Molto+ di 194- Rete femminista marchigiana si presenta: “Rete nata per difendere diritti acquisiti. Si rispettino le leggi”

4' di lettura Ancona 20/09/2021 - Il collettivo femminista nato per difendere i diritti delle done, a partire dall'aborto ma non solo si presenta ad Ancona. “Si rispettino le leggi sull'aborto e la Convenzione di Istanbul. La violenza contro le donne peggiorata sotto la pandemia”

È un movimento nato spontaneamente quello di Molto+ di 194. Nato da 63 donne marchigiane, già appartenenti a 52 associazioni e movimenti politici delle Marche, la Rete femminista ha iniziato a formarsi ad inizio 2020, come movimento per chiedere la piena applicazione della legge 194/78. In particolare la protesta del flashmob del 9 gennaio 2021 porta a rinsaldarsi i legami creati, in merito alla politica degli assessore regionale Saltamartini e Latini su consultori e centri anti-violenza.

L'esperienza della rete continua, nei difficili mesi della prima ondata della pandemia, grazie agli incontri da remoto, i gruppi whatsapp e la pagina facebook, ma anche le occasioni di protesta e incontro collettivo, che portano la Rete femminista a create un documento condiviso non solo sul tema della applicazione della 194, ma sulla condizione delle donne marchigiane ed italiane.

«Quello a cui stiamo assistendo nelle Marche è un welfare rovesciato, a cominciare dalla negazione dei diritti acquisiti- spiega la rappresentanza del movimento riunitosi presso FàGOLA ad Ancona per presentare il proprio manifesto- Abbiamo anche assistito al divieto (contrariamente alle indicazioni ministeriali) della applicazione della pillola RU486 nei consultori. Una pratica che toglie potere ai medici perché renderebbe assumibile la pillola anche nei consultori”.

Oggi l'obiezione di coscienza negli ospedali delle Marche è pari al 70% e nella regione solo il 6% delle interruzioni di gravidanza avviene con il metodo farmacologico e solo presso tre strutture ospedaliere (Senigallia, San Benedetto del Tronto ed Urbino). La Rete femminista chiede quindi alla Giunta della Regione Marche di recepire subito le nuove linee di indirizzo del Ministero della Sanità come fatto dalla Regione Lazio con determina del 31 dicembre 2020.

CENTRI ANTI-VIOLENZA

Dalla rete non solo l'impegno sul diritto all'autodeterminazione, ma anche la lotta contro la violenza sulle donne. «Nel periodo della pandemia i casi che abbiamo assistito sono il doppio dei casi precedenti- spiega Rossana, volontaria presso lo sportello anti-violenza di Jesi – solo a Jesi parliamo di 24 casi nell'ultimo anno”.

Quella degli sportelli anti-violenza è una delle criticità delle Marche: «Ad oggi i Centri anti-violenza (CAV) sono uno per provincia. La Convenzione di Istanbul, che l'Italia ha firmato, prevede un CAV ogni 40 mila abitanti. Siamo molto al di sotto di quanto è necessario e lo dimostra anche la mole di lavoro svolto dagli sportelli anti-violenza, come quello di Jesi. Ma gli sportelli sono gestiti da volontari e non hanno alcun finanziamento e questo è il loro grande limite. Per il percorso di autodeterminazione occorre ,l'autonomia economica».

«VENGANO APPLICATE LE LEGGI CHE GIÀ CI SONO»

Dalla rete fanno notare come molte delle rivendicazioni del movimento siano previste dalla legge: «Chiediamo che vengano applicate le leggi nazionali che già ci sono. Che venga applicata la legge 194, che venga rispettata la Convenzione di Istanbul, che nei consultori e nelle scuole si faccia educazione sessuale e sentimentale. Assistere a scene come un ragazzino che tira un pugno a due coetanee che si tengono per mano è uno schifo e queste cose vanno insegnate nelle scuole»

L'IMPEGNO PER L'AFGHANISTAN. IL 25 SETTEMBRE A ROMA

Con i piedi ben piantiti nel territorio le femministe marchigiane si preoccupano anche della situazione delle donne nel mondo, a partire dall'Afghanistan. Ci sono paesi dove la prevaricazione, la sharìa, il dogmatismo religioso, l'obbligo del burqa (e non la sua libera scelta), sono maggiormente visibili ma anche paesi come il nostro dove a soggiogare le donne, le persone è una cultura e una società intrisa di regole e valori di un patriarcato che sembra sempre più forte, violento e attuale.

«La pandemia ci ha insegnato che siamo tutte, tutti e tuttu interconnessi e che lasciare indietro qualcunə non è solo disumano ma anche controproducente. Per questo motivo il 25 ci prenderemo cura del mondo a Roma, dall'Afghanistan all'Italia, nella mobilitazione nazionale TULL QUADZE. Contro ogni forma di oppressione la cura è rivoluzione».


Per info e contatti (anche in vista del 25 settembre) è possibile raggiungere Moltopiudi194 Rete Femminista Marche sui canali Facebook, Instagram o alla mail: moltopiudi194.rfm@gmail.com


di  Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it







Questo è un articolo pubblicato il 20-09-2021 alle 09:50 sul giornale del 21 settembre 2021 - 240 letture

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