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Libri & Cultura: non dobbiamo perderci d’animo

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Non dobbiamo perderci d'animo

Interessante raccolta la seconda opera di Massimo Cortese, Non dobbiamo perderci d’animo (Montag, 2010, 71 pp.), in cui l’autore in dieci brevi racconti narra la sua vicenda personale e la storia della sua famiglia. Il titolo chiarisce in parte anche il messaggio latente di speranza che è sotteso alla narrazione: la constatazione della situazione italiana attuale non diventa una scusa per lamentarsi, ma si trasforma nello stimolo giusto per continuare a credere in un mondo migliore, nella possibilità di creare relazioni più vive e vere tra gli uomini.

I racconti che Cortese inserisce nella raccolta sono di diversa tipologia e di diverso contenuto, come l’autore cerca di spiegare nell’introduzione. Hanno però tutti quanti la capacità di mettere sulla carta le esperienze dirette del narratore, di confondere i confini tra storia e fantasia, o – meglio – hanno la caratteristica di circondare di una atmosfera fantastica e fiabesca le storie tratte dalla realtà. Perché di fatto i racconti riprendono episodi reali, o quantomeno molto verosimili, cercando di mettere sempre in luce il filo conduttore: la speranza.

È questa idea di speranza che anima non solo il percorso individuale del narratore, ma anche il cammino di un intero popolo, che è narrato (in omaggio alla ricorrenza dei 150 anni dall’Unità d’Italia) in alcuni suoi aspetti curiosi e significativi attraverso i racconti di chi ha vissuto direttamente i fatti: genitori, conoscenti, oppure l’autore stesso.

Cresce la capacità narrativa di Cortese rispetto al suo primo lavoro (Candidato al Consiglio d’Istituto): migliora la sua attenzione al dettaglio e si definisce con maggior chiarezza uno stile disilluso, ma sempre fiducioso nell’uomo, nelle sue possibilità, e in una Provvidenza che in qualche modo interviene nelle vicende umane. Uno stile che è evidente nella sottile ironia di chi ha ricevuto molte delusioni, ma è stato in grado di riprendersi dopo ogni sconfitta, maturando un certo distacco di fronte alle vicende della vita.

I racconti di Non dobbiamo perderci d’animo sono un invito continuo a prendere in mano la propria esistenza (personale o comunitaria), a valutare le possibilità e a trovare le soluzioni ai problemi incontrati. Centrale in questa prospettiva è il racconto che rappresenta in un certo senso la chiave di lettura della raccolta: La paura. Qui Cortese abbatte i muri del proprio io nascosto per rivelare un fondamentale momento di passaggio nel suo percorso personale verso la maturità, nel suo cammino individuale di iniziazione. È attraverso l’acquisizione di una solida autostima che siamo in grado di affrontare assieme all’autore il contenuto di Una straordinaria opportunità, in cui la vicenda deludente del protagonista (a cui tutto sembra opporsi in una visione decisamente fatalistica) non è più in grado di gettarlo nella rassegnazione e nella depressione, perché ormai è in grado di rileggere le cose con un atteggiamento maturo, di distacco, di superiorità. È lo stesso augurio che Cortese rivolge ad ogni lettore, nel suo intento a volte “didascalico” forse troppo semplice, ma sicuramente diretto ed efficace.



Non dobbiamo perderci d'animo

Questo è un articolo pubblicato il 30-12-2010 alle 17:10 sul giornale del 31 dicembre 2010 - 12657 letture