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Api: vertici condannati, le motivazioni della Corte di Appello. Comitati: 'Ora si deve evitare la prescrizione'

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La Corte di Appello di Ancona ha depositato il 7 ottobre i motivi della sentenza di condanna ad 1 anno e 2 mesi dei vertici della raffineria API di Falconara Marittima, per l'incendio del 25 agosto 1999, in cui persero la vita gli operai Ettore Giulian e Mario Gandolfi.

Sono stati condannati il Vicedirettore della raffineria e Responsabile del Servizio Operativo, il Responsabile dell'Area manutenzione della zona nella quale era collocata la pompa esplosa e il Responsabile della Sezione Manutenzione del Servizio Operativo. I Giudici hanno valutato come prove della responsabilità: la conoscenza e la tolleranza della prassi di lasciare aperte le valvole dei circuiti nei periodi di non utilizzo delle linee per il trasferimento dei prodotti. Se le regole di gestione dell'impianto fossero state rispettate, quelle valvole sarebbero state chiuse e, pertanto, non avrebbero permesso l'afflusso di benzina alla pompa che scoppiò e provocò la morte dei due operai. Altra prova è la mancanza della manutenzione della pompa che esplose. I Responsabili non richiesero interventi di manutenzione predittiva, nonostante, fosse regolarmente segnalata per "Rilievo non effettuato, macchina ferma" dalla ditta incaricata alle verifiche delle vibrazioni sulle macchine rotanti. La pompa quindi risultò non essere mai stata sottoposta a quella verifica che avrebbe con certezza segnalato rilevanti problemi di funzionalità.

Il raggiungimento di questo risultato è stato possibile grazie alla caparbietà dei Comitati dei cittadini (Villanova e Fiumesino) e al lavoro degli avvocati Stefano Crispiani e Carlo Maria Pesaresi. "Le motivazioni della Corte di Appello ribaltano quelle di primo grado e per noi sono molto importanti - dice Loris Calcina del Comitato Villanova - perché evidenziano le responsabilità dei vertici della raffineria. Inoltre spazzano via le illazioni della difesa circa la presunta sottrazione fraudolenta della benzina da parte degli operai deceduti". La sentenza infatti stabilisce l'assoluta estraneità degli operai da operazioni di sottrazione illegale di caburante e riconosce la competenza messa in campo da Gandolfi e Giulian - in linea con le procedure del Piano di Emergenza Interna - nel vano tentativo di neutralizzare la nube di benzina che poi esplose.

Ma la situazione è ancora aperta.

Dopo aver evitato una prima prescrizione, adesso si profila il rischio di un'altra. "Ora quello che ci preoccupa - continua Calcina - sono i tempi della sentenza di Cassazione perché se i condannati, come immaginiamo, ricorreranno alla Corte di Cassazione, i Giudici dovranno pronunciarsi entro e non oltre l'estate 2014 in forza dei 15 anni trascorsi dal tragico incidente del 1999". Il rischio della prescrizione c'è - afferma Crispiani - ma siamo sicuri che la Cassazione si pronuncerà prima di agosto e non farà morire una cosa come questa. C'è stata un'attività di indagine e di studio rilevante e costosa e l'istruttoria è stata complessa. Saremo presenti con la nostra istanza e con ogni altro strumento legale per sollecitare la Corte di Cassazione a non far intervenire la prescrizione".





Questo è un articolo pubblicato il 18-11-2013 alle 15:53 sul giornale del 19 novembre 2013 - 1256 letture