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comunicato stampa

UnivPm: l’agricoltura ha sempre una valenza strategica

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“La politica agricola dell’Unione Europea deve per forza di cose adeguarsi alle nuove esigenze del settore”. E’ questa la certezza che ha pervaso la riflessione degli studiosi e degli operatori economici riuniti alla facoltà di Economia G. Fuà dell’Università Politecnica delle Marche per la giornata di studio La PAC del Futuro, organizzata dalla stessa Facoltà in collaborazione con l’INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria), dal Groupe de Bruges, dal Centro studi interuniversitari politiche economiche rurali e ambientali (Spera) e dall’Associazione Alessandro Bartola.

L’incontro, che ha visto la partecipazione di oltre 200 convegnisti tra ricercatori, rappresentanti delle associazioni europee di categoria, imprenditori del settore e dirigenti delle istituzioni dell’UE, è stato tenuto ad Ancona grazie “all’eccellenza dimostrata dalla ricerca scientifica della facoltà di Economia G. Fuà anche nel settore dell’economia agraria”, ha ricordato il preside Gian Luca Gregori nel suo saluto in video conferenza.


Che cosa è emerso dal convegno? Che la Politica agricola comune rappresenta oggi uno strumento da rivedere alla luce di nuovi e importanti fattori: l’aumento della concorrenza, la priorità della sostenibilità ambientale, le garanzie ai consumatori, che vogliono prodotti di qualità a prezzi giusti. Ma quali sono i limiti e le potenzialità della politica agricola? “Attualmente la Pac eroga un pagamento diretto agli agricoltori sulla base di quello che hanno percepito dal 2000 al 2002 - ha sottolineato Franco Sotte, vice presidente del Groupe de Bruges e ordinario di Economia e Politica agraria all’Università Politecnica delle Marche - ma per il futuro è improponibile continuare a elargire i pagamenti sulla base di ciò che gli agricoltori hanno ricevuto, cioè con parametri storici; bisogna invece cercare motivazioni, riuscendo a costruire un collegamento tra cosa fa l’agricoltore, presupposto dell’esistenza del sostegno e il sostegno stesso, commisurando e rendendo armonici questi due aspetti”.


Il settore agricolo è stato per anni la spina dorsale dell’economia europea e della nostra regione e ne costituisce tuttora un comparto importante. Oggi però è sempre più difficile sostenere un’impresa. “Ci accorgiamo infatti - continua Sotte - che non è con i sussidi che le aziende riescono a crescere, a svilupparsi. Occorre invece una politica complessiva orientata a ‘costruire’ gli imprenditori agricoli fin dalla loro cultura e formazione.” A ciò viene in aiuto Agriregionieuropa, uno strumento nato cinque anni fa all’interno della facoltà di Economia e unico in Europa, il quale costituisce un ‘ponte’ tra la ricerca scientifica e gli operatori del settore, mettendo a disposizione on line dati, analisi e opportunità formative con l’obiettivo da un lato di stimolare il dibattito sull’argomento, dall’altro di dare un futuro alle imprese agricole.


I relatori hanno ribadito che il settore primario deve contribuire alla promozione di una crescita intelligente, sostenibile e solidale, cosa che passa attraverso una più efficiente produzione e una crescente competitività. La produzione di beni alimentari continua a possedere insomma una valenza strategica e una Pac ben strutturata può contribuire alla stabilizzazione dei mercati mondiali, a mantenere l’occupazione nelle zone rurali, a rafforzare il mercato unico e a migliorare la competitività.


Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-04-2010 alle 16:18 sul giornale del 19 aprile 2010 - 815 letture