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Ancona capitale della statistica

gian luca gregori 4' di lettura Ancona 02/02/2011 -

Villarey, la sede della facoltà di Economia G. Fuà, continua anche nel 2011 a ospitare convegni internazionali di rilievo, che forniscono alla facoltà dorica una particolare caratteristica di dinamicità sia nella ricerca sia nella docenza e formazione. Martedì si è infatti aperto l’incontro IX Italian population conference - Giornate di studio sulla popolazione, che si protrarrà fino a domani 4 febbraio.



Le Giornate, organizzate dal Dipartimento di Economia dell’Università Politecnica delle Marche e dall’AISP-Associazione italiana per gli studi sulla popolazione, si svolgono con cadenza biennale ed è la prima volta che si tengono nelle Marche. Il loro obiettivo è consentire ai demografi, non solo italiani, di discutere sulle tematiche oggetto delle loro ricerche, tra cui: fecondità e famiglia, mortalità e salute, invecchiamento, migrazioni interne e internazionali, inserimento degli immigrati. Non solo, ma in seguito a un accordo con la British Society for Population Studies e stante la partecipazione al convegno di demografi del Regno Unito e di altri Paesi europei, una delle tre sessioni plenarie sarà dedicata all’analisi della situazione demografica nel Regno Unito. Oltre cento sono i contributi che saranno presentati nelle tre giornate del convegno; tra questi anche alcuni contributi dei ricercatori marchigiani della facoltà di Economia, dell’INRCA e della Regione Marche, su temi sia di carattere generale sia riguardanti la regione. L’incontro, apertosi con i saluti del sindaco di Ancona Fiorello Gramillano, dell’assessore regionale Marco Luchetti, del magnifico rettore dell’Università Politecnica delle Marche Marco Pacetti e del preside della facoltà di Economia Gian Luca Gregori, è proseguito con la sessione plenaria, sul tema L’immigrazione, rappresenta la soluzione all’invecchiamento della popolazione?

La relazione introduttiva è stata svolta da Eros Moretti, docente di demografia alla G. Fuà, già direttore del CIRAB-Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Adriatico e i Balcani. La seduta ha proposto un duplice confronto di idee (Le ragioni del sì e Le ragioni del no) e aveva lo scopo di fornire una risposta, certamente non definitiva, a un dibattito di grande attualità: il processo d’invecchiamento in atto, connesso al continuo innalzamento della vita media e alla bassa fecondità delle donne italiane, fino a quando e in quale misura può essere posto sotto controllo da questa nuova componente della popolazione, dalle loro famiglie e dai loro figli? Il convegno, che ha ottenuto il patrocinio dell’ISTAT, si chiuderà con la presentazione in anteprima del Rapporto sulla popolazione: l’Italia a 150 anni dall’Unità, un volume di lettura storica della demografia, curato dall’AISP e pubblicato dalla casa editrice Il Mulino. Per quanto riguarda le Marche, due gli interventi nella sessione Poster. Il primo, relativo a Donne e fecondità nel secondo dopoguerra, presentato da Barbara Zagaglia (UNIVPM) e Marcantonio Caltabiano (Università di Messina), rivolge attenzione alla trasformazione della condizione femminile e del comportamento riproduttivo.

Si scopre così che nel 1951, solo il 3,24% di donne marchigiane sotto i 25 anni possedeva un diploma e solo lo 0,98% di quelle con meno di 35 anni aveva una laurea, risultando poco istruite rispetto anche alle coetanee delle altre regioni NEC e solo negli anni ’90 il possesso di un diploma o di una laurea diventa un fenomeno di massa. Circa il trend di fecondità, le Marche, al apri di altre regioni NEC, sono state interessate prima dal baby boom di metà anni ’60, con un TFT (tasso di fecondità totale) di 2,23, poi dal rapido declino degli anni ’70-’90, con il minimo toccato nel 1996 (TFT 1,09) e, infine, dalla recente ripresa della fecondità (1,41 nel 2009), frutto principalmente delle nascite rinviate dalle donne nate negli anni ‘6’-’70. Il secondo poster, curato da Agnès Romanini (UNIVPM) in collaborazione con il SIS-Sistema Informativo Statistico della Regione Marche), riguarda un aggiornato quadro demografico della regione, che parte dalla registrazione di una sensibile contrazione della nuzialità dal 2000 al 2008 (da 6.599 matrimoni celebrati a 5.881). Crescono invece le separazioni relative a matrimoni con durata superiore ai 19 anni (dal 23% al 25%) e calano quelle dei matrimoni di durata inferiore ai 5 anni: dal 19,5% al 18,3 per cento. La popolazione straniera nelle Marche presenta un trend crescente (+181%) dal 2002 al 2009: da 46.674 a 131mila) e l’incidenza sulla popo9lazione residente è passata dal 3,2 all’8,3 per cento. Sale del 6,7% la popolazione della regione: da 1.460.989 abitanti del 2000 a 1.559.542 del 2010, principalmente grazie all’ingresso di popolazione dall’estero o da altre regioni italiane. Per quanto riguarda il futuro, l’incremento della speranza di vita alla nascita e il permanere del TFT al di sotto della soglia di sostituzione della popolazione concorrono ad accentuare l’invecchiamento della popolazione. A tale proposito, il 22,4% della popolazione ha più di 65 anni e il 14,2% più di 85 e ambedue i dati sono superiori sia alla media nazionale sia a quella delle regioni del centro.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-02-2011 alle 17:44 sul giornale del 03 febbraio 2011 - 942 letture

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