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Jovanotti debutta ad Ancona: 'Una botta di energia, come un grande flash' VIDEO

Backup Tour: Jovanotti ad Ancona 5' di lettura Ancona 08/06/2013 - Un flusso continuo di musica suonata, elettronica, immagini live trattate, videoarte, luci. E tanta energia. Un concerto pensato come una “mega festa”. Ha provato da giorni, sul palco allestito allo stadio del Conero di Ancona e finalmente è arrivato il momento del debutto di Jovanotti, con il suo ‘Backup Tour’, la tournée che lo vede per la prima volta in assoluto negli stadi italiani.

Un palco enorme, uno schermo full hd da 500 metri quadri e due lunghe passerelle, in cui Lorenzo corre e salta senza sosta, che lo portano in punti diversi della platea. La tridimensionalità è l’idea portante del progetto visivo. Più di 20 mila persone ad accoglierlo, a danzare e a sognare sulle note delle sue canzoni. Il ragazzo fortunato è cresciuto ed è pronto a incantare il suo pubblico con il tour estivo del 2013. Un viaggio attraverso i suoi più grandi successi, dal 1988 ad oggi. Venticinque anni di carriera in due ore mezzo di concerto. Dalle prime hits agli ultimi brani di “Backup”.

Sono le 21 e il concerto inizia con un tuffo nel passato: ”Che bello è, quando lo stadio è pieno" intona Jovanotti, cantando "Ciao mamma" e poi accenna “E’ questa la vita che sognavo da bambino” eseguendo "Megamix", prima traccia del doppio album "Ora". Si rivolge alla folla: “Mi avete tolto le parole stasera ragazzi, l’abbiamo fatta grossa, dai che cominciamo Ancona” e la festa inizia davvero. Lorenzo lo aveva promesso: “E’ lo spettacolo più importante della mia vita e ci ho lavorato tantissimo: sarà una supermegafesta, una cavalcata, un giro nelle montagne russe della mia musica". Recupera per la prima volta in scaletta ”Gimme five”, mai proposta durante i suoi concerti. Camicia e giacca giallo-rosse, pantaloni blu elettrico, scarpe nere e calzini zebrati, si scatena, saltando e danzando sul palco. Ha la musica nel sangue. “Con questo concerto vorrei portare nelle città italiane una botta di energia”. Sarà “come un grande flash, una fotografia in movimento, la radiografia di quanta vita c'è in ognuno di noi, per mostrarcela, per avere conferma che possiamo farcela, che siamo qui, siamo ora, siamo noi, siamo vivi”.

E poi parte con il racconto, ricorda la sua infanzia a Roma, gli anni ’80 “quando mi sono innamorato della musica”, i mondiali di Spagna e quando da bambino “amavo unire i puntini per vedere la figura che veniva fuori” nella settimana enigmistica. “Ma stasera non ho voglia di unirli, meglio guardare le stelle, ci sono dentro tutte le figure che vogliamo. Ogni stella è una vita e ogni vita una storia che non rimarrà fuori dal disegno, perché tutte le storie sono importanti”. Con queste parole, con il vestito scuro e la chitarra, introduce “Gente della notte”. Canta poi "La notte dei desideri" e, per introdurre "Ti porto via con me", cita in un minuto: "La notte dei miracoli" di Dalla, "Certe notti" di Ligabue, "Una notte in Italia" di Fossati, "Notte prima degli esami" di Venditti, “Vecchio frack” di Modugno. E’ il momento centrale del concerto, c’è un’esplosione di musica, immagini e luci su tutto lo stadio. Prende una bandiera dal pubblico raffigurante una faccia che sorride e corre sulla passerella cantando : “Ti porto via con me, in questa notte fantastica, ribalteremo il mondo, non resterò a guardare, ho già iniziato a viaggiare”.

Poi è la volta di “Ora”, “Le tasche piene di sassi”, “Terra degli uomini”. Durante tutto il concerto si respira la crescita artistica del cantautore, maturata viaggiando in giro per il mondo. E’ un vero professionista dell'intrattenimento vero e ricerca il contatto continuo con i suoi fan. Lo stadio diventa una discoteca a cielo aperto, grazie alla danza e all’ energia scatenate da “Io danzo", "Muoviti muoviti" e "Una tribù che balla". La ricerca delle immagini ha dimenticato il didascalico, i visual mixano gioco e intrattenimento sostenendo un grande racconto dall’inizio alla fine del concerto. Poi l'omaggio a Little Tony, accennando “Riderà, tu falla ridere perché ha pianto troppo insieme a me”, alla fine di “Raggio di sole”.

E’ presente al concerto tutta la famiglia di Lorenzo: il padre, la moglie, “c’è anche mia figlia Teresa, questa la dedico a te” e intona: "Baciami ancora". E’ la volta poi della poetica "A te", immancabile nei suoi concerti. Cambia vestito di nuovo: pantaloni rossi, maglietta bianca, giubbetto jeans, cappello da rapper. E subito ti vengono in mente le immagini di 20 anni fa, quando cantava “Sono un ragazzo fortunato” e infatti canta proprio questa canzone e anche “L’ombelico del mondo”. Il suo potere è sempre stato il super ottimismo e non poteva finire lo show se non con “Penso positivo”, proposta in una scatenata versione techno, in un sorprendente abito d’oro, lo stesso del video di “Ti porto via con me”.

Per il tour, il cantautore ha riportato sul palco i musicisti che lo hanno accompagnato negli anni: Riccardo Onori, Franco Santarnecchi, Christian Rigano, Gareth Brown alla batteria, Leonardo Di Angilla e l’immancabile Saturnino. Ma in questo spettacolo ha voluto anche una sezione fiati guidata da Marco Tamburini. Un concerto realizzato insieme a una squadra formata da 300 persone: ”E’ stato un lungo viaggio arrivare fino a qui”. E ringrazia tutti. “E’ un lavoro realizzato da un gruppo di persone che non si rassegna all’area che tira, ma che come sempre prova a ribaltarla attraverso quello che sa fare: uno spettacolo di cuore, tecnologia, innovazione divertimento, allegria, ritmo, energia”. Lorenzo lo aveva promesso e non ha deluso le aspettative.








Questo è un articolo pubblicato il 08-06-2013 alle 12:04 sul giornale del 10 giugno 2013 - 3520 letture

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