Parte da Ancona il tour di Greenpeace alla ricerca delle micro plastiche nell'Adriatico

4' di lettura Ancona 21/06/2021 - Parte da Ancona il tour di Greenpeace alla ricerca delle micro plastiche nell'Adriatico a bordo della barca a vela Bamboo della la Fondazione Exodus di don Mazzi. A bordo anche i ricercatori del DiSVA (Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente) dell’Università Politecnica delle Marche specializzati nello studio delle microplastiche

Prenderà il mare dal Porto di Ancona la spedizione di Greenpeace “Difendiamo il Mare” giunta al suo terzo anno. In questo periodo la missione di Greenpeace ha ottenuto importanti risultati ampliando un ambito della ricerca ancora relativamente sconosciuto, ma che in pochi anni si è imposto all'attenzione internazionale per la sua gravità, ovvero quello delle plastiche e microplastiche nel mare. L'iniziativa è stata presentata lunedì mattini all’Università Politecnica delle Marche, nell’ambito del convegno scientifico “Moby Litter un anno dopo: impatti, minacce ed opportunità per un mare in pericolo”.

La ricerca vedrà l'utilizzo di macchinari e sonde innovative che permetteranno di esaminare la presenza della plastica nella “colonna d'acqua”. Quindi ad essere esaminata non sarà solo la superficie, ma una sezione di 40 metri di profondità restituendo un quadro più completo di una realtà in continuo aggiornamento con l'arrivo di nuovi dati e scoperte dai ricercatori.

“La plastica che vediamo in mare è solo la punta dell’iceberg di quella presente, perché oltre il 95 per cento di questi materiali è sotto forma di microplastiche, particelle microscopiche, invisibili a occhio nudo, ingerite da tutti gli organismi marini e in grado di indurre effetti subdoli e spesso difficili da diagnosticare”, afferma Francesco Regoli, direttore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente. “La collaborazione con Greenpeace e con i ricercatori di IAS-CNR ci ha permesso negli anni scorsi di analizzare casi complessi, come gli effetti della Costa Concordia, della perdita delle ecoballe nel Golfo di Follonica o la situazione alla foce del fiume Sarno, per citarne solo alcuni. Quest’anno ci aspettiamo nuovi e importanti risultati sulla presenza delle plastiche in Adriatico anche grazie a nuovi strumenti e sistemi di analisi che contribuiranno a caratterizzare il rischio delle microplastiche in mare e ad aumentare la consapevolezza pubblica su questa minaccia.”

I dati raccolti in questa edizione verranno confrontati con quelli delle precedenti, ottenendo così un quadro più accurato della mappatura dell'inquinamento del mare. I campioni non verranno raccolti solo dall'acqua, ma si andrà anche ad esaminare il pescato alla ricerca delle microplastiche, che oramai inseritesi nella catena alimentare vengono riscontrate in media nel 30% degli esemplari esaminati, ma in alcune aree possono arrivare addirittura ad essere presenti in 9 pesci ogni 10 esaminati. Differenze che dipendono per lo più dalla zona esaminata. I rilievi verranno eseguiti infatti in vari punti dell'Adriatico e degli altri mari italiani, andando ad esaminare le acque di alcune delle aree meno contaminate come il mare del Conero o quello della pugliese Torre Guaceto, ma anche diverse zone colpite dall’inquinamento da plastica, come la foce del fiume Pescara, e altre aree soggette a impatti inquinanti o limitrofe a grandi centri urbani.

“Vogliamo svelare il lato nascosto dell’industria dei combustibili fossili, colpevole non solo dell'emergenza climatica che danneggia la biodiversità marina, ma anche di incrementare la produzione di plastica per perpetuare il suo business inquinante”, spiega Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. “Con l’aiuto di gruppi di sub e di comitati locali, mostreremo l’impatto della plastica nel Mar Adriatico, mentre grazie alla collaborazione con gli istituti di ricerca coinvolti nella spedizione raccoglieremo evidenze scientifiche da fornire a enti e aziende per salvare i nostri mari”.

“Ho insistito perchè il progetto toccasse anche questa parte di mediterraneo” scherza la professoressa dell'Univpm Stefania Gorbi, veterana del progetto “Difendiamo il Mare”, anche in quest'anno imbarcata con Greenpeace per seguire in prima persona i rilevamenti “Finalmente siamo nel adriatico, mare che sento mio essendo nata ad Ancona. Ogni anno abbiamo a disposizione nuove tecnologie per andare a cercare qualcosa di nuovo. Abbiamo a disposizione tecnologie uniche in Italia e riusciremo a monitorare ciò che accade nella colonna d'acqua. Sappiamo ancora molto poco sulla presenza della plastica in profondità, ma alcuni dati indicano che forse stiamo sottovalutando la quantità della plastica presente in mare”.

Presente all'evento anche il Rettore della Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori che osserva “Siamo molto orgogliosi di questo progetto e della collaborazione con Greenpeace. Questa ed altre ricerche rispondo a un problema di tipo etico, ambientale, sanitario, ma anche economico. Ci danno la dimensione di un danno che non potrà essere risolto a valle, ma sul quale occorrerà intervenire a monte, intervenendo sulla progettazione, sulle materie, sulla produzione”.

A chiudere l'evento le parole di Don Antonio Mazzi dell'associzione Exodus, che ha messo a disposizione dei ricercatori la barca a vela Bamboo “Attraverso qusta esperienza vogliamo dimostrare che l'uomo deve trovare ad amare la natura. Non c'è vita senza questa comunione. Pulendo il mare puliamo noi stessi. Salvando il mare salviamo noi stessi”.


di  Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it







Questo è un articolo pubblicato il 21-06-2021 alle 14:59 sul giornale del 22 giugno 2021 - 160 letture

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