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Casa delle culture, in scena 'Nonno Avi. Emigrante di mezzo'

'Nonno Avi. Emigrante di mezzo' 2' di lettura Ancona 07/01/2011 -

Ponte tra Culture e Colectivo Errante (Colombia) presentano lo spettacolo "Nonni Avi. Emigrante di Mezzo". Di e con Salvatore Motta. Regia di Salvatore Motta e Gianluca Barbadori. Lo spettacolo andrà in scena il 14 gennaio, ore 21, al Soppalco di Castelfidardo, via Amoro 6, e il 20 gennaio, ore 21, presso la Casa delle Culture di Ancona, via Vallemiano, all'interno della rassegna Linee di Resistenza.



Il "sogno americano" di Turi (Salvatore), emigrante italiano a cavallo del terzo millennio. Uno spettacolo autobiografico di Salvatore Motta, catanese, classe 1974. Salvatore dal 1998 al 2004 ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 2004 ad oggi si è trasferito in Colombia. Brandelli di memoria, aneddoti, leggende familiari, canti folcloristici danno corpo alla storia narrata attraverso i ricordi del nonno. Turi è un personaggio metafora, catapultato nel "sogno americano". Il suono del tamburello e del marranzano, la voce, i suoni, i canti si alternano al racconto, a tratti ironico, commovente ed evocativo in cui Motta, con ottima mimica, riesce a traslare il testo in immagine. Catania, il fragore dell’eruzione dell’Etna, la statua dell’Elefante, il vocio degli ambulanti, i sapori della cucina, accompagnano Turi nella sua avventura americana. È l’anima di Turi il cuore pulsante della storia, in bilico tra passato, stupore, sogno, in un paese straniero dove prima di capire devi imparare il nome delle cose.

Tolti gli occhiali da vista del nonno Motta, con un abile gioco di maschere, ci mostra il lato cinico e aberrante dell’american dream, trasformandosi in una creatura mostruosa, che riconosce un unico odore: quello dei soldi. Ma il miraggio di Turi non è la ricchezza. "Mi sono perso in America ma un giorno ho ritrovato me stesso". Una performance che si fonde con l’impegno sociale e pedagogico di Salvatore Motta, un teatro che usa il teatro come strumento per liberare energie ed impulsi creativi; un lavoro che si ispira principalmente al Teatro povero creato dal regista polacco Jerzy Grotowski. Un teatro essenziale, puro, libero da qualunque forma di spettacolarità adulterata da effetti speciali, in cui l’attore si trasforma servendosi solo del proprio corpo e della voce.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-01-2011 alle 17:17 sul giornale del 08 gennaio 2011 - 894 letture

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