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02.10.2026 09:17
firma Andrea Bevilacqua

di Andrea Bevilacqua

L’Anconetano del Giorno, a tu per tu con Franco Lorenzini

Dopo una lunga pausa, torna l’“Anconetano del Giorno”. Stavolta il viaggio alla scoperta dei nostri concittadini più illustri ci ha portato da uno scrittore, uno storico e uno sportivo. Tutto all’interno di un unico pacchetto che evidenzia la sua passione per Ancona.

Parliamo di Franco Lorenzini, nato nel 1957 nel cuore di Ancona e, che negli anni ha fatto del suo amore per la città e per lo sport una firma inconfondibile, arrivando a gestire il comitato organizzativo del Palio di Ancona, che dopo tanti anni è tornato ad illuminare la città.

Franco, in molti conoscono le tue opere. Vuoi raccontare ai nostri lettori qualcosa su di te?

Sono nato nel Rione San Pietro nel 1957 e ci vivo ancora oggi. Da bambino leggevo moltissimo, prima i fumetti come Tex, Blek Macigno e Capitan Michi, poi i grandi classici come I ragazzi della Via Pal, Il sergente nella neve e le opere omeriche. A scuola amavo le materie umanistiche, mentre la matematica era la mia difficoltà, ma proprio per questo scelsi Ragioneria e poi Economia e Commercio. Durante l’università persi mio padre e iniziai a lavorare come operaio e pescatore per aiutare la famiglia, seguendo la tradizione paterna fatta di piccole imbarcazioni. In quegli anni vinsi un concorso pubblico ed entrai nell’Azienda dei Mezzi Meccanici del Porto di Ancona, oggi Autorità Portuale, occupandomi di amministrazione e personale. La passione per la storia non si è mai spenta e ho continuato a studiare e fare ricerche, soprattutto legate allo sport e alla storia dorica. Un Presidente notò questa predisposizione e mi nominò coordinatore del settore promozione, programmazione e sviluppo dell’Autorità Portuale. Intanto iniziai a scrivere libri, il primo dedicato al Movimento Ultrà dell’Ancona Calcio, poi altri insieme all’amico fraterno Sergio Dubbini.

Sei uno scrittore piuttosto prolifico. Ci vuoi raccontare i tuoi libri e come nasce la voglia di parlare di questa città, lato sportivo?

La passione per la letteratura, per Ancona e per la storia sportiva della mia famiglia mi ha spinto ad approfondire questi temi, anche perché esiste poca produzione locale dedicata allo sport. Dopo il primo libro e dopo aver studiato vari aspetti della città, dalla toponomastica alla storia socio‑economica, decisi di unire tutto questo in un progetto più ampio. L’incontro con il mio amico fraterno Sergio Dubbini fu decisivo. Le nostre mogli si conoscevano da tempo e anche lui era legato a questi argomenti. Iniziammo così a scrivere insieme il nostro primo libro, Ancona e Anconitana nel ’900, poi il secondo, Porto, Passione e Pallone, e successivamente ci dedicammo agli anconetani illustri dello sport. Un giorno, durante un pranzo con amici, ci chiedemmo quante anconetane e quanti anconetani avessero giocato in Serie A. Dopo tre anni di ricerche scoprimmo che erano più di cinquanta e nacque un altro libro. Da tifoso dell’Anconitana e dell’Ancona Calcio decisi poi di riportare alla luce una storia dimenticata, quella della finale scudetto dell’Anconitana del 1925. Il Comune di Ancona accolse la nostra proposta di dedicare una targa a quella squadra e circa un anno fa, nel luogo dove sorgeva l’ex Campo Sportivo Divisionale in zona Piazza d’Armi, è stato istituito un Largo in sua memoria.

Ancona è tante cose: sapori, storia e saperi. Ma cos’è per te Ancona?

Ancona è divisa tra terra e mare e il mare è un elemento identitario che segna il nostro carattere, spesso riservato. I poeti vernacolari descrivono gli anconetani come le crocette, chiusi e impenetrabili, ma con un cuore buono. Restando in tema di cucina, è difficile scegliere un solo piatto, ma a chi arriva in città consiglio sempre qualcosa che racconti la nostra lunga tradizione marinara. Se devo indicare un luogo del cuore parto dal mio rione e salgo sul Colle Guasco, da cui si abbraccia tutta la città. Anche Largo Casanova è un punto interessante e meritevole, perché lì sorgeva Porta Capodimonte. A chi arriva per la prima volta suggerisco il porto, dove si trovano l’Arco di Traiano e l’Arco Clementino, costruiti in epoche diverse ma capaci di raccontare insieme la storia di Ancona. Molte persone che ho accompagnato restano però affascinate dal Passetto, non solo dal monumento, ma dal fatto che abbiamo una spiaggia nel cuore della città.

Dopo averci detto cosa rappresenta Ancona per te, vuoi dirci cosa sei tu per la città di Ancona?

Come diciamo spesso con l’amico Sergio Dubbini, il nostro obiettivo è donare alla comunità anconetana storie, curiosità e aneddoti legati al territorio, facendo un lavoro di divulgazione. Unendo idee e passioni, cerchiamo di restituire qualcosa alla nostra città, che nei nostri libri chiamiamo sempre “la nostra bella città sul mare”.

Ora parliamo di Palio, a cui tu hai dedicato un libro e a cui hai partecipato del comitato organizzativo. Vuoi parlarcene?

Il libro “C’era una volta il Palio di Ancona”, uscito pochi giorni fa, nasce da ricerche iniziate cinque anni fa, quando trovai un articolo del 1952 che parlava dei sette rioni che partecipavano al Palio. Tra i nomi dei concorrenti alla gara podistico remiera comparivano mio padre e i miei zii. Questo mi spinse ad approfondire, anche se poi sospesi il lavoro. Per la scrittura mi sono avvalso di tre professionisti eccellenti. Le storiche Maria Chiara Lorenzini e Chiara Censi hanno approfondito la storia medievale cittadina e la figura di Stamira. Marco Lucioli, che ha partecipato a una delle edizioni del Palio, ha portato la sua esperienza diretta. Io mi sono occupato della ricerca storica sui rioni, sulla città e sugli eventi sportivi del Palio, ricostruiti anno per anno. Anni dopo, quando ero Consigliere del Circolo, arrivò il Sindaco Silvetti con la Giunta. Rimase colpito dai cimeli del Palio che avevamo esposti, tra cui la divisa viola del Rione San Pietro. Mi chiese informazioni e mi disse che voleva riproporre la manifestazione. Non lo sentii per un po’, poi meno di un anno fa mi chiamò dicendo che era arrivato il momento. Formammo un Comitato Organizzatore composto da vari esperti che, nonostante il numero ridotto, ha ottenuto un ottimo risultato, come si è visto nella recente edizione. Abbiamo riportato la competizione tra rioni, includendo sia quelli storici sia le nuove suddivisioni. La soddisfazione più grande è stata la risposta della città e degli anconetani, che fa ben sperare per il futuro del Palio.

Vuoi lasciare un messaggio per gli Anconetani e le Anconetane di domani?

Il messaggio che voglio lasciare alle anconetane e agli anconetani di domani è di continuare a seguire il Palio con interesse e di migliorarlo quando necessario, valorizzando le comunità rionali. I giovani sono fondamentali per il futuro della città. Oggi non se ne vedono molti legati al territorio e alla sua identità, ma saranno proprio loro a portare avanti Ancona dal punto di vista culturale e turistico.

Lettrici e lettori di Vivere Ancona, il nostro viaggio per ora termina qui. “L’Anconetano del Giorno” vi aspetta il prossimo mese con una nuova intervista e una nuova storia da raccontare.

Aprilo qui https://vivere.me/habM
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L’Anconetano del Giorno, a tu per tu con Franco Lorenzini

Dopo una lunga pausa, torna l’“Anconetano del Giorno”. Stavolta il viaggio alla scoperta dei nostri concittadini più illustri ci ha portato da uno scrittore, uno storico e uno sportivo. Tutto all’interno di un unico pacchetto che evidenzia la sua passione per Ancona.

Parliamo di Franco Lorenzini, nato nel 1957 nel cuore di Ancona e, che negli anni ha fatto del suo amore per la città e per lo sport una firma inconfondibile, arrivando a gestire il comitato organizzativo del Palio di Ancona, che dopo tanti anni è tornato ad illuminare la città.

Franco, in molti conoscono le tue opere. Vuoi raccontare ai nostri lettori qualcosa su di te?

Sono nato nel Rione San Pietro nel 1957 e ci vivo ancora oggi. Da bambino leggevo moltissimo, prima i fumetti come Tex, Blek Macigno e Capitan Michi, poi i grandi classici come I ragazzi della Via Pal, Il sergente nella neve e le opere omeriche. A scuola amavo le materie umanistiche, mentre la matematica era la mia difficoltà, ma proprio per questo scelsi Ragioneria e poi Economia e Commercio. Durante l’università persi mio padre e iniziai a lavorare come operaio e pescatore per aiutare la famiglia, seguendo la tradizione paterna fatta di piccole imbarcazioni. In quegli anni vinsi un concorso pubblico ed entrai nell’Azienda dei Mezzi Meccanici del Porto di Ancona, oggi Autorità Portuale, occupandomi di amministrazione e personale. La passione per la storia non si è mai spenta e ho continuato a studiare e fare ricerche, soprattutto legate allo sport e alla storia dorica. Un Presidente notò questa predisposizione e mi nominò coordinatore del settore promozione, programmazione e sviluppo dell’Autorità Portuale. Intanto iniziai a scrivere libri, il primo dedicato al Movimento Ultrà dell’Ancona Calcio, poi altri insieme all’amico fraterno Sergio Dubbini.

Sei uno scrittore piuttosto prolifico. Ci vuoi raccontare i tuoi libri e come nasce la voglia di parlare di questa città, lato sportivo?

La passione per la letteratura, per Ancona e per la storia sportiva della mia famiglia mi ha spinto ad approfondire questi temi, anche perché esiste poca produzione locale dedicata allo sport. Dopo il primo libro e dopo aver studiato vari aspetti della città, dalla toponomastica alla storia socio‑economica, decisi di unire tutto questo in un progetto più ampio. L’incontro con il mio amico fraterno Sergio Dubbini fu decisivo. Le nostre mogli si conoscevano da tempo e anche lui era legato a questi argomenti. Iniziammo così a scrivere insieme il nostro primo libro, Ancona e Anconitana nel ’900, poi il secondo, Porto, Passione e Pallone, e successivamente ci dedicammo agli anconetani illustri dello sport. Un giorno, durante un pranzo con amici, ci chiedemmo quante anconetane e quanti anconetani avessero giocato in Serie A. Dopo tre anni di ricerche scoprimmo che erano più di cinquanta e nacque un altro libro. Da tifoso dell’Anconitana e dell’Ancona Calcio decisi poi di riportare alla luce una storia dimenticata, quella della finale scudetto dell’Anconitana del 1925. Il Comune di Ancona accolse la nostra proposta di dedicare una targa a quella squadra e circa un anno fa, nel luogo dove sorgeva l’ex Campo Sportivo Divisionale in zona Piazza d’Armi, è stato istituito un Largo in sua memoria.

Ancona è tante cose: sapori, storia e saperi. Ma cos’è per te Ancona?

Ancona è divisa tra terra e mare e il mare è un elemento identitario che segna il nostro carattere, spesso riservato. I poeti vernacolari descrivono gli anconetani come le crocette, chiusi e impenetrabili, ma con un cuore buono. Restando in tema di cucina, è difficile scegliere un solo piatto, ma a chi arriva in città consiglio sempre qualcosa che racconti la nostra lunga tradizione marinara. Se devo indicare un luogo del cuore parto dal mio rione e salgo sul Colle Guasco, da cui si abbraccia tutta la città. Anche Largo Casanova è un punto interessante e meritevole, perché lì sorgeva Porta Capodimonte. A chi arriva per la prima volta suggerisco il porto, dove si trovano l’Arco di Traiano e l’Arco Clementino, costruiti in epoche diverse ma capaci di raccontare insieme la storia di Ancona. Molte persone che ho accompagnato restano però affascinate dal Passetto, non solo dal monumento, ma dal fatto che abbiamo una spiaggia nel cuore della città.

Dopo averci detto cosa rappresenta Ancona per te, vuoi dirci cosa sei tu per la città di Ancona?

Come diciamo spesso con l’amico Sergio Dubbini, il nostro obiettivo è donare alla comunità anconetana storie, curiosità e aneddoti legati al territorio, facendo un lavoro di divulgazione. Unendo idee e passioni, cerchiamo di restituire qualcosa alla nostra città, che nei nostri libri chiamiamo sempre “la nostra bella città sul mare”.

Ora parliamo di Palio, a cui tu hai dedicato un libro e a cui hai partecipato del comitato organizzativo. Vuoi parlarcene?

Il libro “C’era una volta il Palio di Ancona”, uscito pochi giorni fa, nasce da ricerche iniziate cinque anni fa, quando trovai un articolo del 1952 che parlava dei sette rioni che partecipavano al Palio. Tra i nomi dei concorrenti alla gara podistico remiera comparivano mio padre e i miei zii. Questo mi spinse ad approfondire, anche se poi sospesi il lavoro. Per la scrittura mi sono avvalso di tre professionisti eccellenti. Le storiche Maria Chiara Lorenzini e Chiara Censi hanno approfondito la storia medievale cittadina e la figura di Stamira. Marco Lucioli, che ha partecipato a una delle edizioni del Palio, ha portato la sua esperienza diretta. Io mi sono occupato della ricerca storica sui rioni, sulla città e sugli eventi sportivi del Palio, ricostruiti anno per anno. Anni dopo, quando ero Consigliere del Circolo, arrivò il Sindaco Silvetti con la Giunta. Rimase colpito dai cimeli del Palio che avevamo esposti, tra cui la divisa viola del Rione San Pietro. Mi chiese informazioni e mi disse che voleva riproporre la manifestazione. Non lo sentii per un po’, poi meno di un anno fa mi chiamò dicendo che era arrivato il momento. Formammo un Comitato Organizzatore composto da vari esperti che, nonostante il numero ridotto, ha ottenuto un ottimo risultato, come si è visto nella recente edizione. Abbiamo riportato la competizione tra rioni, includendo sia quelli storici sia le nuove suddivisioni. La soddisfazione più grande è stata la risposta della città e degli anconetani, che fa ben sperare per il futuro del Palio.

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Il messaggio che voglio lasciare alle anconetane e agli anconetani di domani è di continuare a seguire il Palio con interesse e di migliorarlo quando necessario, valorizzando le comunità rionali. I giovani sono fondamentali per il futuro della città. Oggi non se ne vedono molti legati al territorio e alla sua identità, ma saranno proprio loro a portare avanti Ancona dal punto di vista culturale e turistico.

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L’Anconetano del Giorno, a tu per tu con Franco Lorenzini

02.10.2026 09:17 6
intervista

Dopo una lunga pausa, torna l’“Anconetano del Giorno”. Stavolta il viaggio alla scoperta dei nostri concittadini più illustri ci ha portato da uno scrittore, uno storico e uno sportivo. Tutto all’interno di un unico pacchetto che evidenzia la sua passione per Ancona.

Parliamo di Franco Lorenzini, nato nel 1957 nel cuore di Ancona e, che negli anni ha fatto del suo amore per la città e per lo sport una firma inconfondibile, arrivando a gestire il comitato organizzativo del Palio di Ancona, che dopo tanti anni è tornato ad illuminare la città.

Franco, in molti conoscono le tue opere. Vuoi raccontare ai nostri lettori qualcosa su di te?

Sono nato nel Rione San Pietro nel 1957 e ci vivo ancora oggi. Da bambino leggevo moltissimo, prima i fumetti come Tex, Blek Macigno e Capitan Michi, poi i grandi classici come I ragazzi della Via Pal, Il sergente nella neve e le opere omeriche. A scuola amavo le materie umanistiche, mentre la matematica era la mia difficoltà, ma proprio per questo scelsi Ragioneria e poi Economia e Commercio. Durante l’università persi mio padre e iniziai a lavorare come operaio e pescatore per aiutare la famiglia, seguendo la tradizione paterna fatta di piccole imbarcazioni. In quegli anni vinsi un concorso pubblico ed entrai nell’Azienda dei Mezzi Meccanici del Porto di Ancona, oggi Autorità Portuale, occupandomi di amministrazione e personale. La passione per la storia non si è mai spenta e ho continuato a studiare e fare ricerche, soprattutto legate allo sport e alla storia dorica. Un Presidente notò questa predisposizione e mi nominò coordinatore del settore promozione, programmazione e sviluppo dell’Autorità Portuale. Intanto iniziai a scrivere libri, il primo dedicato al Movimento Ultrà dell’Ancona Calcio, poi altri insieme all’amico fraterno Sergio Dubbini.

Sei uno scrittore piuttosto prolifico. Ci vuoi raccontare i tuoi libri e come nasce la voglia di parlare di questa città, lato sportivo?

La passione per la letteratura, per Ancona e per la storia sportiva della mia famiglia mi ha spinto ad approfondire questi temi, anche perché esiste poca produzione locale dedicata allo sport. Dopo il primo libro e dopo aver studiato vari aspetti della città, dalla toponomastica alla storia socio‑economica, decisi di unire tutto questo in un progetto più ampio. L’incontro con il mio amico fraterno Sergio Dubbini fu decisivo. Le nostre mogli si conoscevano da tempo e anche lui era legato a questi argomenti. Iniziammo così a scrivere insieme il nostro primo libro, Ancona e Anconitana nel ’900, poi il secondo, Porto, Passione e Pallone, e successivamente ci dedicammo agli anconetani illustri dello sport. Un giorno, durante un pranzo con amici, ci chiedemmo quante anconetane e quanti anconetani avessero giocato in Serie A. Dopo tre anni di ricerche scoprimmo che erano più di cinquanta e nacque un altro libro. Da tifoso dell’Anconitana e dell’Ancona Calcio decisi poi di riportare alla luce una storia dimenticata, quella della finale scudetto dell’Anconitana del 1925. Il Comune di Ancona accolse la nostra proposta di dedicare una targa a quella squadra e circa un anno fa, nel luogo dove sorgeva l’ex Campo Sportivo Divisionale in zona Piazza d’Armi, è stato istituito un Largo in sua memoria.

Ancona è tante cose: sapori, storia e saperi. Ma cos’è per te Ancona?

Ancona è divisa tra terra e mare e il mare è un elemento identitario che segna il nostro carattere, spesso riservato. I poeti vernacolari descrivono gli anconetani come le crocette, chiusi e impenetrabili, ma con un cuore buono. Restando in tema di cucina, è difficile scegliere un solo piatto, ma a chi arriva in città consiglio sempre qualcosa che racconti la nostra lunga tradizione marinara. Se devo indicare un luogo del cuore parto dal mio rione e salgo sul Colle Guasco, da cui si abbraccia tutta la città. Anche Largo Casanova è un punto interessante e meritevole, perché lì sorgeva Porta Capodimonte. A chi arriva per la prima volta suggerisco il porto, dove si trovano l’Arco di Traiano e l’Arco Clementino, costruiti in epoche diverse ma capaci di raccontare insieme la storia di Ancona. Molte persone che ho accompagnato restano però affascinate dal Passetto, non solo dal monumento, ma dal fatto che abbiamo una spiaggia nel cuore della città.

Dopo averci detto cosa rappresenta Ancona per te, vuoi dirci cosa sei tu per la città di Ancona?

Come diciamo spesso con l’amico Sergio Dubbini, il nostro obiettivo è donare alla comunità anconetana storie, curiosità e aneddoti legati al territorio, facendo un lavoro di divulgazione. Unendo idee e passioni, cerchiamo di restituire qualcosa alla nostra città, che nei nostri libri chiamiamo sempre “la nostra bella città sul mare”.

Ora parliamo di Palio, a cui tu hai dedicato un libro e a cui hai partecipato del comitato organizzativo. Vuoi parlarcene?

Il libro “C’era una volta il Palio di Ancona”, uscito pochi giorni fa, nasce da ricerche iniziate cinque anni fa, quando trovai un articolo del 1952 che parlava dei sette rioni che partecipavano al Palio. Tra i nomi dei concorrenti alla gara podistico remiera comparivano mio padre e i miei zii. Questo mi spinse ad approfondire, anche se poi sospesi il lavoro. Per la scrittura mi sono avvalso di tre professionisti eccellenti. Le storiche Maria Chiara Lorenzini e Chiara Censi hanno approfondito la storia medievale cittadina e la figura di Stamira. Marco Lucioli, che ha partecipato a una delle edizioni del Palio, ha portato la sua esperienza diretta. Io mi sono occupato della ricerca storica sui rioni, sulla città e sugli eventi sportivi del Palio, ricostruiti anno per anno. Anni dopo, quando ero Consigliere del Circolo, arrivò il Sindaco Silvetti con la Giunta. Rimase colpito dai cimeli del Palio che avevamo esposti, tra cui la divisa viola del Rione San Pietro. Mi chiese informazioni e mi disse che voleva riproporre la manifestazione. Non lo sentii per un po’, poi meno di un anno fa mi chiamò dicendo che era arrivato il momento. Formammo un Comitato Organizzatore composto da vari esperti che, nonostante il numero ridotto, ha ottenuto un ottimo risultato, come si è visto nella recente edizione. Abbiamo riportato la competizione tra rioni, includendo sia quelli storici sia le nuove suddivisioni. La soddisfazione più grande è stata la risposta della città e degli anconetani, che fa ben sperare per il futuro del Palio.

Vuoi lasciare un messaggio per gli Anconetani e le Anconetane di domani?

Il messaggio che voglio lasciare alle anconetane e agli anconetani di domani è di continuare a seguire il Palio con interesse e di migliorarlo quando necessario, valorizzando le comunità rionali. I giovani sono fondamentali per il futuro della città. Oggi non se ne vedono molti legati al territorio e alla sua identità, ma saranno proprio loro a portare avanti Ancona dal punto di vista culturale e turistico.

Lettrici e lettori di Vivere Ancona, il nostro viaggio per ora termina qui. “L’Anconetano del Giorno” vi aspetta il prossimo mese con una nuova intervista e una nuova storia da raccontare.

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