Falconara: Murales come geroglifici urbani. Le emozioni dei ragazzi dell’IC Ferraris vivono nella street art grazie all’artista Claudio Carloni

7' di lettura 15/06/2021 - Murales come geroglifici urbani al’Istituto comprensivo Ferraris. Ecco che le emozioni dei ragazzi si fanno arte interpretando il bullismo anche grazie all’esperto street artist Claudio Carloni.

Si conclude anche quest'anno il progetto Cantiere Nuova Didattica dell'IC Farraris di Falconara finanziato dalla Fondazione Cariverona. Una grande soddisfazione per la Vicepreside e referente del progetto Mariadina Bondielli per l’impegno ed i risultati ottenuti dalla sua 2 B della scuola secondaria di primo grado “G. Ferraris”. La conclusione non poteva essere che un compito di realtà: murales come geroglifici urbani scaturiti dalle emozioni dei ragazzi sui temi del bullismo. Un'esperienza svolta in didattica a distanza dagli alunni. Né sono mancati laboratori didattici con l'esperto Claudio Carloni che ha sensibilizzato gli alunni sui temi della legalità dentro e fuori dalla scuola.
“Promuovere la cultura della legalità nella scuola – sottolinea la Vicepreside - significa educare gli alunni al rispetto della dignità della persona umana, attraverso la consapevolezza dei diritti e dei doveri, con l’acquisizione delle conoscenze e l’interiorizzazione dei valori che stanno alla base della convivenza civile. Gli alunni della classe 2B sono stati i protagonisti del compito di realtà a conclusione dell’unità di apprendimento; Claudio Carloni ha proposto, infatti, alla classe di produrre alcuni murales creando immagini dettate dalle loro emozioni sul problema del bullismo.”
L'esperienza raccontata attraverso le parole dell’atelierista ed artista Claudio Carloni: “L'esigenza di spiegare ai ragazzi che cosa sia la street art e che cosa rappresenti in questo periodo storico per la nostra società. Partendo dalle emozioni e dal bisogno atavico che abbiamo nel comunicarle, mi ritrovo in Dad con i ragazzi della 2B della scuola media “Ferraris” di Falconara Marittima a parlare di uno dei maggiori fautori del movimento di arte urbana, Keith Haring. I ragazzi sono subito stimolati alla comprensione del significato delle immagini a discapito delle nozioni didattiche canoniche, ritrovandosi a tradurre emozionalmente quei geroglifici urbani che rappresentano emozioni e paure nell’opera del TUTTOMONDO realizzata dall’artista nel 1989 sulla parete esterna della canonica della chiesa di Sant'Antonio Abate a Pisa. I ragazzi comprendono che i colori le linee, prima viste di primo acchito come un disegno scomposto e banale, acquisiscono un ritmo tribale, una danza, un movimento urbano che grida a gran voce temi molto profondi e scomodi. Una volta compreso il sistema comunicativo che lega millenni di storia partendo dalle giungle paleolitiche arrivando fino a quelle metropolitane di New York, i ragazzi comprendono che per apprendere in pieno un argomento, un concetto, devono prima di ogni cosa esserne protagonisti attivi".

Da qui la sfida di realizzare alcuni murales all’interno dell'istituto, ispirandosi all’opera di Keith Haring. Un’opera che possa essere una pacifica denuncia delle loro difficoltà, un modo per vedere dall’interno le mura emozionali della loro adolescenza che spesso sembrano impossibili da abbattere ma che trovano un senso se colorati e portati alla luce. Un percorso che, tramite le figure degli uomini di Haring, prende vita dalle mani dei ragazzi che scrivono una nuova coreografia murale. Colori e linee dove danzatori ci spiegano che il vero senso dell’amicizia si trova solo se siamo disposti a viaggiare prima attraverso noi stessi per poi incontrare l’altro, che la tristezza è spesso ingannevole come una nuvola a ciel sereno che si trova al di fuori di noi ma la pioggia batte dentro il nostro animo. I ragazzi ci comunicano che la vera amicizia è incrociare le mani e seguire lo stesso cammino seguendo gli stessi passi verso un infinito che non mette più paura. I ragazzi ci insegnano che se giochi con i giudizi, le scorrettezze e le male azioni prima o poi ne vieni colpito come un giocoliere maldestro che rotea coltelli affilati, ci spiegano che l’amicizia può essere deviata come in una brutta unione dove il bersaglio di cattive parole scoccate come frecce colpiscono una terza persona lontana. Passi di danza su muri di un corridoio non più anonimo, gridano quanto sia difficile sedere in sedie che ci costringono e bloccano come nelle spire di un serpente e di come possa far male il tradimento di un amico. Solo la libertà emozionale trovata grazie alla street art, ha permesso di esprimere sul muro che un bullo a forza di dar calci prima o poi si spezza, ma per la vittima il vero dolore non è dato dalle botte ma bensì dai propri amici, che decidono di allontanarsi per non finire loro stessi dei bersagli.
"Tutto questo - ha aggiunto- è stato fatto sotto gli occhi vigili ed accesi dei ragazzi che hanno progettato e realizzato l’opera: gli stessi occhi di un’alunna che ho voluto imprimere con la mia tecnica sul muro, un volto a metà, come purtroppo siamo abituati a vedere in questo periodo di pandemia indossando la mascherina. Un viso fatto di occhi sorridenti ma dallo sguardo inesorabile che attraversa l’atrio principale della scuola fino a giungere alla porta della sala professori, un messaggio richiesto dagli stessi ragazzi. Un monito ai docenti da parte degli studenti: quando gli insegnanti usciranno da quella porta non dovranno guardare solo i loro occhi ma bensì osservare prima di tutto le loro emozioni ed aiutarli non ad abbattere muri più grandi di loro ma bensì a colorarli in modo da renderli delle bellissime opportunità tramite le quali spiccare il volo.
A fare gli elogi per l'iniziativa la Dirigente scolastica Maria Ambrogini che ringrazia tutte le persone dietro al progetto: la Vicepreside, il Prof. Flocco, la Prof.ssa Moscoloni e la Prof.ssa Socionovo, tutti docenti della classe. Uno splendido compito di realtà che ha visto intrecciate tante discipline senza confini: italiano, musica, arte e non solo.

“Sono orgogliosa di questa ambiziosa attività sul bullismo tenuta magistralmente dall’esperto Claudio Carloni insieme agli alunni – ha dichiarato la Dirigente scolastica - la componente emotiva degli studenti è l’unica in grado di incidere sulla sfera cognitiva e di rendere efficaci le dinamiche d’insegnamento-apprendimento in un contesto ancora profondamente segnato dall’emergenza sanitaria e sociale. La scuola si fa laboratorio perché solo con l’esperienza pratica ed emotiva si può ricucire ciò che la pandemia ha strappato. I meravigliosi omini di Keith Haring dominano il corridoio anonimo del piano terra dell’Istituto e continueranno ad abbellirlo in modo permanente anche in futuro! E’ fondamentale il potenziamento del ruolo centrale delle emozioni nel processo di apprendimento e questi murales rappresentano l’esempio tangibile di come gli alunni hanno vissuto e rielaborato questa esperienza della street art di Keith Haring. Ecco dunque come immediate, semplici e dirette, le composizioni di Haring fatte dagli alunni attirano facilmente l’attenzione di chi guarda, ma si possono leggere a più livelli, che vanno da un piano più superficiale alla scoperta di temi profondi come l’amicizia, il tradimento di un’amicizia, l’isolamento in cui gli adolescenti spesso si sentono immersi, le parole che spesso colpiscono come frecce un compagno, il vero dolore percepito dalla vittima di un bullo che non è dato tanto dalle botte ma bensì dagli amici che decidono di allontanarsi per non finire loro stessi bersagli del bullo ed infine una raccomandazione ai docenti di valorizzare con affettività le emozioni degli alunni."

"Emozioni ed apprendimento - ha aggiunto la Dirigente Ambrogini - sono vasi comunicanti che vanno a costruire una sorta di circolarità tra emozioni e contesto di apprendimento, che a sua volta riveste un ruolo fondamentale nella prassi didattica. Le emozioni modulano ed orchestrano le nostre interazioni quotidiane ed influenzano i nostri incontri con l’altro. La capacità di riconoscere, esprimere, condividere e gestire le emozioni, è forse la sfida principale della scuola che cerca di uscire dal tunnel pandemico."

"Anche la ratio che soggiace al Piano estate 2021 - ha sottolineato la Dirigente - promosso dal Ministro dell’Istruzione Bianchi è quella di creare circostanze didattiche ed aggregative che siano in grado di recuperare gli apprendimenti ma soprattutto interazione e socialità; poiché educare al benessere emotivo è la leva decisiva per provare a colmare il gap creato dalla distanza nonostante gli enormi e lodevoli sforzi profusi dai docenti di ogni ordine e grado nel corso dell’emergenza. È così che un ringraziamento speciale va alla Prof.ssa Giovanna Gori, nostra docente e fotografa professionista, per avere immortalato i momenti dell’inaugurazione che rimarranno indelebili”.


da Istituto Comprensivo Ferraris

    Falconara Marittima







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-06-2021 alle 12:02 sul giornale del 16 giugno 2021 - 453 letture

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