladislao re di Napoli. Braccio da Montone per la stima ottenuta fù incaricato di presidiare il territorio di Rocca Contrada con il suo esercito con fini di protezione. Abitualmente sull’ampio territorio di Rocca Contrada in quei tempi vi vivevano anche decine di migliaia di persone tra abitanti residenti e soldati di un esercito amico che periodicamente vi si stanziava, a differenza degli odierni 4'000 abitanti. Nei decenni successivi proseguirono gli attacchi nemici e nel 1449 papa Nicolò V in quarantena a Fabriano contro la pestilenza di Roma, nomina la città di Rocca Contrada e il suo territorio “Ecclesiae Propugnaculum” (baluardo della Chiesa) per la sua riconosciuta fedeltà alla Chiesa.
Nel secolo XVI in cui visse Mastro Batista Rocca Contrada ancora era un centro importante abitato nel capoluogo da famiglie nobili e ricchi proprietari terrieri oltre rinomati notabili, artigiani e commercianti, mentre il popolo viveva fuori dalle mura del capoluogo sul territorio nei 9 piccoli castelli ed entrava nel capoluogo solo di giorno per servire i signori o vendere soprattutto i prodotti dell’agricoltura, difatti fino a metà del secolo scorso al tramonto il popolo veniva fatto uscire poi venivano chiuse le porte d’ingresso sulle mura castellane di Arcevia. Dal XIV secolo risulta già presente nel centro di Rocca Contrada una residenza del vescovo di Senigallia detta “vescovado” che durò fino ai primi decenni del XIX secolo, ampliata dal XV secolo occupando l’ampia piazza comunale fino vicino al chiostro attuale e adiacente la chiesa di San Francesco di piazza del XIII secolo poi rifatta in stile barocchetto nel XVIII secolo com’è attualmente, residenza che doveva accogliere il vescovo e i suoi numerosi collaboratori per diversi mesi all’anno quando c’erano pericoli bellici e aria malsana, spesso presenti a Senigallia.
Anche al tempo dei soggiorni di Lorenzo Lotto nelle Marche le classi nobili e i ricchi che vivevano nei centri più significativi e fortificati dell’entroterra marchigiano, avevano contatti con le classi dominanti delle città più potenti come Ancona, che grazie al porto più profondo e trafficato del medio adriatico era anche un crocevia di persone e commerci importanti, altrimenti personaggi e artisti famosi come Lorenzo Lotto difficilmente avrebbero avuto contatti con i centri dell’entroterra, come avvenne con Rocca Contrada l’attuale Arcevia.
Da arceviese dico GRAZIE a Mastro Batista Balestrier de la Rocha Contrada per esserci venuto a trovare e averci aperto una finestra sul nostro prestigioso passato, ricordandoci che in ogni secolo chi ci distinguerà e ci salverà sarà sempre la serietà, il mestiere e la professionalità.
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Il ritratto dell’antico artigiano di Arcevia protagonista della mostra di Lorenzo Lotto ad Ancona
In Antichità i guerrieri mercenari Celtici stanziati in località Montefortino e monte Sant’Angelo di Arcevia, s’imbarcavano nel porto di Ancona per andare a combattere nei paesi del mediterraneo anche per il Tiranno di Siracusa e in oriente, facendosi poi pagare in denaro e oggetti preziosi, come dimostrato dal ritrovamento nelle tombe celtiche di Montefortino anche dal vasellame in argento di gusto ellenico.
Oggi dai Musei Capitolini di Roma alla Pinacoteca Podesti di Ancona fino al 7 giugno, è tornato vicino alla sua ARCEVIA il Mastro Batista Balestrier de la Rocha Contrada ritratto da Lorenzo LOTTO. Tra le molte opere create e lasciate nelle Marche nei tre periodi in cui vi ha vissuto, Lorenzo Lotto ormai anziano (Venezia 1480 Loreto 1556) ha ritratto il Balestriere Battista di Rocca Contrada tra il 1551 e 1552 periodo nel quale collabora stabilmente con un giovane pittore poi molto conosciuto, Ercole Ramazzani di Rocca Contrada oggi Arcevia, che fa servizio nella bottega del Lotto e ne apprende il mestiere. Il Balestriere, mestiere di responsabilità nella comunità di allora, per promuovere la sua professione chiese questo ritratto a Lorenzo Lotto in cambio di lavori di falegnameria da lui eseguiti per lo stesso pittore, cornici di quadri, ornamenti ed altro del valore di otto scudi.
L’architetto ENEA Agostino iscritto a Italia Nostra di Arcevia nell’ultimo giorno di esposizione ammira il quadro che raffigura Mastro Batista Balestrier de la Rocha Contrada un arceviese di 5 secoli fa, purtroppo visitato da pochissimi arceviesi come riferitogli dalla Reception della Pinacoteca, poi con l’immaginazione dialoga visivamente con Mastro Batista cercando di vedere come poteva essere Rocca Contrada e il suo territorio nel XVI secolo, confrontandola poi con l’Arcevia di oggi.
Analizzando l’abbigliamento di Mastro Batista e gli oggetti di cui si circonda nel quadro, abbiamo l’immagine reale di una persona distinta del XVI secolo mentre stava lavorando nella sua bottega, difatti Batista ha una folta barba e abbigliamento del tempo, berretta e abito scuro con in mano la “balestra ballottaia” inventata a Firenze nel 1530. Lo sguardo pacato è rivolto allo spettatore a cui mostra la sua creazione innovativa con modestia senza vantarsi.
Sulla cintura ha un fodero con due strumenti di cui uno spadino emblema dei falegnami “fabri lignari”. Sopra il tavolo da lavoro con tovaglia verde appoggia la balestra fornita dell’arco metallico, che dopo essere messo in tensione lancia le palline “ballotte” di creta-argilla cotta qui dipinte, per catturare soprattutto la piccola cacciagione. Il quadro promuove la sua corporazione dei “fabri lignari” poi a Rocca Contrada c’erano quelle dei fabbri “fabri ferrari”, notai, calzolai, mercanti, sarti.
Di sicuro Mastro Batista realizzava anche balestre da guerra, oggetti ed utensili lignei, metallici allora richiesti dalla comunità di Rocca Contrada che si reggeva sulle 6 corporazioni, oltre maestranze, competenze, e difatti il prestigio derivava dalla professionalità dimostrata attraverso il proprio lavoro.
Il quadro alla Pinacoteca Capitolina nel 1767 venne attribuito al pittore Giorgione poi nel 1890 a Lorenzo Lotto e nel 1894 Frizzoni identificò il personaggio balestriere Battista di Rocca Contrada, come si legge nel “Libro di spese diverse” di Lorenzo Lotto nel 1551 l’artigiano Batista commissionò il quadro in cambio di lavori di falegnameria fatti per suo conto “Mastro Battista de la Rocha Contrada die dar per un suo retrato tante fature de cose de l’arte sua, cioè qualche cornise de ornamentj de quadreti o altri che abisognaj da luj, valse scuti otto” (1551, novembre).
Agli inizi del 1400 Rocca Contrada per rimanere guelfa e fedele alla Chiesa ottenne l’aiuto al capitano di ventura di Perugia Andrea Fortebraccio detto “Braccio da Montone” allora a favore della Chiesa, che con migliaia di soldati e cavalieri liberò la città dall’assedio dell’esercito ghibellino del fratello dell’ex papa Innocenzo VII (morto nel 1406) Ludovico Migliorati al tempo alleato con Ladislao re di Napoli allora nemico della Chiesa guidata dal nuovo papa Gregorio XII che sollecitò Rocca Contrada a difendersi contro Ladislao re di Napoli. Braccio da Montone per la stima ottenuta fù incaricato di presidiare il territorio di Rocca Contrada con il suo esercito con fini di protezione. Abitualmente sull’ampio territorio di Rocca Contrada in quei tempi vi vivevano anche decine di migliaia di persone tra abitanti residenti e soldati di un esercito amico che periodicamente vi si stanziava, a differenza degli odierni 4'000 abitanti. Nei decenni successivi proseguirono gli attacchi nemici e nel 1449 papa Nicolò V in quarantena a Fabriano contro la pestilenza di Roma, nomina la città di Rocca Contrada e il suo territorio “Ecclesiae Propugnaculum” (baluardo della Chiesa) per la sua riconosciuta fedeltà alla Chiesa.
Nel secolo XVI in cui visse Mastro Batista Rocca Contrada ancora era un centro importante abitato nel capoluogo da famiglie nobili e ricchi proprietari terrieri oltre rinomati notabili, artigiani e commercianti, mentre il popolo viveva fuori dalle mura del capoluogo sul territorio nei 9 piccoli castelli ed entrava nel capoluogo solo di giorno per servire i signori o vendere soprattutto i prodotti dell’agricoltura, difatti fino a metà del secolo scorso al tramonto il popolo veniva fatto uscire poi venivano chiuse le porte d’ingresso sulle mura castellane di Arcevia. Dal XIV secolo risulta già presente nel centro di Rocca Contrada una residenza del vescovo di Senigallia detta “vescovado” che durò fino ai primi decenni del XIX secolo, ampliata dal XV secolo occupando l’ampia piazza comunale fino vicino al chiostro attuale e adiacente la chiesa di San Francesco di piazza del XIII secolo poi rifatta in stile barocchetto nel XVIII secolo com’è attualmente, residenza che doveva accogliere il vescovo e i suoi numerosi collaboratori per diversi mesi all’anno quando c’erano pericoli bellici e aria malsana, spesso presenti a Senigallia.
Anche al tempo dei soggiorni di Lorenzo Lotto nelle Marche le classi nobili e i ricchi che vivevano nei centri più significativi e fortificati dell’entroterra marchigiano, avevano contatti con le classi dominanti delle città più potenti come Ancona, che grazie al porto più profondo e trafficato del medio adriatico era anche un crocevia di persone e commerci importanti, altrimenti personaggi e artisti famosi come Lorenzo Lotto difficilmente avrebbero avuto contatti con i centri dell’entroterra, come avvenne con Rocca Contrada l’attuale Arcevia.
Da arceviese dico GRAZIE a Mastro Batista Balestrier de la Rocha Contrada per esserci venuto a trovare e averci aperto una finestra sul nostro prestigioso passato, ricordandoci che in ogni secolo chi ci distinguerà e ci salverà sarà sempre la serietà, il mestiere e la professionalità.

