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Cgil, Cisl e Uil di Ancona: 'Abolizione reato di clandestinità e legge organica su asilo politico'

3' di lettura Ancona 11/10/2013 - Nell’ambito della giornata di mobilitazione per fermare le stragi nel Mediterraneo e riformare la legislazione sull’immigrazione indetta dalle Confederazioni sindacali nazionali per venerdì 11 ottobre, le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil di Ancona hanno organizzato una serie di iniziative nel capoluogo.

Volantinaggio al Mercato di Piazza Ugo Bassi dalle 9.30 alle 11.00 ed esposizione di due striscioni: uno sul porticato del Palazzo del Comune, l'altro al molo 2 presso l’Autorità portuale. Molti immigrati arrivano nella città dorica attraverso il porto. Nella provincia di Ancona, nel 2010, gli immigrati erano 44mila. Nel 2011 erano diminuiti a 40508, rappresentando l' 8,5% del totale della popolazione residente. Di questi 40508, le donne erano 22099, pari al 54% degli immigrati. Per quanto riguarda la scuola: 5 scuole nella provincia sono a maggioranza straniera (29 in tutte le Marche).

La tragedia di Lampedusa si aggiunge a decine di altre che si sono consumate negli ultimi anni e che sono costate la vita ad oltre 20mila persone: esseri umani che hanno lasciato il loro Paese fuggendo da guerre e persecuzioni o alla ricerca di una vita migliore. Per fermare i viaggi dell'orrore, Cgil, Cisl e Uil chiedono una diversa politica in materia di immigrazione ed asilo. "La tragedia di Lampedusa ha messo in luce l'assurdità del reato di clandestinità - dice Vilma bontempo, segretario generale CGIL Ancona - introdotto col pacchetto sicurezza del ministro Maroni. Non è giusto che uomini, donne e bambini attraversino il mare e poi vengano respinti. Inoltre in carcere, il 20% dei reclusi sono immigrati senza permesso di soggiorno. In questi giorni si sta parlando di amnistia e indulto e noi pensiamo che il reato di clandestinità sia una causa del sovraffollamento delle carceri. Quindi chiediamo l' abolizione del reato di clandestinità e della legge Bossi-Fini".

"Spesso gli immigrati arrivano nel nostro Paese non per motivi economici, - dichiara Cristiana Ilari della Cisl Ancona - ma considerano l'Italia un paese di passaggio. Gli articoli 31 e 32 della legge Bossi-Fini hanno un approccio repressivo, che noi contestiamo. Chiediamo che sull' asilo politico si apra un percorso di tipo legislativo che metta in moto anche gli altri paesi europei. L'articolo 10 della Costituzione dice di accogliere coloro che fuggono da situazioni di guerra, quindi c'è bisogno di una legge organica sull'asilo politico. Coloro che sono morti in mare a Lampedusa fuggivano da zone di guerra e, quindi, sono rifugiati politici, richiedenti asilo politico". "C'è un'assurdità di fondo - afferma Andrea Marini della Uil marche - le navi che soccorrono i naufraghi, secondo la legge Bossi-Fini, compiono un reato perché aiutano l' immigrazione clandestina. Invece, il Codice della navigazione siglato nel 1937, obbliga il comandante a rispondere a ogni segnale di soccorso della vita umana in mare. E' nello spirito di chi va in mare aiutare chi è in difficoltà".


di Micol Sara Misiti
redazione@vivereancona.it











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