Idee sul nuovo Waterfront di Ancona cercando un dialogo con la Giunta

porto di ancona 6' di lettura Ancona 22/10/2014 - Già partito il dibattito alla conferenza di presentazione del seminario di venerdì 24 ottobre sul patrimonio storico archeologico tra porto e città.

Il porto storico di Ancona libero da reti e new jersey, riconsegnato alla città, ai cittadini, ai tanto auspicati turisti. Un obiettivo, un desiderio, un sogno – fate voi – teoricamente più vicino da quando, nell’aprile scorso, l’Autorità Portuale (AP) ha presentato il suo rivoluzionario e virtuoso piano per localizzare entro tre anni il nuovo polo crocieristico nell’area Banchina 4 – Molo Rizzo, a due passi dall’Arco bimillenario che ricorda le fortunate spedizioni per la conquista della Dacia guidate da Traiano e salpate proprio dallo scalo dorico. Obiettivo teoricamente più vicino. Ma per centrarlo occorrerà un’impresa sconfinata e straordinaria come quella dell’imperatore romano? E’ anche e soprattutto la speranza che non sia così difficile, ad aver spinto in tandem l’associazione di promozione sociale Ancona “Vista Mare” e la sezione cittadina di “Italia Nostra” ad organizzare per venerdì 24 ottobre (ore 16), alla facoltà di Economia, il seminario dal titolo “Il patrimonio storico archeologico di Ancona tra porto e città”.

Già, quel vasto, eterogeneo, prezioso e purtroppo ancora troppo poco valorizzato patrimonio di cui da anni, troppi, si dibatte e ancora si continua a dibattere – tramite una “infinita” sequela di progetti e progettini, tavoli e tavolini, incontri, convegni e, appunto, seminari – che soprattutto a livello istituzionale si configurano come la classica montagna da cui è uscito il topolino. L’approccio riservato alla chiacchieratissima questione da “Vista Mare” e “Italia Nostra” è ben delineato, fin dal titolo dell’evento.

Il nuovo “waterfront” - e cioè il nuovo percorso che partendo dalla base della Vecchia Lanterna settecentesca, passando per gli Archi di Traiano e Clementino, per i resti del porto romano, per la medievale Casa del Capitano, fino alla Mole Vanvitelliana (solo per citare gli esempi più importanti), dovrebbe essere capace di esaltare i tanti monumenti e le tante pagine ancora “in piedi” del glorioso passato cittadino marinaro – va pensato in forte link valorizzativo con la parte altrettanto storica della città, ovvero il quartiere Guasco-San Pietro su cui svetta il duomo di San Ciriaco, e con una riorganizzazione logistica degli spazi portuali al passo col le esigenze di movimentazione di merci e passeggeri del terzo millennio. Un problema di contenuti e di metodo.

Quanto ai contenuti, le idee più chiare – nel corso della conferenza stampa di presentazione del seminario di venerdì svoltasi mercoledì mattina nel ristorante “Sotto alle scale” di piazza San Francesco - sembra averle Italia Nostra. “Chiediamo da parte delle istituzioni interventi sostenibili per quanto riguarda gli impatti ambientale e architettonico, lo sviluppo turistico e le esigenze di vivibilità dei residenti vicini all’area portuale - ha detto il consigliere di Italia Nostra Gabrio Orlandi – Che tengano conto del sistema di viabilità e trasporti, partendo dalla normativa urbanistica vigente, compreso il Piano regolatore del porto in scadenza nel 2015”.

Ripartire dal quel Piano urbanistico, quindi. Che tuttavia, a proposito del sito archeologico del porto traianeo allargato, sulla carta, prevede nuove costruzioni, tra cui una palazzina residenziale, edifici per servizi, un parcheggio. L’Amministrazione comunale – a differenza dell’AP con cui pure sta interloquendo – per parte sua pare stia lavorando nell’ombra. Fino ad ora, in concreto, il sindaco Valeria Mancinelli e l’assessore al Porto Ida Simonella hanno annunciato solo la realizzazione di un nuovo parcheggio da 300-400 posti nell’area attualmente occupata e da riconvertire dell’Istituto Nautico e avviato la nuova tranche di lavori per la ristrutturazione della Mole Vanvitelliana. “No a nuove costruzioni, sì all’eventuale abbattimento della palestra del Nautico, a un progetto di riconversione che riguardi anche l’edificio mensa del cantiere navale, in modo da portare alla luce e far brillate un’area archeologica più vasta e curata”, ha aggiunto Orlandi.

E ancora: “Ci piace l’idea di convertire via della Loggia in strada d’accesso al nuovo porto storico, speriamo che l’Amministrazione comunale rivitalizzi l’ancora addormentato rione Guasco, che il centro storico sia dotato di una ztl, di bus elettrici, di nuovi percorsi pedonali, di adeguate segnaletiche per le bellezze storico- architettoniche. Vorremmo che il waterfront venisse esteso alla rete dei musei, che il centro urbano e il porto storico diventino un grande museo a cielo aperto. Per fare ciò occorrerebbe un piglio gestionale manageriale, capace poi, con una operazione di marketing, di pubblicizzare e servire questo grande museo a cielo aperto”.

Chi all’idea di una via della Loggia trasformata in arteria di ingresso al porto storico, poco oltre piazza Dante Alighieri, ci aveva lavorato, è Paolo Pasquini, assessore comunale all’Urbanistica nella Giunta Gramillano, aderente a “Vista Mare” e tra i 17 relatori del seminario di venerdì (ci saranno fra questi le archeologhe Stefania Sebastiani e Nicoletta Frapiccini, il prof. Rodolfo Bersaglia, gli architetti Riccardo Picciafuoco e Mario Canti).

“Speriamo che a quel seminario sia presente qualche rappresentante dell’Amministrazione comunale, quanto meno buffo che fino ad ora, sembra, la Giunta Mancinelli si sia occupata solo di stampare una cartina coi monumenti – ha dichiarato Pasquini – So che il Piano per il porto prevede in zona waterfront-scalo storico la costruzione di una palazzina, io resto contrario, ne deriverebbe l’ennesimo oscuramento di beni archeologici e monumentali”.

Quanto al metodo, un po’ tutti coloro che hanno preso la parola alla conferenza stampa di ieri, seppur con toni e accenti diversi, hanno evidenziato la impellente necessità di un proficuo coinvolgimento dei cittadini e dell’associazionismo nella maturazione di un piano progettuale da parte dell’Amministrazione comunale. Di più. Di che tipo, di che complessità, la progettualità richiesta?

“Il problema non è tanto di mancanza di piani e progetti urbanistici adeguati, ne sono stati già varati tanti, anche avveniristici e grandiosi, ma non hanno prodotto nulla. Quell’epoca sterile va considerata finita, va cambiato il metodo”, ha sottolineato Paolo Pugnaloni, docente dell’Università Politecnica delle Marche. In che senso? “Nel senso che pur nell’ambito di una progettualità territoriale vasta porto-città si decida di procedere per step, per segmenti”. Altrimenti c’è un rischio. Il piano “Ancona Open” stilato e illustrato ad aprile dall’Ap (che intende impegnare fondi per 7,5 milioni di euro), è un disegno visionario fin che si vuole. Ma grazie al quale il porto di Ancona, con il nuovo terminal crociere vicino ai simboli dell’arte monumentale e dell’archeologia, si preparerebbe dal 2017 a diventare un po’ uno scalo tipo Venezia del medio Adriatico. Ebbene il rischio è che, per ciò che le compete, all'appuntamento col 2017 l’Amministrazione comunale arrivi con grave e colpevole ritardo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-10-2014 alle 18:43 sul giornale del 23 ottobre 2014 - 2415 letture

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