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intervista

L’Anconetano del Giorno, a tu per tu con Simonetta “Sfoglina” Capotondo

5' di lettura

La rubrica “L’Anconetano del Giorno” oggi vi porta alla scoperta di una nuova concittadina che ha trasformato la sua passione in un lavoro di successo, portando una tradizione tutta italiana in giro per il mondo: da Ancona a New York, passando per Messico, Turchia, Australia e Taiwan.

Stiamo parlando di Simonetta Capotondo, ormai nota a tutti con il suo “nome di battaglia” Sfoglina Simonetta, una vera Maestra della pasta fatta in casa, che negli anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti: dal Premio Lady Chef 2024 al secondo posto nel Concorso Internazionale “Sfoglina d’oro”, senza dimenticare le menzioni nella Guida Michelin e nel Wall Street Journal.

Simonetta, in molti conoscono la tua professione di Sfoglina. Vuoi raccontarci prima qualcosa di te?

Quando mi descrivo, parto dicendo che sono marchigiana d’origine, ma nata e cresciuta ad Ancona. Mio padre e mia madre sono rispettivamente di Numana e Osimo, ma appena sposati decisero di trasferirsi ad Ancona. Perché? Rimasero affascinati dal Conero, dalle sue acque cristalline e dalle Grotte del Passetto. Ho sempre vissuto accanto al mare. Mia madre, fino a poche settimane prima del parto, percorreva lo stradello di Pietralacroce per raggiungere le Grotte. I miei ricordi più cari sono legati a quei luoghi: ogni domenica trascorrevamo lì la giornata. Mio padre pescava i moscioli, io e mio fratello giocavamo con gli altri bambini, fingendoci pirati a bordo dei nostri canotti. Ma il momento più atteso era la spaghettata di mamma, che preparava un piatto semplice e delizioso con i moscioli appena pescati, un sapore che ancora oggi conservo nella memoria. Prima di diventare Sfoglina, ho maturato diverse esperienze lavorative, sia in ufficio che come impiegata commerciale. Tuttavia, la passione per la cucina, ereditata da mia madre e mia nonna, mi ha sempre accompagnata, così come la volontà di mettermi in proprio, trasmessa da mio padre. La nostra famiglia, infatti, è composta da artigiani, pescatori, vivaisti, contadini e lavoratori del baco da seta.

Oggi siamo qui a casa tua tra uova e mattarelli, ma la tua storia di Sfoglina inizia molto tempo fa. Vuoi raccontarcela?

L’attività d’ufficio mi stava stretta, così nel 2009 decisi di dare una svolta alla mia vita: volevo tornare a “sporcarmi le mani” con un lavoro artigianale che mi permettesse di esprimere la mia manualità. Pensai allora di dedicarmi alla ristorazione. La passione per la pasta e la sfoglia era legata ai ricordi di mia nonna: dai suoi gesti abili nel tirare la pasta al profumo inconfondibile dell’impasto. Per formarmi al meglio, tornai tra i banchi di scuola, stavolta dell’alberghiero. Una volta terminato il percorso, iniziai a bussare a tutte le porte e, finalmente, un ristorante di Portonovo mi accolse nella brigata. Da lì, cominciai a vivere questa straordinaria esperienza, che oggi mi ha portato fino a qui. Mentre lavoravo la sfoglia al ristorante, notavo che le persone si avvicinavano incuriosite. Fu allora che decisi di dedicarmi all’insegnamento dell’antica arte della pasta fatta a mano. Oggi, l’insegnamento è la mia professione: persone da tutto il mondo vengono ad Ancona o mi chiedono di raggiungerle per imparare a realizzare la pasta fatta a mano. Tra le collaborazioni che ho avuto, ricordo con affetto quella con Fabio Trabocchi, chef stellato osimano, che mi ha ospitata nei suoi ristoranti statunitensi Sfoglina, interamente dedicati all’eccellenza italiana.

Ancona è sapori, storia, saperi ed emozioni. Ma cos’è per te questa città?

Ancona per me ha un’identità particolare: è una città unica, che invita a scoprirne le bellezze con calma e un po’ di sacrificio. La prima sensazione che ho provato rientrando dall’estero è stata quella di una città simile alla Bella Addormentata. Eppure, qui non manca niente. Fortunatamente, Ancona predilige un turismo di qualità più che di quantità. Credo che tutti gli anconetani siano profondamente legati alla loro città. Dalla mia esperienza, penso che dovremmo dare meno per scontate le bellezze che ci circondano: basta una passeggiata in centro per rendersi conto di quanto sia speciale. Il mio piatto preferito? Tagliatelle (fatte a mano, ovviamente - ride, ndr) e moscioli selvatici di Portonovo, un piatto che mi riporta alle belle giornate passate al mare con la mia famiglia, quando ero bambina.

Dopo averci detto cosa rappresenta Ancona per te, vuoi dirci cosa sei tu per la città di Ancona?

Ad Ancona ormai sono conosciuta come “La Sfoglina”, persino i miei amici ricordano più questo termine che il mio nome. Non voglio peccare di presunzione, ma spero che, attraverso il mio lavoro, possa rappresentare per la città e i suoi cittadini un punto di riferimento nella riscoperta della storica arte della pasta fatta in casa.

Vuoi lasciare un messaggio per gli anconetani e le anconetane di domani?

Alle anconetane e agli anconetani di domani consiglio di essere ambiziosi, curiosi e pazienti. È importante darsi il giusto tempo e non saltare le tappe fondamentali per strutturarsi e crescere, sia nella vita che nel lavoro. I risultati che arrivano poco a poco sono i più duraturi: l’impegno e lo studio sono come radici che ci permettono di crescere sani e forti, perché non si finisce mai di imparare. Mi sento inoltre di consigliare qualche esperienza lavorativa all’estero: sono tra le esperienze più belle e arricchenti che si possano fare. Ma non abbandonate Ancona. Portate qui il vostro bagaglio di conoscenze e competenze, e date nuova luce a questa città.

Lettrici e lettori di Vivere Ancona, il nostro viaggio per ora termina qui. “L’Anconetano del Giorno” vi aspettiamo il prossimo mese con nuove interviste e nuove storie da raccontare!



Questa è un'intervista pubblicata il 30-05-2025 alle 10:18 sul giornale del 31 maggio 2025 - 143 letture






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