L'Ex Scuola Stracca di via Montebello abbandonata al degrado

Scuola Stracca di via Montebello ad Ancona 4' di lettura Ancona 19/12/2014 - L’edifico di via Montebello, acquistato nel 2009 da una società, è stato sventrato con vaste opere di abbattimento e poi abbandonato. Gli interni, pieni di rifiuti e calcinacci, frequentati da balordi e senzatetto. Aperto l’ingresso in Largo Donatori di Sangue. Il progetto prevedeva la riconversione in centro polifunzionale ad uso uffici, negozi e abitazioni, con parcheggio meccanizzato e impianto fotovoltaico sul tetto.

Da ipotetico gioiellino di edilizia ad uso polifunzioale ad immobile cadente e abbandonato a se se stesso nel pieno centro di Ancona. Questa la triste parabola in caduta libera dell’ex Isitituto Ragioneria Stracca, che con il suo piccolo atrio d’ingresso sbarrato e schermato con modalità fortemente antiestetiche in via Montebello fa pessima mostra di sé incarnando l’ennesima opera incompiuta del capoluogo marchigiano. Incompiuta perché la società che nel 2009 lo acquistò per 5,2 milioni di euro dall’allora proprietaria Camera di Commercio aveva iniziato ad attuare un ambizioso piano volto alla completa demolizione e ricostruzione con tecniche e soluzioni avanzatissime in termini urbanisitci che avrebbero impegnato fondi per altri 6,8 milioni. Il palazzone infatti avrebbe dovuto ospitare negozi, uffici, abitazioni, un parcheggio sotterraneo e sul tetto un impianto fotovoltaico.

A distanza di 5 anni nulla di tutto ciò. I lavori di demolizione, molto probabilmente iniziati con grave ritardo, forse nel 2012, hanno cambiato letteralmente i connotati dei piano terra e degli altri della grande palazzina che si affaccia anche sulla parallela e retrostante via Curtatone. Giù ampi tratti di pareti e pavimentazioni, smembramenti strutturali con ampie voragini, cumuli di detriti ovunque. Poi il reiterato nulla. E, cosa grave, la porta d’ingresso sul laterale Largo Donatori di Sangue, da molto tempo (di sicuro almeno da un mese) aperta. Conseguenza: il prevedibile via vai di balordi e di qualche disperato senzatetto straniero, che a suo rischio e pericolo – viste le condizioni altamente fatiscenti degli ambienti - probabilmente anche di notte trova nell’ex Stracca un precario luogo di rifugio e sosta, peraltro con i servizi igienici tutti fuori uso e in condizioni igieniche gravissime. Una situazione che ci siamo visti scorrere tristemente davanti agli occhi durante un sopralluogo compiuto una decina di giorni fa. Durante il quale abbiamo registrato montagne e collinette di rifiuti di ogni tipo accatasti soprattutto nelle ex aule, un’infinità di bottiglie, cartoni, qualche tessuto forse usato come giaciglio, molti residui di materiale edilizio e un paio di siringhe usate da tossici di passaggio.

Il Comune, coinvolto a suo tempo nel progetto di riconversione dell’ex scuola superiore, è al corrente della situazione, ma non è ancora intervenuto, così come non è intervenuta la polizia municipale. Obiettivo: mettere in sicurezza l’immobile, nel pieno rispetto della legge, e sigillare l’ingresso in Largo Donatori di Sangue (tra via Montebello e via Curtatone). Tornando al 2009, comè già sottolineato, le prospettive erano ben altre. L’asta pubblica per l’alienazione dell’ex Stracca se l’era aggiudicata la società G&G (unica partecipante), costituita da quattro imprenditori della provincia di Macerata. I quali avevano affidato all’ingegnere anconetano Vladimiro Muti un articolato piano di recupero, al quale il professionista aveva lavorato con estro e perizia. Ecco cosa prevedeva il progetto: al piano terra e al primo piano la realizzazione di un centro direzionale misto di negozi e uffici su complessivi 2000 mq, di cui 150 al piano terra destinati a servizi pubblici gestiti dal Comune; secondo, terzo, quarto e quinto piano, per un totale di 4000 mq, destinati a 50-60 appartamenti di pregio, dai 50 ai 120 mq, più ampi in alto, bilocali e trilocali in basso; sotto terra un’area sosta su tre piani, per almeno 100 posti auto, ad uso di chi avrebbe risieduto e lavorato nell’immobile. Naturalmente ciò avrebbe comportato ingenti operazioni di abbattimento degli interni, con la possibilità di alterare il numero di piani e l’intenzione di valutare l’ampiezza dell’area sosta underground a seconda delle condizioni del sottosuolo. Dal quale, peraltro, sembrano siano spuntati alcuni antichi reperti di epoca romana durante la prima fase di scavi. Scavi e lavori che iniziarono in ritardo, pare, per lungaggini burocratiche addebitabili anche agli uffici tecnici comunali addetti alle autorizzazioni e prescrizioni. Ma, comunque, solo iniziati.

Uno dei fiori all’occhiello del piano Muti, l’installazione di un sistema meccanizzato, dotato di carrelli scorrevoli su binari guida, che avrebbero dovuto posizionare automaticamente le auto nel parcheggio una volta fermate dall’ingresso. E poi il tetto, completamento riadattato, con un sistema di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e pannelli solari per l’acqua calda. Il nuovo Stracca avrebbe dovuto vedere la luce nel 2012. Ma il sogno del gioiellino urbanistico targato G&G ed ingegner Muti si è trasformato in incubo. Al buio di prospettive e nuove chance di recupero dell’edificio.


di Giampaolo Milzi
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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-12-2014 alle 01:04 sul giornale del 20 dicembre 2014 - 3667 letture

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massimo cortese

20 dicembre, 08:50
Quanta tristezza! Era la mia scuola. Ricordo ancora il primo giorno di scuola, nell'ottobre dell'anno 1975, l'Istituto era talmente sovraffollato che le lezioni si tenevano in una specie di sotterraneo, accanto all'aula contenente le calcolatrici che funzionavano con la corrente elettrica. I compagni, con i quali ancora mi vedo a qualche cena, i professori, le professoresse, i bidelli, le bidelle, ma su tutti il preside professor Tenderini, che spero sia ancora in buona salute, nonostante l'età. Volevo dare questo piccolo contributo.rnBuon Natale.