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Nuova Banchina al porto antico. Associazioni e politici per il NO-MOLO al Clementino

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porto di Ancona

Associazioni, comitati e forze politiche convergono su un documento per manifestare il proprio dissenso al progetto di Autorità Portuali, approvato da Amministrazione e maggioranza per portare le navi da crociera sul molo Clementino

Una levata di scudi contro il progetto di ampliamento del Molo Clementino, situato tra l’arco di traiano e il molo nord nel cuore del porto antico di Ancona, previsto dal progetto di variante di Autorità Portuale e approvato ad aprile da Amministrazione e Consiglio Comunale. Il progetto, per un finanziamento di 22 milioni di euro, prevede un ampliamento della banchina del molo Clementino, così da permettere l’attracco di navi da crociera lunghe fino a 330 metri, un ampliamento delle strade di accesso all’area e due parcheggi, uno dei quali all’interno di Fincantieri.

Il progetto è stato discusso in Consiglio Comunale, dove la Variante al Piano Regolatore del porto necessitava dell’approvazione. Approvazione venuta grazie ai voti dell’Amministrazione e della maggioranza, ma che non ha mancato di sollevare dubbi e proteste tra i consiglieri di minoranza, subito appoggiati da altre associazione e sigle politiche cittadine. A distanza di un mese la mobilitazione presenta un documento condiviso, nel quale vengono specificati 9 punti (qui il documento completo)contro la costituzione di un molo crocieristico nel cuore del porto antico.

Un movimento politicamente trasversale quello dei NO-MOLO, che vede sedere al tavolo della conferenza stampa di presentazione Francesco Rubini di Altra Idea di Città, Stefano Tombolini di Ancona 60100 e candidato del centro destra alle ultime elezioni, il Segretario della sezione di Ancona del Partito Comunista Italiano Ruggero Giacomini e il Presidente di Italia Nostra Ancona Maurizio Sebastiani. Molte le altre sigle che hanno aderito al documento, in particolare associazioni ambientaliste come Legambiente Pungitopo, e Portonovo per Tutti e anche associazioni falconaresi, nate dalla questione API, come Cittadini in Comune/Falconara Bene in Comune e Ondaverde Onlus.

“Ancora una volta importanti decisioni, con ripercussioni a lungo termine, sono state prese dall’Amministrazione senza il minimo dialogo” spiega Francesco Rubini, capogruppo in Consiglio Comunale di Altra Idea di Città “Si prendono decisioni con conseguenze di 50 anni e si fanno calare dall’alto. Un progetto che contraddice la direzione presa finora dall’amministrazione di riaprire il porto antico alla cittadinanza. Un’opera con importanti costi sociali, rappresentati dall’inquinamento emesso, dal consumo energetico delle grandi navi e da una viabilità che risulterebbe ancora più compromessa”. Fa notare Rubini come si persa traccia del progetto dell’uscita dal porto a nord e con la scomparsa della Stazione Marittima tutto il traffico graverebbe sulle già oberate arterie di comunicazione andandosi a sommare alle emissioni delle ulteriori navi che raggiungerebbe il porto. “Chiediamo di aprire una discussione, che non ci è stata, sul progetto del Molo Clementino e su un piano condiviso e a lungo termine sul futuro del porto di Ancona. Non vogliamo escludere l’arrivo delle grandi navi ad Ancona, ma esistono altre possibili soluzioni, come quella individuata dalla stessa Autorità Portuale di una nuova banchina oltre gli ex silos”.

Analoga la posizione di Stefano Tombolini, Capogruppo in Consiglio comunale di Ancona 60100: “Esprimo la nostra contrarietà a questo modo di fare pianificazione. Una decisione presa da due o tre persone che contraddice un discorso condiviso e pluriennale sulla questione porto. Un modo di agire che fa sembrare la città di Ancona in vendita al miglior offerente. Con lo spot del Porto come sistema produttivo della nostra città si giustifica ogni scelta, mentre è assente una visione a lungo termine in cui le cose vanno pensate e discusse. Gli studi sul Piano Regolatore del Porto arriveranno quando le decisioni sono state già prese. Ci sentiamo presi in giro e non deglutiremo queste decisioni prese altrove che vendono pezzi di città”.

Preoccupato Ruggiero Giacomini del PCI Ancona, per i possibili scenari in combinazione alla Fincantieri. Insistendo il progetto nell’area dei cantieri Giacomini teme una possibile in futuro, un abbandono dell’attività cantieristica a favore di quella diportistica, con quello che sarebbe un danno all’economia e all’occupazione della città. “Un movimento che va al di là dell’appartenenza politica e che riguarda tutta la cittadinanza” lo definisce Maurizio Sebastiani di Italia Nostra: “Non c’è stata alcuna informazione ai cittadini. L’obiettivo del porto antico è stato completamente stravolto. Con questo progetto possiamo dire addio alla penalizzazione dell’area e vedremo un nuovo muro, alzato da navi alte decine di metri”. Sebastiani sottolinea anche l’impatto ambientale negativo dell’opera: “Il porto di Ancona sfora già frequentemente i livelli di inquinamento e PM10. Quando parliamo di costi sociali si parla di malattie e morti causati dall’inquinamento dell’aria. Le grandi navi cacciate da Venezia le prendiamo noi. Prenderemo tutte le iniziative possibili, almeno per informare la popolazione, già con un incontro il 23 maggio”.

Non aderisce ancora formalmente al documento l’associazione Vista Mare, che però si dichiara vicina ai temi della questione. Morico dell’associazione propone ai firmatari la creazione di un Forum stabile sul tema porto, mentre Roversi incita a connotare la presa di posizione non come un “movimento contro”, ma come un punto di partenza per una progettazione condivisa e trasparente sul porto di Ancona.





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Questo è un articolo pubblicato il 10-05-2019 alle 15:55 sul giornale del 11 maggio 2019 - 2210 letture