L’Anconetano del Giorno, a tu per tu con Ettore Budano
Continua il nostro viaggio nel mondo dei mestieri artistici. “L’Anconetano del Giorno” vi porta a conoscere il mondo del teatro, attraverso uno dei volti più importanti per la città di Ancona: Ettore Budano, educatore socio-pedagogico e attore teatrale e cinematografico.
Ogni marchigiano si è imbattuto almeno una volta in uno dei suoi video o spettacoli, dai celebri dialoghi con Stefano “Stinga” Calabrese alla riproposizione dell’opera vernacolare “L’Imbriago”.
Ettore, in molti conoscono la tua passione per il teatro. Vuoi raccontarci prima qualcosa di te?
Nasco ad Ancona, ho quasi 49 anni e posso dire che la mia vita è “divisa in due”: da un lato l’Ettore educatore socio-pedagogico, mestiere che svolgo con professionalità da 23 anni, e dall’altro l’Ettore legato al teatro, una delle mie più grandi passioni. Sono sposato da quasi 21 anni, come visibile dalla mia faccia (ride, ndr), e ho un figlio della stessa età, che ha ereditato la mia stessa passione per il mondo artistico e studia lettere, filosofia, storia del cinema e del teatro all’Università La Sapienza di Roma.
La tua storia nel mondo del teatro inizia un po’ di tempo fa. Vuoi raccontarcela?
La mia passione per il teatro nasce da lontano, già alle elementari mi divertivo a fare imitazioni e piccoli sketch. Ma è nel 2001 che tutto prende forma: grazie all’insistenza di un amico fraterno, Francesco Ferrato, entro per la prima volta in una sala prove. È il Teatro del Sorriso, diretto da Giampiero Piantadosi, e lì debutto con “L’Imbriago”, una delle opere più amate del vernacolo anconetano. Il successo è travolgente: 77 repliche, un’esperienza che mi segna profondamente e mi spinge a continuare. Con Piantadosi e la sua compagnia ho vissuto anni intensi, passando dalla commedia al dramma, affrontando testi classici come quelli di Goldoni e creazioni originali come “Dritto al Cuore”, un dramma sulla questione israelo-palestinese che abbiamo portato in festival da Nord a Sud Italia. Tra le esperienze più toccanti, ricordo “Zizò de Palombella”, sempre sotto la regia di Piantadosi: un’opera di Mario Panzini che racconta la liberazione di Ancona nel 1944, capace di far ridere, commuovere e riflettere. Parallelamente, ho avuto la fortuna di collaborare con il geniale Stefano “Stinga” Calabrese, autore, attore e compositore. Con lui ho condiviso progetti teatrali e video che mescolano dialetto, ironia e surrealtà. Dal cortometraggio “Piacere Ivo” ai celebri “Dialoghi di Ettore e Stinga”, il nostro sodalizio ha dato vita a contenuti che ancora oggi fanno sorridere tantissime persone. I nostri dialoghi, nati come improvvisazioni, sono diventati veri e propri spettacoli dal vivo, amati per la loro spontaneità e comicità pungente. Nel tempo ho esplorato anche la radio, con “Fratelli d’Italia” su Radio Arancia, e ho partecipato a film e serie TV accanto ad attori come Elena Sofia Ricci e Neri Marcorè. Nel 2024 ho ricevuto (inaspettatamente) il Ciriachino d’Oro, riconoscimento per il lavoro sia teatrale che di educatore, che ho dedicato a mia figlia, scomparsa a soli 7 anni. Quel dolore, condiviso con mia moglie e mio figlio, è diventato parte della mia voce sul palco e nel lavoro da educatore. Il dialetto, per me, è radice e identità. Conoscerlo significa conoscere sé stessi. E anche se ho recitato spesso in lingua italiana, il vernacolo anconetano resta una parte viva e preziosa del mio percorso.
Ancona è sapori, storia, saperi ed emozioni. Ma cos’è per te questa città?
È casa. Amo viaggiare, ma tornare ad Ancona, vedere il Guasco, sentire l’aria di mare e vedere le aspre colline cittadine, mi fa sentire al mio posto. Qui ho gli affetti, gli amici, i ricordi. Ancona ha potenziale, ma spesso non lo mostra. Mi fa rabbia: è una città circondata dal mare, con luoghi unici come il Cardeto, il Duomo, la Mole Vanvitelliana e Portonovo, che d’inverno ha un fascino speciale. Il carattere rude degli anconetani riflette il territorio: roccioso, diretto, autentico. Quanto ai sapori, adoro lo Stoccafisso all’Anconetana, piatto ricco e invernale, e ovviamente da buon anconetano non posso non menzionare gli spaghetti con i moscioli, anche se il mosciolo selvatico di Portonovo oggi vive un momento difficile.
Dopo averci detto cosa rappresenta Ancona per te, vuoi dirci cosa sei tu per la città di Ancona?
Sono semplicemente uno dei quasi 100.000 anconetani che vivono in questa splendida città, con la fortuna di amare ciò che fa: dal lavoro con i ragazzi disabili come educatore socio-pedagogico, all’arte teatrale. Quest’ultima mi permette di fungere da “chiave” e di aprire le emozioni degli spettatori, facendoli ridere, arrabbiare e piangere. Giorni fa parlavo con il mio amico “Stinga” del bello di fare “spettacolo”; spesso, infatti, mi capita di ricevere messaggi da persone che non conosco, che grazie ai video spiritosi che realizzo riescono, in qualche modo, a migliorare la giornata. Una ragazza, una volta, mi disse che vide uno dei miei video e riuscì a sorridere in un giorno triste per lei e la sua famiglia, quello della scomparsa della nonna. Sono piccole cose, ma sapere che le persone si emozionano vedendo ciò che faccio mi dà la spinta per continuare.
Vuoi lasciare un messaggio per gli anconetani e le anconetane di domani?
Alle anconetane e agli anconetani di domani, come mio figlio, consiglio di vivere la città ed essere propositivi, senza perdere le opportunità che vengono da fuori, perché credo possano arricchirli da tutti i punti di vista. Mi rivolgo a chi, domani, vivrà e governerà questa città: date spazio agli anconetani e alle loro idee, ai bei progetti. Cerchiamo di essere meno elitari e di rendere fruibili a tutti i nostri bellissimi luoghi, arricchendoli con progetti unici.
Questa è un'intervista pubblicata il 15-07-2025 alle 10:19 sul giornale del 16 luglio 2025 - 1288 letture
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